La Leopolda di Milano: in mille per il programma

Amministrative
Il candidato sindaco del centrosinistra, Giuseppe Sala, all'incontro 'Milano capitale mondiale dell'alimentazione, costruire il futuro tra diritto ed economia', 15 febbraio 2016 a Milano. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Con la coalizione di centrosinistra 30 tavoli tematici per raccogliere le idee per la città. Sala a Maroni sulla moschea: “Con me si farà”

Un migliaio di persone in un bel palazzo ottocentesco per dire la propria sulla città. È la Leopolda milanese, organizzata ieri dal candidato Beppe Sala e dalla coalizione di centrosinistra con il motto «ogni giorno un’idea», trend topic su twitter. Fianco a fianco generazioni e competenze diverse – dall’architetto alle maestre di scuola al blogger – in una trentina di tavoli tematici in cui scrivere insieme il programma della coalizione, da questa prima giornata al 14 maggio quando verrà presentato alla città. All’ingresso una mappa delle 40 zone in cui Sala ha ridisegnato la città, per ciascuna viene distribuito un modulo su cui indicare le maggiori criticità (anche in fatto d sicurezza) del proprio quartiere, due progetti concreti a scelta tra un elenco a cui si possono aggiungere altre proposte. Sala passa tra i tavoli (ce n’è anche uno su «felicità e benessere»), promette «l’ascolto come metodo» e ironizza sulle compagnie dell’avversario Stefano Parisi, «con me ci sono un migliaio di cittadini, con lui Gasparri che arriva da Roma a parlare di sicurezza». Sicurezza che peraltro, rilancia, «non si ottiene solo con le telecamere, sono importanti ma ci vuole qualcosa di più: vuol dire combattere il degrado, far sì che i quartieri svolgano un buon governo». E quando sale sul palco nel cortile, Mr. Expo attacca anche il governatore leghista Roberto Maroni impegnato a impedire a ogni costo la costruzione di una moschea: «Vorrei davvero avere un confronto franco con lui per capire che soluzione ha, trovo assurdo immaginare di far pregare gli islamici per strada o in uno scantinato, è questione di buon senso prima che di sicurezza. Con me la moschea ci sarà senz’altro».

Moschea e Cl
Quella contro i fedeli musulmani è solo una delle tante paure messe in campo dal centrodestra, Sala sceglie carte diverse, «Milano non deve andare a due velocità: da una parte gli alberghi che lavorano, i turisti e dall’altra la disoccupazione giovanile e le povertà. Noi non saremo mai quelli delle paure e delle due velocità». Ma Mr.Expo marca la propria differenza anche come manager (lo è pure Parisi): «Non sono tutti uguali, ognuno è fatto dalla propria storia personale. Prima di andare in Pirelli sono cresciuto nella piccola ditta della Brianza di mio padre, con una ventina di dipendenti che stavano con te venti, trent’anni. Parisi è più burocrate, io sono uomo di fabbrica. E per me – scandisce tra gli applausi- il lavoro è sacro». Ad ascoltarlo ci sono molti della neonata lista arancione «SinistraxMilano». Come Nicola Iannaccone, pronto a scommettere che con queste elezioni Milano tornerà a essere «un laboratorio politico della sinistra, già le primarie hanno rivelato schieramenti trasversali. E oggi non vedo scomporsi per la presenza di Massimo Ferlini (ex presidente della Compagnia delle Opere)». Ferlini finora ha detto di voler lavorare al programma e di non aver parlato di un posto nella lista del candidato. Lo si scoprirà presto, la lista «sarà pronta entro venerdì, con nomi soprattutto non politici» spiega Sala. Mentre sui rapporti con Cl ribadisce, «non metto steccati al mondo cattolico, guardo alle persone. Mi pare comunque che Cl sia uscita dallo spazio puramente di centro destra e stia guardando un po’ a tutti». E al Giornale che lo attacca per una sua proprietà in Engadina ribatte, «è nella dichiarazione dei redditi che è pubblica».

I volti
La forza della giornata sono i volti di questa Leopolda meneghina. «Qui c’è una cittadinanza straordinaria, piena di capacità e volontà» è il leit motiv del candidato, lo stesso ragionamento lo fa Alessio Baù, 32enne consulente di comunicazione: «Sono qui per il tavolo sulla cittadinanza attiva, la cosa bella di Milano è che non mancano mai persone che vogliono dire la propria e fare qualcosa per la città». Lui, che già aveva partecipato alle Officine per l’elezione di Pisapia, curatore del festival «100 in un giorno» con cento azioni creative per la comunità, promuove questa maratona di un mese e mezzo di scrittura condivisa del programma: «La politica tradizionale ormai fa fatica a raggiungere tutti, è importante coinvolgere i gruppi informali che “fanno” la quotidianità della città». Al tavolo sul Welfare si discute del «dopo di noi» per i disabili, di anziani come risorsa, di attività per gli adolescenti delle seconde generazioni di immigrati, punto su cui cresce il divario e la solitudine rispetto ai coetanei italiani. Lo racconta Elisabetta Pero della Comunità di S.Egidio, «qui si ragiona non in termini di assistenza ma di contributi che ciascuno può dare, anche se senza fissa dimora c’è chi si offre per progetti a favore degli altri. E più in generale, apprezzo che ci si dia l’opportunità di incidere sulle politiche della città». Poco più in là si parla della rivoluzione della città metropolitana sul fronte della mobilità, della programmazione urbanistica e ambientale ma per cui serve ancora «un’armonizzazione tra le varie agenzie», spiega la consigliera Pd Arianna Censi.

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