La Consulta boccia il referendum sull’articolo 18. Camusso: “Pronti a ricorrere a Corte europea”

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Ammissibili invece gli altri due referendum su voucher e appalti

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo promosso dalla Cgil sulle modifiche all’articolo 18 introdotte con il Jobs act. Il verdetto è arrivato al termine della Camera di consiglio durata oltre due ore. Sono stati ritenuti ammissibili, invece, gli altri due quesiti proposti dalla Cgil sull’abolizione dei voucher e sulla responsabilità solidale per gli appalti.

“Continueremo la nostra iniziativa contrattuale e valuteremo di ricorrere alla Corte Europea – ha commentato in conferenza stampa la leader della Cgil, Susanna Camusso – perché siamo convinti di aver rispettato le regole”. Quel che è certo, ha chiarito, è che oggi inizia la campagna referendaria sui due quesiti ammessi: “Chiederemo al governo tutti i giorni di fissare la data in cui si vota”.

Adesso, secondo quanto prevede la legge, i due referendum ammissibili dovranno svolgersi in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Salvo, però, elezioni politiche anticipate: in questo caso, infatti, la legge (articolo 34 della legge 352 del 1970, che regola l’iter referendario) prevede che i referendum abrogativi che hanno avuto il via libera dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale vengano congelati fino all’anno successivo.

Il Parlamento potrebbe comunque legiferare in tempo per evitare l’ennesima consultazione popolare. In questo senso, infatti, il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha già calendarizzato per oggi l’esame delle sei proposte di legge di riforma dei voucher, proprio in concomitanza con la decisione della consulta. Con l’obiettivo non di abolirli – ha messo più volte in evidenza Damiano – bensì di correggere le storture dello strumento per farne “una buona legge”. È anche l’esecutivo, già nelle scorse settimane, ha annunciato un tagliando per evitare gli abusi, con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che non ha escluso nuovi interventi nei prossimi mesi se gli effetti prodotti dalla tracciabilità (introdotta lo scorso ottobre) non basteranno.

Per capire le motivazioni che sorreggono la decisione della Corte Costituzionale, bisognerà aspettare la sentenza, che arriverà presto, certo prima del 10 febbraio, termine ultimo per questo tipo di pronuncia. Sul ‘no’ al quesito sull’art. 18 puòaver inciso la necessità di dare un segnale a ipotesi referendarie che puntano ad abrogare contemporaneamente più parti di una stressa legge con un’opera di ‘taglia e cuci’.

Le reazioni politiche

“Prendiamo atto con rispetto e grande soddisfazione del pronunciamento della Corte Costituzionale sui quesiti referendari – commenta Lorenzo Guerini, vicesegretario del Partito Democratico -, ciò consente di proseguire, senza cesure, il percorso di riforma del mercato del lavoro, per migliorarne le condizioni nei confronti dei lavoratori rendendolo, nel contempo, più efficiente”. E il responsabile economia e lavoro dem, Filippo Taddei, commenta così: “Dopo la decisione della Consulta continuiamo a concentrarci su come migliorare ancora il futuro dei lavoratori”, commenta

Secondo il senatore Pd Pietro Ichino, la sentenza di oggi è “impeccabile”.

Chiaramente in disaccordo le opposizioni: “Un obbrobrio giuridico che la consulta non poteva che bocciare dando una bella tirata d’orecchie alla Cgil promotrice del referendum”, fa sapere Francesco Giro per Forza Italia. “Dalla Consulta sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero” attacca invece il segretario della Lega, Matteo Salvini, che annuncia – da domenica 22 gennaio – un presidio a oltranza sotto la sede dei massimi giudici in piazza del Quirinale.

“Non commento il no della Consulta a #referendum su #art18 – scrive infine l’esponente M5S Danilo Toninelli – ma il Governo non canti vittoria:il #jobsact è veleno per economia e lo aboliremo”

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