La guerra grillina sotto il Vesuvio

M5S
La protesta con sciopero della fame degli attivisti del M5s "sospesi"  - secondo la contestazione che viene loro mossa - per aver creato un gruppo con l'intento di "manipolare l'assemblea" per la scelta dei candidati alle prossime comunali di Napoli. Tra i manifestanti anche Elio D'angelo uno dei cinque attivisti che si erano proposti come candidati a sindaco, 12 febbraio 2016.
ANSA/CIRO FUSCO

Trentasei attivisti sospesi, tra questi anche tre aspiranti sindaco, avversari della fedelissima di Fico. La protesta, le accuse al direttorio e lo sciopero della fame

In attesa di capire se il corteggiamento del sindaco uscente Luigi De Magistris avrà una qualche possibilità di successo («Perché non stare insieme? Sono convinto che mettendo insieme i programmi si può fare un percorso comune nella valorizzazione delle idee», ha scritto ieri), sotto il cielo di Napoli va in scena l’ennesimo psicodramma a 5 stelle fra correnti in guerra fra loro, espulsioni, regolamento di conti a favore di social, flash mob in piazza e persino uno sciopero della fame.

Ad accendere le polveri, la scorsa settimana, ci ha pensato la mail che 36 attivisti si sono visti recapitare dallo staff di Beppe Grillo con oggetto «Sospensione con effetto immediato». «Le scriviamo in nome e per conto di Beppe Grillo con riguardo ad alcune segnalazioni che ci sono pervenute – si legge nella mail -. Ci risulta che Lei ha partecipato al un gruppo segreto “Napoli libera”, realizzato allo scopo di manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco e della lista per le elezioni amministrative che avranno luogo a Napoli nel 2016. Questo comportamento è contrario ai principi del MoVimento, ribaditi nel Non Statuto, che vieta categoricamente qualsiasi organizzazione intermedia, comunque realizzata e denominata, che falsi l’efficiente ed efficace scambio di opinioni e libero confronto democratico. Per questo motivo viene sospeso con effetto immediato dal MoVimento 5 Stelle. Se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può inviare le Sue controdeduzioni entro 10 giorni a questa email».

 

 

Nella lista dei 36 “sospesi” anche nomi storici del meet up napoletano, attivisti che hanno sostenuto le battaglie del Movimento fin dal tempo dei “vaffa day” e che adesso attendono di capire se la sospensione diventerà espulsione a tutti gli effetti o se ci sarà il reintegro. Ieri, intanto, hanno manifestato a Piazza Municipio annunciando anche di aver iniziato uno sciopero della fame.

La “purga”, comunque, ha scatenato la guerra in una piazza in cui, si racconta in Rete, da tempo è in corso un braccio di ferro che vede contrapposto il nucleo storico grillino a quello dei fedelissimi Roberto Fico, presidente della Vigilanza Rai e assieme a Luigi Di Maio plenipotenziario per il Movimento in Campania. Non è infatti sfuggito a nessuno che fra i sospesi ci sono anche Roberto Ionta, Luca Capriello e Elio D’Angelo, tutti e tre aspiranti al ruolo di candidato sindaco ufficiale del Movimento e unici, o quasi, contendenti di Francesca Menna nella corsa verso le elezioni per Palazzo San Giacomo.

Cinquantanove anni, ordinaria di Veterinaria, la Menna è un attivista storica e, soprattutto, è una delle più vicine proprio a Roberto Fico. Un caso? Proprio no a sentire i veleni che scuotono il Movimento napoletano in queste ore. «Stento a credere che qualsiasi azione di moralizzazione possa essere portata da chi a dispetto delle regole organizza le liste segrete – scriveva nei giorni scorsi in un lungo post a difesa dei sospesi la consigliera regionale Maria Muscarà – Il meetup Napoli deve riformarsi cominciando dalla ricerca della onestà dei rapporti, la sua distanza dal Movimento ormai è abissale . Il Movimento per cui lotto e che incontro ogni fine settimana in giro per la Campania – la sua conclusione – è una altra cosa per fortuna».

Di certo, in questi ultimi giorni, su Facebook e sui social sono volati gli stracci dentro al meet up napoletano. Bersaglio delle critiche più feroci, ovviamente, i vertici del Movimento e il direttorio. «Decidono tutto i pochi che hanno acquisito potere in questi anni e, si sentono tutti “Onorevoli e Senatori”- ha tuonato via Facebook Vincenzo Russo, un attivista di Pianura che fa parte della lista degli “epurati” – Decidono le sorti di tutti, controllano tutto e non ascoltano nulla dei tanti suggerimenti dei cittadini. Chi si attiva per tutelare i diritti dei cittadini, viene boicottato, umiliato, ferito…messo in un angolo, allontanato, sospeso. È oramai chiaro a tutti che l’unica cosa che tutelano è solo la loro poltrona…fino al 2018 ed oltre».

Non bastassero le accuse incrociate di tradimento e i sospetti, la faccenda nelle ultime ore ha preso la piega di un vero e proprio giallo politico-informatico. «Ad alcuni “sospesi” e amici dei sospesi sono state oscurate e/o hackerate le pagine Facebook, hanno già fatto denuncia alla Polizia Postale – ha reso noto tre giorni fa Roberto Ionta – Domanda: da chi e perché? Se non doveste più accedere alla mia pagina saprete il perché». Era stato proprio lui, quattro giorni, a rispondere duramente alla mail con la sospensione da parte dello staff di Grillo. «Pensandoci bene – aveva scritto – non la chiamerei sorpresa. È stata la ennesima conferma che probabilmente sono troppo scomodo per essere il candidato a Napoli come sindaco! Forse ho fatto incazzare troppe volte De Magistris quando l’ho attaccato? Forse sono poco gestibile perché penso con la mia testa? Forse le mie battaglie sul campo danno fastidio e tolgono visibilità a qualcuno?».

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