La Lega sfida la “Consulta islamica”: in Veneto una nuova legge anti-moschee

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Non è una solo una questione di “regolamentazione”, come vuole far credere la Lega in Veneto, ma un vero e proprio attacco all’integrazione

Non li ha fermati neanche la bocciatura alla Regione Lombardia da parte della Consulta. Ieri, in tarda serata, anche il Veneto ha votato, con i soli voti della maggioranza, allargata ai tosiani, una legge anti moschee. Nei giorni scorsi in tanti avevano protestato per scongiurare questo odioso provvedimento: dal patriarca di Venezia Francesco Moraglia al Pd e il M5S. Ma la Lega è andata dritta per la sua strada, votando per dare ai comuni il massimo dei poteri urbanistici riguardo le nuove costruzioni per tutti i culti.

Ma non si sono “accontentati”. Il leghista Alessandro Montagnoli, ha inserito un emendamento dell’ultima ora che prevede l’obbligatorietà “dell’uso della lingua italiana” per “tutte le attività svolte nelle attrezzature di interesse comune per servizi religiosi che non siano strettamente connesse alle pratiche rituali di culto”, in pratica i sermoni dovranno essere pronunciati in italiano. Un’altra integrazione alla legge è invece il diritto dei Comuni di indire referendum popolari sulle costruzioni, un aspetto che la Corte Costituzionale aveva espressamente costretto a eliminare in Lombardia.

Una legge dai risvolti molto pesanti, che ha visto smarcarsi anche i fedeli di Tosi; il consigliere Andrea Bassi ha infatti dichiarato: “Hanno inserito delle disposizioni un po’ ardite e discutibili, sulle quali come gruppo ci siamo astenuti, per paura di una possibile incostituzionalità” ma, precisa il resto lo abbiamo votato “con convinzione”.

Oggi Maroni e Co., esultano ma cosa succederà quando la Corte, con tutta probabilità, riterrà incostituzionale questa legge? Saremmo costretti a rivedere quei desolanti teatrini che avevano portato Salvini a dire che la Consulta fosse “islamica” e non “italiana”? O si accontenteranno di portare a casa la possibilità di poter indire delle consultazioni assolutamente prive di significato col solo obiettivo di fare propaganda gratuita?

Inutile dire, infatti che, nulla vieta ai comuni di consultare i propri cittadini in merito, ma queste non avranno alcuna incidenza sui diritti costituzionalmente garantiti, come è appunto il diritto di culto, che comprende l’avere un luogo in cui pregare.

E il Pd cerca di contrastare il provvedimento dal punto di vista culturale: “Come gruppo consigliare faremo una ampia attività di informazione presso le associazioni religiose, che in questa regione sono moltissime, per spiegare le conseguenze di questa legge che dal punto di vista burocratico sono pesantissime”, ha detto il consigliere regionale democratico Stefano Fracasso.

Non è una solo una questione di “regolamentazione”, come vuole far credere la Lega in Veneto, ma un vero e proprio attacco a chi lavora, studia e vive in Italia. Forse i sostenitori della legge dovrebbero cominciare a mettersi l’anima in pace e comprendere che ogni grande città europea, Roma compresa, ha una moschea. Di certo i pericoli per la sicurezza non vengono da lì, ma semmai da una cattiva integrazione, che divide e esclude i cittadini sulla base della propria religione.

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