La Grande Bugia. Così il bluff del M5S è stato scoperto

Roma
dimaio-raggi

La cronaca di una vicenda indecorosa, in cui tutti hanno mentito a tutti e soprattutto ai cittadini. Una storia in cui il M5S ha perso la sua presunta innocenza e che colpisce tutti i livelli di potere. Un quadro in cui Roma è ostaggio di una guerra per bande che non si può permettere

“Il sistema dei partiti e dell’informazione legata ad essi ha montato un caso incredibile che tocca a noi smontare in un minuto. E oggi lo sta montando anche su di me. Verità e umiltà ci renderanno più forti di prima”. A parlare così è il giovane leader in pectore del Movimento 5 Stelle, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Parole non nuove, già sentite e lette più volte, nel profluvio social-mediatico grillino. Parole che hanno dato la linea a tutta la ciurma: ancora una volta, davanti allo squallore che sta emergendo in Campidoglio, si sceglie la via sicura della teoria del complotto. Puntare il dito contro il generico “sistema dei partiti e dell’informazione” per cercare di coprire una vicenda indecorosa, che riguarda in prima persona proprio Di Maio ma che, al tempo stesso, non risparmia nessuno dei vari livelli di potere del Movimento.

Una storia in cui in molti hanno mentito sapendo di farlo. Ciò in alcuni casi è incontestabilmente dimostrabile, in altri è “solo” altamente probabile. Quel che è certo è che in tutta questa vicenda il Movimento 5 Stelle ha definitivamente perso la sua presunta innocenza, mandando per sempre in soffitta il mito della trasparenza che l’ha fatto diventare, in pochi anni, il primo partito italiano.

Partiamo dal principio. La crisi è stata scatenata dalle dimissioni di massa dei giorni scorsi, dal passo indietro dell’ormai ex assessore al Bilancio Marcello Minenna, seguite da quelle dell’ex capo di gabinetto della Raggi, Carla Raineri e poi, a ruota, dai vertici delle partecipate Ama e Atac. Ma è con le rivelazioni della Muraro e della stessa Raggi, che hanno confermato di essere a conoscenza da metà luglio del fatto che l’assessore sia iscritta al registro degli indagati per reati ambientali, che la crisi è diventata politica.

Ora il tema attorno al quale ruota tutto il mondo pentastellato è questa domanda: chi ha mentito a chi? E’ su questo che i vertici del M5S nazionale e romano, riuniti ormai da ore, stanno cercando in gran segreto di fare chiarezza. Una cosa è certa: molti dei protagonisti, quasi tutti, hanno mentito ai cittadini.

Le prime bugiarde sono proprio la sindaca e l’assessore all’Ambiente e da questo punto di vista la bugia è certificata. Muraro è stata nominata assessore il 7 luglio; alcune settimane dopo aveva chiesto per due volte l’accesso agli atti di un’inchiesta in corso su alcuni impianti legati ad AMA di cui Muraro stessa era responsabile in quanto consulente della partecipata che si occupa di rifiuti, l’accesso agli atti le era stato negato dalla procura e poi autorizzato il 18 luglio. Muraro è quindi venuta a sapere dell’indagine in cui era coinvolta e l’ha comunicato alla sindaca Raggi il giorno dopo. Fino a qualche giorno fa, prima dell’ormai famosa audizione in commissione Ecomafie alla Camera, Raggi e Muraro hanno sempre negato che alla stessa Muraro fosse stato notificato un avviso di garanzia e hanno detto di non aver mentito perché l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a un avviso di garanzia.

A questo punto, la domanda successiva è: Virginia Raggi e Paola Muraro hanno tenuto i vertici all’oscuro di questa vicenda? Pare proprio di no, anche se ci sono voluti alcuni giorni perché si arrivasse a questa conclusione. Mentre la sindaca ha detto fin da subito di aver informato con una mail Paola Taverna e Stefano Vignaroli, due dei membri del cosiddetto ‘minidirettorio’ romano, creato per commissariare, di fatto, il lavoro della Raggi. Dopo una prima flebile resistenza, la Taverna ha ammesso di essere stata avvertita dalla Raggi.

Dal sindaco allo staff romano, dunque, il passaggio c’è stato. Resta da capire se anche il passaggio successivo, quello al Direttorio e a Grillo, sia avvenuto o meno. A giudicare da quanto riportato dalla stampa, anche in questo caso, sembrerebbe inequivocabilmente di sì. E in questo senso diventa assolutamente centrale il ruolo del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Secondo Repubblica il leader M5S è stato avvertito il 4 agosto, più di un mese fa.


