La guerra dei migranti scacciati. Scontri alla frontiera macedone

Immigrazione
epa04892661 Migrants on Greek side of the border are guarded by Macedonian special forces as they wait for permission to cross into Macedonia near the southern city of Gevgelija, The Former Yugoslav Republic of Macedonia, 22 August 2015. Macedonian security forces strengthened the barricades along the Greek border 22 August, where thousands of refugees from the Middle East were stranded after a hot day and a rainy, chilly night, local media reported.  EPA/GEORGI LICOVSKI

Skopje blocca il confine a forza di botte e lacrimogeni. Una decina di feriti

L’altra faccia dell’Europa che non vuol vedere, che costruisce muri e spera che le guerre altrui restino tali, appare all’improvviso nella terra di nessuno lungo il confine tra Grecia e Macedonia, dove i militari di Skopje srotolano matasse di filo spinato, armato di piccole taglienti lamette. Scudi antisommossa, manganelli e lacrimogeni formano una barriera a protezione della frontiera: un muro umano contro la pressione dei migranti che sembra ormai un fiume in piena.

Doveva accadere, dopo la decisione del governo macedone di chiudere i confini scattata nemmeno 24 ore prima. Ma la rabbia, la paura, la disperazione di quanti sono arrivati fin qui con le famiglie e figli spesso piccolissimi non si ferma davanti a quest’ennesimo ostacolo. I militari lanciano lacrimogeni, una nuvola di gas per fermare padri che tengono tra le braccia bambini di pochi mesi, un po’ difendendoli, un po’ mostrandoli agli uomini in divisa che si trovano davanti dall’altra parte della barricata. Nella ressa di spintoni e botte, svengono a decine. I fotogrammi di una mattinata infernale mostrano bambine in lacrime, con i vestiti sporchi di chi da tempo non ha tregua. Madri prive di sensi, il viso tra la polvere. Uomini feriti, con il sangue che cola giù sui sandali sdruciti.

Il bilancio alla fine è di una decina di feriti, qualcuno soccorso sul posto dai Medici senza frontiere che da mesi denunciano questa nuova emergenza, qualcuno ricoverato in ospedale per le percosse subite. Sono quasi tutti siriani, come racconta il corrispondente della Bbc. Molte famiglie fuggite dalla guerra e stremate dal viaggio, arrivate passando dalla Turchia e poi ancora in Grecia, dove autorità locali e forze dell’ordine facilitano il passaggio: 160.000 persone approdate sulle coste elleniche dall’inizio dell’anno, 50.000 solo nell’ultimo mese che è stato caldo e ha trasformato questo lembo di Mediter raneo in un passaggio accogliente, da varcare senza troppi rischi, anche con imbarcazioni di fortuna. Nessuno vuole restare in Grecia, che è un Paese piccolo e stremato dalla crisi, la meta è più lontana: quasi tutti vorrebbero arrivare in Germania, il motore europeo, l’economia che marcia e da speranze a chi non ne ha.

Giovedì scorso la Macedonia ha dichiarato lo stato d’emergenza, la ragione è in quel flusso umano che l’attraversa, diretto altrove. In Serbia, poi in Ungheria, verso nord. Budapest sta tirando su il suo muro, che poi è un rete alta quattro metri, armata in cima di filo spinato e nel frattempo organizza per i migranti treni «piombati»: non si scende se non a destinazione, nessuno deve restare. A sud, il governo di Skopje ha deciso di usare l’esercito per frenare l’avanzata. Negli ultimi due mesi 44.000 migranti hanno varcato le sue frontiere, a migliaia si sono contesi un posto su treni talmente zeppi da sembrare carri bestiame. Li abbiamo visti camminare in fila indiana sui binari, per avere la certezza di arrivare prima o poi ad una stazione. Su altri binari, poco lontani da questi, in fondo non troppo tempo fa, arrivavano i profughi kosovari cacciati dalla guerra, anche loro famiglie in fila indiana. Alla fine il ministero dell’interno macedone autorizza l’ingresso di 181 persone, quelle definite «in pericolo» e assicura che non ci sarà una chiusura totale dei confini. Skopje accoglierà un numero limitato di «migranti illegali di categorie vulnerabili», quanti il Paese può assistere.

L’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha chiesto al governo macedone di garantire una gestione delle frontiere ordinata e attenta ai bisogni dei più fragili, e al tempo stesso ha sollecitato Atene a realizzare un sistema di registrazione e accoglienza. La Commissione europea, che ha fornito un’assistenza da 90mila euro di fondi umanitari alla Macedonia, si dice «pronta ad aiutare» Skopje ulteriormente. A settembre partirà un programma da otto milioni di euro che coinvolge Turchia e Balcani occidentali per l’identificazione, l’assistenza e l’eventuale rimpatrio dei migranti.

 

(Foto Ansa)

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