La legge sul fine vita arriva in Parlamento. Ecco le due proposte in discussione

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Un femro immagine del nuovo spot dei Radicali e del Comitato EutanaSiaLegale pubblicato su Youtube a sostegno della proposta di legge popolare, presentata in Parlamento, per legalizzare la dolce morte. Spot per il quale Rossi ha donato i diritti di 'Vivere' appunto, una delle sue canzoni più importanti, Roma, 15 Gennaio 2014. ANSA/ WEB/ YOUTUBE

Per la prima volta in Parlamento è stata calendarizzata la legge sull’eutanasia e sul fine vita. Stella Bianchi (Pd) e Marco Cappato (Ass. Luca Cascioni) ci spiegano le loro posizioni

Partirà a marzo, per la prima volta nella storia italiana, l’esame di una proposta di legge per la legalizzazione dell’eutanasia. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo nella calendarizzazione dei provvedimenti da discutere nei prossimi due mesi. Fino ad ora le Camere hanno affrontato il tema del fine vita e del testamento biologico. Una legge in tal senso arriverà in audizione alle commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera il prossimo 3 marzo.

Stella Bianchi, deputata del Partito democratico, ci spiega qual è la posizione del suo partito: “Innanzitutto preferiamo parlare di fine vita e non di eutanasia. Il tema è di riconoscere alle persone la possibilità di scegliere della propria vita e stabilire i limiti di una vita ritenuta dignitosa”. Gli ultimi dati Eurispes spiegano che il 60% degli italiani (+4,8% rispetto al 2015) è favorevole ad una legge sul fine vita, ciò impone sempre con più urgenza di riflettere su questi temi. Il Pd sta lavorando a un testo che ricomprenda le varie sensibilità: attualmente ha raccolto il sostegno di più di 110 propri parlamentari, ma l’obiettivo è quello di allargare il più possibile, anche ad altri schieramenti.

Parallelamente è in discussione la legge di iniziativa popolare, depositata dai Radicali e dell’Associazione Luca Cascioni, più di due anni e mezzo fa, che tratta invece di eutanasia. Posizioni diverse ma non per questo non convergenti, anche se il percorso non sarà semplice.

Per Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, il primo punto da chiarire è la netta divisione degli argomenti in questione: “E’ illogico e assurdo dividere il fine vita dall’eutanasia. La paura è che ci sia la volontà di una legge al ribasso, rispetto a quella promossa dai Radicali”.

Le differenze fra le due proposte però ci sono. Stella Bianchi definisce “estrema” la legge di iniziativa popolare, tanto da arrivare a sospendere tre articoli del codice penale, ma è un punto di partenza per cominciare a discutere. “C’è un grande rispetto per chi ha sostenuto e raccolto le firme per questa legge – dice la Bianchi – ed è molto importante perché ci fa aprire un percorso che vogliamo porti ad un approdo”. Nel Pd sembra prevalere l’idea che non riuscire a legiferare su questo argomento sarebbe, infatti, irrispettoso verso i malati e le loro famiglie e un fallimento per la politica, che su questo argomento ha mantenuto un silenzio assordante, nonostante l’appello fatto nel 2006 da Piergiorgio Welby a Napolitano. La discussione che arriverà in Parlamento rappresenta un cambio di passo.

Molta importanza viene data anche alla costituzione dell’intergruppo parlamentare per l’Eutanasia Legale e il Testamento Biologico, a cui Stella Bianchi ha aderito, per confrontare le varie sensibilità su un tema così delicato. “Bisogna sempre ricordarsi – dice la Bianchi – che dietro le discussioni ci sono persone che stanno vivendo un vero dramma. Non è giusto generare aspettative, bisogna dare risposte concrete ad un tema molto personale”.

“Per questo – continua la Bianchi – il Parlamento deve occuparsi della questione in modo non frettoloso e ben ponderato, confrontando le opinioni diverse e raccogliendo le richieste e le speranze civili che tanti esprimono per veder rispettata la propria scelta e la propria dignità”.

Marco Cappato, esprime però le sue perplessità: “Non c’è garanzia che il processo in atto porti ad una buona legge. Ci riterremo soddisfatti se dovesse essere approvata una legge simile a quella francese (che è stata approvata oggi) anche se è diversa dalla nostra. Ma non accetteremo passi indietro”.

Per Cappato è ora che in Italia si possa parlare con franchezza di questi argomenti, non solo quando i fatti di cronaca ce lo impongono, ma sempre. “Le televisioni nazionali – spiega Cappato – non hanno mai ospitato un dibattito politico che metta a confronto le ragioni del sì e dei no. Ora che il Parlamento italiano ha inserito nel programma dei lavori l’eutanasia, è un dovere garantire il diritto dei cittadini a conoscere le proposte in campo e far uscire il dibattito dai palazzi chiusi del potere”.

La strada appare quindi in salita ma per la prima volta il percorso sembra essere iniziato.

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