La Fed ha deciso: per il momento nessun rialzo dei tassi

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epa04805341 Chair of the Board of Governors of the Federal Reserve System Janet Yellen responds to a question during a press conference at the Federal Reserve in Washington, DC, USA, 17 June 2015. The press conference follows the June 16-17, 2015 Federal Open Market Committee meeting.  EPA/SHAWN THEW

Ha prevalso il fronte dei ‘no’ in una riunione durata due giorni. Secondo la maggioranza dei membri della Fed, la normalizzazione della politica monetaria è ancora troppo prematura.

La Banca centrale più influente del globo ha espresso il suo verdetto: i tassi di interesse americani rimarranno al minimo storico, tra lo 0 e lo 0,25%.

Ha prevalso il fronte dei ‘no’ in una riunione durata due giorni. Secondo la maggioranza dei membri del Fomc, l’organo della Federal Reserve cui spettano le scelte di politica monetaria, la normalizzazione della politica monetaria è ancora troppo prematura.

La decisione è passata quasi all’unanimità, con nove voti su dieci. Contrario Jeffrey Lacker, che avrebbe preferito un rialzo dei tassi di un quarto di punto. “Quando il Comitato deciderà di iniziare a ritirare la politica accomodante, assumerà un approccio bilanciato”, si legge nel comunicato del Fomc, “il Comitato al momento prevede che, anche una volta che l’occupazione e l’inflazione saranno prossimi a livelli coerenti con il proprio mandato, le condizioni dell’economia potrebbero richiedere per un po’ di tempo di mantenere i tassi di interesse al di sotto dei livelli considerati normali nel lungo termine”.

L’inflazione, uno dei più importanti criteri su cui si è basata la scelta della Banca centrale, è ancora troppo bassa, al di sotto dell’obiettivo del 2%.

L’economia Usa “si sta espandendo a un ritmo moderato”, si legge infatti nel comunicato finale della due giorni, ma l’inflazione “continua a rimanere sotto obiettivo a più lungo periodo, in parte riflettendo il calo dei prezzi dell’energia”.

Il settore immobiliare Usa “è migliorato ulteriormente” e anche se le esportazioni nette sono ancora deboli, buoni segnali arrivano dal mercato del lavoro, che mostra “aumenti solidi di occupati” e la spesa delle famiglie e gli investimenti fissi “sono aumentati moderatamente”.

Oltre alla bassa inflazione, hanno avuto un peso determinante variabili esogene come il rallentamento del quadro globale internazionale e il timore per i Paesi emergenti. Un aumento dei tassi avrebbe danneggiato quelli fortemente indebitati in dollari, scatenando svalutazioni a catena, crisi e panico per ripagare i debiti in valuta americana (Paesi come Turchia, Russia e Messico, hanno infatti un’elevata esposizione proprio nel biglietto verde e rimborsare la loro montagna di debiti sarebbe diventato più difficile). Negli ultimi giorni, pressioni in questa direzione sono arrivate da Istituzioni internazionali del calibro del Fmi e della Banca Mondiale, le quali hanna sconsigliato alla Fed di rialzare i tassi.

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