Roma, Torino, Bologna e non solo: ecco la mappa della destra spaccata

Amministrative
Left to right: Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Roberto Maroni and Luca Zaia during a rally organized by the rightwing, anti-immigrant Northern League, 08 November 2015. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

In diverse città che andranno al voto assistiamo a una vera e propria guerra fredda tra Berlusconi, Salvini e Meloni. Ecco l’elenco dei casi più controversi

Città diverse, ma con uno schema che appare simile: confrontando i diversi capoluoghi che andranno al voto per le amministrative dei prossimi mesi, la destra appare divisa ovunque e sembra non voglia trovare accordi condivisi, ma imporre il proprio candidato o provare ad affossare quello proposto dagli altri partiti di una coalizione che fatica a restare tale. In diverse città ogni partito sta mettendo in atto una strategia personale diversa che però ha portato a scontri, scissioni, divisioni sul candidato da proporre. Ecco alcuni esempi.

A Torino la rottura è totale. Dopo che domenica Silvio Berlusconi ha ufficializzato la candidatura a sindaco dell’ex parlamentare Osvaldo Napoli, oggi è arrivata la doccia fredda da parte di Salvini: “Non è un candidato valido, si è perso troppo tempo. Se Berlusconi non vuole politici, ma imprenditori e professionisti, per me la persona giusta è il notaio Alberto Morano“. “Noi della Lega non imponiamo nulla a nessuno, ma per adesso non vedo alternative”, ha aggiunto Salvini.

Anche a Napoli si parla di un possibile candidato di Fratelli d’Italia alternativo a Gianni Lettieri proposto da Forza Italia e inizialmente condiviso da tutti. Sarebbe Marcello Taglialatela che, nonostante si attenda una conferma ufficiale da FdI, ha già dichiarato all’AdnKronos che “è iniziato il dopo Berlusconi”.

Ma il Carroccio ha imposto anche qualche suo candidato in alcune città. Ad esempio a Novara, con il leghista Alessandro Canelli, ufficializzato dopo una serie di confronti infruttuosi con Forza Italia e Fratelli d’Italia (che aveva proposto Gaetano Nastri che ha rifiutato). Nonostante i due partiti non siano affatto convinti del candidato leghista, il Carroccio non ha dato alternative e, anzi, ha attaccato Forza Italia perché – secondo gli esponenti locali del Carroccio – ha fatto di tutto per boicottare Canelli nonostante il candidato piaccia – secondo la Lega – all’elettorato di destra.

La Lega avrebbe mire anche su Pordenone, dove il centrodestra è diviso su Alessandro Ciriani di FdI, che correrà con una sua lista civica.

E a Bologna, mentre Forza Italia a Roma organizzava le gazebarie per il candidato sindaco Guido Bertolaso, la Lega Nord per tutta risposta ha scelto di lanciare – sempre con i banchetti – la propria candidata nel capoluogo emiliano, Lucia Borgonzoni. La candidata fino a qualche settimana fa pareva accettata da tutto il centrodestra, poi improvvisamente il cambio di rotta. Una scelta che appare senza senso, ma che in realtà è stata presa nel momento del dietrofront di Lega e Fratelli d’Italia su Bertolaso nella Capitale, con la proposta del nome di Giorgia Meloni.

Dopo queste ultime vicende, il clima di guerra fredda a Roma prosegue con colpi bassi da parte di tutti i partiti. Dopo il golpe di Lega-Fdi e l’ufficializzazione della candidatura di Giorgia Meloni, Forza Italia non resta a guardare e, dopo aver cercato di screditare la candidata con dichiarazioni talmente misogine, Berlusconi ha confermato il suo appoggio per la candidatura di Guido Bertolaso.

Ad Olbia la destra è divisa e addirittura Forza Italia si è spaccata sul nome del candidato sindaco della città. La scissione nel partito locale è avvenuta dopo l’annuncio della candidatura del deputato e sindaco uscente Settimo Nizzi, appoggiato dai forzisti e dal Carroccio. I fuoriusciti da Forza Italia (che hanno costituito un nuovo gruppo, Forza Olbia) e Fratelli d’Italia sostengono invece Vanni Sanna, candidato di Alleanza civica per Olbia.

Certo, la destra in alcune città è riuscita, nonostante le tensioni, a trovare un accordo su un nome condiviso, come nel caso di Milano con Stefano Parisi e Cagliari con Piergiorgio Massidda. Ma i casi di Torino, Bologna e Roma stanno diventando rappresentativi di una situazione che va al di là delle singole città. Le vicende di ciascun comune sono strettamente interconnesse e influenzano di conseguenza le scelte nelle altre due città, con cambi di posizioni dei singoli partiti che appaiono come ripicche e giochini politici.

Delle tensioni che nascono da dimostrazioni di forza di una delle parti attraverso l’imposizione di un nome rappresentativo di un partito o addirittura di un leader (come nel caso di Bertolaso). Tensioni che potrebbero risolversi con le grandi assenti del centrodestra, le primarie, volute da Fratelli d’Italia (che proprio per questo motivo si era scissa dal Pdl all’epoca) e dal Carroccio, ma non da Berlusconi. La mancanza di consultazioni serie ha portato a messinscene come le gazebarie e i banchetti, il cui risultato in certi casi è stato sconfessato dallo stesso partito (vedi il caso di Roma, dove il Carroccio ha chiesto il parere dei romani su una serie di nomi da proporre e poi ha fatto di testa sua, candidando Giorgia Meloni).

Dinamiche, queste, che stanno portando a uno scisma nazionale ormai difficile da nascondere e che emerge da feroci discussioni tra gli esponenti di spicco. “Il problema è nazionale – ha ammesso Lara Comi a Sky Tg24 – saremmo degli ipocriti a non dirlo”.

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