La grande ribollita di Travaglio

Il Fattone
Marco Travaglio al convegno "Partiti per le tangenti", Milano, 20 ottobre 2014. 
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Come al solito il direttore del Fatto mescola mele e pere, mezze verità e chiacchiere da bar

Il noto costituzionalista Marco Travaglio si dedica oggi all’esame della relazione di Renzi alla Direzione del Pd, muovendo da una premessa improntata come sempre al dialogo e all’ascolto: “Quando [Renzi] affronta il tema del Senato, è come se il cazzaro che è in lui riprendesse il sopravvento, portandolo a dire asinerie da ripetente di prima elementare”.

Dopodiché si lancia nella confutazione di dieci affermazioni del premier, mescolando com’è sua abitudine pere e mele, mezze verità e autentiche sciocchezze, commi della nostra Costituzione citati al di fuori del contesto e brandelli di regolamento parlamentare, chiacchiere da bar e ingenuità da questurino. La conclusione della grande ribollita è già contenuta nel titolo del breve saggio: “Le 10 balle blu”.

Ecco, il punto è tutto qui: Travaglio può dire e scrivere quello che vuole, e le sue opinioni danno forma, come quelle di chiunque altro, al dibattito pubblico, che vive per l’appunto di polemiche e contrasti. Ma si tratta di opinioni, non di verità; e quelle del suo avversario sono opinioni altrettanto legittime, non “balle blu”.

La caratteristica fondamentale di ogni discussione, dai tempi di John Locke, risiede precisamente nella rinuncia dei contendenti a pretendere di essere i soli custodi della verità: perché la verità non può esistere se non come interpretazione, approssimazione, esperimento.

E’ così per la scienza, che pure dipende dai fatti assai più della politica, figuriamoci se non dev’essere così quando si parla di riforma del Senato. Lo zelo di Travaglio è il peggior nemico delle sue argomentazioni: se accettasse di esprimere un punto di vista, e spontaneamente rinunciasse all’infallibilità divina, sarebbe persino un piacere discutere con lui.

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