Rispondendo a un suo messaggio, Paola Taverna gli scrive che dalla procura è arrivato il documento sulla posizione della Muraro. “È pulito o no?”, chiede il deputato. E ottiene immediatamente risposta: “Non è pulito”. Nella stessa data Di Maio ottiene un quadro più preciso. Glielo trasmette l’altro membro del direttorio romano Fabio Massimo Castaldo, l’eurodeputato con doppia laurea in legge: il reato contestato dai pm alla Muraro è la “fattispecie di cui al comma 4 dell’articolo 256 del Testo unico sull’Ambiente”. Ossia come chiarisce citando il codice: “L’inosservanza delle prescrizioni o la carenza dei requisiti previsti per legge da parte del gestore” degli impianti per il trattamento dei rifiuti. A richiesta del deputato, Castaldo non sa precisare se gli addebiti siano relativi alla gestione dello stabilimento Ama di Rocca Cencia o a quello del Salario. 


Come detto, è il 4 agosto. Proprio il giorno in cui tutto il Direttorio nazionale (composto, otre che da Di Maio, anche da Alessandro Di Battisti, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia) scende in campo in difesa della Raggi evocando lo spettro del complotto fatto di “retroscena e notizie false” con l’obiettivo di screditare la sindaca e il Movimento. Il giorno dopo verrà diffuso addirittura un comunicato a sostegno direttamente della Muraro. Ancora secondo Repubblica, proprio il 5 agosto, Di Maio avrebbe ricevuto una mail esplicativa da parte di Paola Taverna sulla situazione giudiziaria della Muraro. Il Messaggero ha pubblicato uno screenshot sostenendo che mostri il testo della email inviata a Di Maio.

screenshot-messaggero

E arriviamo così ai giorni nostri, i giorni della bufera che sta investendo tutto il Movimento 5 Stelle. Secondo quanto riportato dalla Stampa, nella riunione fiume della notte tra il 6 e il 7 settembre, volano gli stracci. Paola Taverna attacca direttamente Luigi Di Maio: “Non me faccio lasciare le responsabilità solo a me. Luigi, sei un ragazzino che si è montato la testa”. Di qui, evidentemente, la decisione di lasciar trapelare i testi di SMS e email girati a inizio agosto. Carla Ruocco ci va giù pesante: “Luigi ti stai comportando come una Raggi al quadrato, che tu hai voluto difendere”. Di Maio, dal canto suo, mette in piedi una linea di difesa tragicomica: “Io avvertito delle indagini? Ho capito male”.

In tutto questo, solo pochi giorni fa, domenica 4 settembre, per l’esattezza, lo stesso Di Maio, intervenendo alla Festa del Fatto Quotidiano in corso a Marina di Pietrasanta, a precisa domanda postagli da Peter Gomez riguardo gli eventuali provvedimenti da mettere in campo nel caso in cui fosse emersa un’indagine a carico di Paola Muraro, rispondeva così, quasi scocciato: “Non faccio dichiarazioni sui se, i nostri detrattori sappiano comunque che il Movimento non ha mai fatto sconti a nessuno“. Parole che suonano come una beffa e che fanno di Luigi Di Maio un altro bugiardo certo di tutta questa storia (Guarda il video).

Proprio il Fatto Quotidiano riporta alcuni virgolettati pronunciati da Virginia Raggi la sera di lunedì 5 settembre (il giorno dell’audizione che ha fatto scoppiare la bolla di sapone), a cena con il suo portavoce Teodoro Fulgione. Dall’altra parte del telefono ascolta proprio Luigi Di Maio.


“Questa sera Stefano (Vignaroli, parlamentare M5S, vicepresidente della commissione Ecomafie, membro del minidirettorio romano, ndr) ha detto che ricorda che Paola (Taverna, senatrice del M5S, fidanzata di Vignaroli, ndr) ti ha scritto chiedendo di avvertirti…. Datemi qualcuno, Luigi (Di Maio, ndr) siamo senza Ama e senza assessore. Io un’altra così non la trovo. O mi dite cosa fare o andiamo a casa, sui rifiuti non so che fare… E’ l’unica (Muraro, ndr) che sa come funzionano queste cose”.


Questo quadro delinea una situazione gravissima che investe politicamente il Movimento 5 Stelle fino ai suoi vertici più alti. Restano ancora delle domande senza risposta. Il resto del Direttorio sapeva? Se sì quando è stato informato? E Grillo? E Casaleggio? In attesa di chiarimenti, Roma resta paurosamente sull’orlo del precipizio, stretta tra l’inadeguatezza di una classe dirigente non all’altezza e la guerra di interessi incrociati tra i nuovi e i vecchi padroni del Campidoglio.

Vedi anche

Altri articoli