La Germania e lo spauracchio del debito: perché la Merkel ha detto no a Renzi

Immigrazione
Italian Prime Minister Matteo Renzi talks to German Chancellor Angela Merkel (R) during an EU Summit in Brussels, Belgium, 17 December 2015. ANSA/ PRESS OFFICE/ CHIGI'SPALACE/ TIBERIO BARCHIELLI/ ENZO ZUCCHI 

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Cosa sono i migration bond proposti dal Presidente del Consiglio e perché la Germania, ancora una volta, ha respinto la proposta di condividere il debito

Per rallentare i flussi migratori, invece di urlare, forse è opportuno intervenire direttamente alla radice del tema. È questo il ragionamento alla base del migration compact, la proposta del governo italiano presentata ieri alla Commissione europea.

La riflessione è semplice. Se dal Nord Africa arrivano soprattutto migranti economici, i flussi potranno diminuire solo nel momento in cui miglioreranno le condizioni di vita dei Paesi di origine. Ecco perché l’esecutivo italiano ritiene necessari investimenti forti, progetti di sviluppo in loco. Si tratterebbe di sostenere corsi di lingua e progetti di crescita. E parallelamente al piano di sviluppo, nel breve termine, l’idea di Palazzo Chigi è quella di finanziare accordi con i Paesi d’origine, un modo per evitare nuovi arrivi nell’immediato.

Insomma, un vero e proprio piano che per procedere, però, ha bisogno di considerevoli risorse finanziarie. Da qui l’idea di Matteo Renzi: finanziare le spese con nuovi strumenti finanziari, obbligazioni emesse e garantite da tutti gli Stati europei destinate a finanziare gli obiettivi indicati nel Migration Compact.

Se in un primo momento il piano italiano ha ricevuto apprezzamenti dalla Commissione europea, ora rischia però di essere affossato dalla Germania che ha espresso il suo ‘no’ senza appello agli eurobond per l’Africa. Ma cosa si nasconde dietro quel nein tedesco? Francoforte, si sa, da sempre è avversa e ostile nei confronti della condivisione del debito. Sono anni che se ne parla. È dall’inizio della crisi del 2008 che molti (spesso autorevoli) economisti ed esponenti politici hanno provato a proporre gli eurobond come strumento in grado risolvere il problema dei debiti sovrani e dare un segnale di coesione verso quel processo d’integrazione, anche politica, di cui l’Europa ha bisogno.

E sempre, in ogni contesto e occasione, la Germania ha detto ‘no’. A lanciare una delle proposte, nell’estate 2012, era stato il nostro Romano Prodi, che insieme all’economista Alberto Quadro Curzio aveva suggerito gli Eurounionbond, uno strumento in grado di aumentare la stabilità e la crescita dell’Unione economica e monetaria. Anche in quel caso, però, il fronte tedesco bocciò la proposta. E lo stesso Prodi, oggi, commentando l’ennesima bocciatura ha sottolineato come “gli eurobond rendano isterici i tedeschi che ormai li considerano una specie di demonio”. Secondo il professore, per la Germania eurobond significa mettere assieme il destino e questo “non è cosa per i tedeschi”.

Insomma, il motivo è che Francoforte non vuole accollarsi costi più alti del debito. Costi che, forse, non sono poi così tanto congrui: dall’inizio della crisi sono scesi vistosamente e senza sosta a danno di quei Paesi periferici eccessivamente penalizzati.

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Va comunque detto che la proposta degli strumenti obbligazionari contenuta nel migration pack  è leggermente diversa dalla concezione degli eurobond più tradizionali. Nei primi, infatti, si emette nuovo debito da condividere, mentre nei secondi si dovrebbe condividere tutto il debito già esistente, compreso quello dei paesi periferici che tanto preoccupa la Germania.

Ma è chiaro che la paura dei tedeschi è che gli strumenti oggi proposti dall’Italia possano fare da apripista per gli eurobond più tradizionali. Per la prima volta, infatti, si creerebbe un precedente: un debito comune, mutualizzato e garantito da tutti i Ventotto Stati.

Va inoltre sottolineato come la proposta italiana intimorisca Francoforte proprio perché prosegue nel percorrere una strada di politica espansiva e anti-austerity, come già qualche settimana fa Palazzo Chigi aveva indicato nel ‘Position Paper’, il documento presentato a Bruxelles dedicato al rafforzamento dell’Ue e delle sue politiche per la crescita. Anche lì in qualche modo si parlava di bond comunitari, oltre a un superministro delle Finanze dell’eurozona, una garanzia comune per i depositi bancari, un fondo europeo contro la disoccupazione, il completamento dell’Unione bancaria.

Insomma, tutti temi oggetto della battaglia che nei prossimi mesi vedrà contrapposti da una parte i socialisti europei guidati da Matteo Renzi, ispirati da politiche riformiste, e dall’altra i conservatori rigoristi guidati da Angela Merkel e scortati dal fronte dei falchi. Una battaglia politica che per il momento vedrà nuovi sviluppi nella prossima riunione dei ministri Ue delle Finanze, prevista ad Amsterdam il 22 e il 23 aprile.

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