La destra interna che impensierisce la Merkel

Scenari
epaselect epa05047043 German Chancellor Angela Merkel  arrives for the start of an EU-Turkey Summit in Brussels, Belgium, 29 November 2015. The European Union hopes to secure Ankara's concrete help in stemming a surge in migration, at a joint summit in Brussels, with the bloc offering financial aid and closer ties in return. Europe is facing its largest people movements since World War II, with almost 900,000 migrants and asylum seekers arriving this year. Many, including large numbers from war-torn Syria, transit through Turkey and board boats headed for Greece.  EPA/OLIVIER HOSLET

La Cancelliera nominata “persona dell’anno” dal Time si prepara al congresso della Cdu, provando a schivare gli ostacoli

Angela Merkel è la “persona dell’anno” di Time, il celebre settimanale americano. Il riconoscimento è cosa simbolica, ma copertina e motivazione faranno – già stanno facendo – il giro del mondo, suscitando discussioni ritmate.

Time attribuisce alla cancelliera tedesca due meriti. Il primo è la salvaguardia dell’euro, perseguita a colpi di sfibranti negoziati con la Grecia e sulla Grecia. Il secondo riguarda la politica delle porte aperte nei confronti dei rifugiati. Due “crisi esistenziali” che avrebbero potuto mettere a repentaglio il senso e l’esistenza dell’Unione europea, scrive il settimanale americano.

La seconda, tuttavia, rischia di complicare la vita alla Merkel. Lunedì e martedì l’Unione cristiano-democratica (Cdu), il partito che guida, va a congresso a Karlsruhe, città del sud-ovest tedesco. Non pochi delegati, inclusa gente che ha ruoli di governo, senza contare molti tesserati del ramo giovanile del partito (Junge Union), criticano il modo in cui Merkel ha gestito la partita e pretendono un obergrenze. Stabilire un tetto, in altre parole; una soglia oltre la quale la Germania dovrà necessariamente dichiararsi satura, evitando di accettare altre persone in fuga. Quest’anno ne sono già arrivate un milione, a fronte delle 800mila inizialmente previste e delle duecentomila e poco più del 2014.

A Karlsruhe uno degli oratori più ascoltati sarà Horst Seehofer, ministro-presidente della Baviera e capo dell’Unione cristiano-sociale (Csu), partito fratello della Cdu. Interverrà come ospite d’onore. È tra coloro che con più tenacia reclama limiti all’afflusso di rifugiati. Lo scorso settembre, a una kermesse cristiano-sociale, ha tributato un’accoglienza calorosa al primo ministro ungherese Viktor Orban.

Il dissenso verso Merkel, che si nutre anche di altri fattori, ma che è scoppiato esplicitamente proprio a causa dei rifugiati, non sarà certo profondissimo. Né è tale da scalzarla dal vertice del partito. Ma è una dinamica chiarissima, che stride con le percentuali plebiscitarie con cui la Cancelliera, nei congressi passati, è stata riconfermata alla guida della “balena bianca” tedesca. Qualcuno azzarda che potrebbe pensare di non ricandidarsi al cancellierato (si vota nel 2017), se nei prossimi tempi questo fiume dovesse ingrossarsi. Intanto, a Karlsruhe, lavorerà affinché non venga presentata una mozione sull’obergrenze. Semplicemente, non può permetterselo. Così ha scritto la Frankfurter Allgemeine Zeitung in un recente editoriale di prima pagina.

Merkel intende arginare i rivoltosi presentando alcune tendenze edulcoranti, a partire dall’assottigliarsi del flusso di rifugiati. È dovuto principalmente alla stagione invernale, che gela la terra e fa arrabbiare le acque del mare. La Cancelliera farà battere l’accento anche sugli accordi siglati da poco con la Turchia. Ha ottenuto da Bruxelles denaro e rilancio dei negoziati sull’adesione, impegnandosi a controllare più accortamente i propri confini. Parallelamente, la Germania ha forgiato una piccola  “coalizione di volenterosi” disposti a ospitare un numero significativo di rifugiati siriani – forse 400-500 mila, sugli oltre due milioni – attualmente parcheggiati in Turchia.

La Cancelliera può contare anche sulla (relativa) forza dei sondaggi. I consensi sono calati e questo è dovuto alla stessa politica dell’accoglienza. Le storie di villaggi addormentati della Germania profonda, risvegliati dall’arrivo dei rifugiati, una benefica scossa adrenalinica, sono solo una parte della faccenda. A ogni modo, l’erosione sembra essersi arrestata e la Cdu, che galleggia sul 35%, rimane il partito tedesco che gode del tasso di approvazione più alto. I socialdemocratici sono indietro, di almeno una decina di punti. In ragione di questi dati, l’attacco frontale alla Merkel, in questo preciso momento, può rivelarsi un’operazione scivolosa.

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