La lezione del giovane Ciampi, un ragazzo come noi

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Un attore politico da cui dobbiamo prendere esempio, non solo come maturo uomo delle istituzioni, ma anche come giovane coraggioso, che metteva entusiasmo e passione nelle sfide che doveva affrontare

Il 16 settembre scorso, esattamente un mese fa, si è spento il Presidente della Repubblica Emerito Carlo Azeglio Ciampi; il soldato giovane antifascista, il banchiere laureato in lettere e in giurisprudenza, il potente riservato, ma che per tutti i ragazzi nati negli anni ’90 resterà la figura autorevole e rassicurante ritratta dietro la maestra.

Sentiamo il dovere di mantenere vivo il suo ricordo, come uomo che ha ispirato la nostra generazione con il suo «Viva l’Unione Europea», pronunciato il giorno del giuramento da Capo dello Stato, e ci ha insegnato cosa rappresentava davvero il tricolore, «un vessillo di libertà, a difesa dei valori sanciti dalla Costituzione», in un momento difficile in cui tanti minavano l’unità dello Stato.

Un attore politico da cui dobbiamo prendere esempio, non solo come maturo uomo delle istituzioni, ma anche come giovane coraggioso, che metteva entusiasmo e passione nelle sfide che doveva affrontare.

Il Presidente in gioventù aveva militato nel Partito D’Azione, un partito che lottava per un cambiamento radicale della società italiana, sostenendo la costruzione di un Paese più equo, laico e liberale.

Ciampi era entrato nel Partito d’Azione grazie all’ispirazione di Guido Calogero, insegnante di Filosofia Morale a Pisa negli anni in cui Ciampi studiava alla Normale, poi compagno ritrovato nelle difficili settimane della fuga dai Nazisti fra le montagne d’Abruzzo dopo l’8 Settembre. A questa guida intellettuale il giovane Ciampi pose un quesito: come essere antifascista senza parteggiare per le formazioni che negavano democrazia e pluralismo.

Per Calogero la risposta risiedeva nell’adesione al liberalsocialismo (di cui nel 1940 aveva scritto il Manifesto con Aldo Capitini): vi è un’inscindibilità reciproca delle esigenze della libertà politica e della giustizia sociale.

Da lì Ciampi inizio il suo percorso politico. Non fu facile, anche per un futuro Presidente della Repubblica vedere che il proprio mondo stava cambiando profondamente assieme e i riferimenti della sua educazione stavano venendo meno.

La guerra poi finì e Ciampi ritornò a Livorno.  Livorno, anomalia storica, perché da sempre città d’asilo e crogiolo di storie e culture diverse. Città che ispirò il Presidente Ciampi, portandolo a occuparsi di minoranze religiose nella tesi della sua seconda laurea. Era un centro urbano con un porto maestoso, simbolo di apertura e accoglienza, che spinse il giovane Carlo Azeglio Ciampi a maturare una sensibilità particolare per l’essere umano, portatore di diritti fondamentali e inviolabili. Si trattava di un ambiente così particolare da spingere le migliori leve giovanili della città, di origine liberale e da sempre vicini alle posizioni di Benedetto Croce, a iscriversi al Partito Comunista. Non Ciampi però, che preferì il Partito d’Azione, che non riuscì a fare decollare nella sua città, anche a causa della mancanza di fondi. Problema per cui un Dirigente Nazionale del Partito propose una soluzione: dedicarsi al commercio nero per fare cassa. Fu anche per questo che Ciampi abbandonò per sempre la vita di partito, rimanendo scandalizzato.

Non fu la fine però del suo impegno politico e lo sappiamo bene. Colpiscono le sue qualità morali, con un futuro di banchiere, giovane militante di un partito piccolo borghese, trasformato a un tratto nell’Uomo in rivolta di Albert Camus, capace in un’Italia sconvolta dalla guerra, in una Livorno dove mancava l’acqua corrente e l’elettricità, di essere alieno a ogni compromesso.

Rinunciò così alla sete di politica e si dedicò ad altro. C’era la passione per il “Livorno Calcio”, l’amore per Franca Pilla, un lavoro da trovare e una seconda laurea in Giurisprudenza da prendere.

Un ragazzo come noi, con le stesse priorità e gli stessi dubbi sull’impegno pubblico, sulla vocazione politica e sul futuro, ma allo stesso tempo capace di individuare e percorrere con determinazione una strada straordinaria in grado di ispirare e di coinvolgere. Uno dei suoi predecessori al Quirinale, Sandro Pertini, diceva che «i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.»: Ciampi ha rappresentato tutto questo.

 

Vittorio Pecoraro,
Responsabile Nazionale Organizzazione e Tesseramento dei Giovani Democratici

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