La Climate Coalition esce allo scoperto e pone le sue condizioni

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Il gruppo di 79 Paesi in via di sviluppo si è formato in segreto sei mesi fa: ieri l’ufficializzazione alla COP21

Ieri pomeriggio a Parigi era in programma la conferenza stampa della Santa Sede, che da qualche tempo si interessa molto dei cambiamenti climatici. Papa Francesco aveva inviato lo scorso anno un messaggio alla COP20 di Lima e domenica scorsa all’Angelus ha di nuovo raccomandato un accordo per contenere i cambiamenti climatici. La delegazione vaticana alla COP21 è guidata dal cardinale ghanese Peter Turkson, competente e dinamico (è anche su Facebook). Nella sua introduzione Turkson ha riconosciuto come i cambiamenti climatici siano di origine antropica. Un impertinente giornalista francese più tardi gli ha chiesto: “Se il clima cambia per colpa dell’uomo, cosa c’entra il Vaticano che si occupa del divino?”.

Dopo questo siparietto torniamo all’attualità: dalla COP21 di Parigi uscirà un accordo, questo ormai è chiaro ed è un passo molto importante dopo il fallimento di Copenhagen 2009 e il lento, meticoloso lavoro di ricostruzione fatto in questi anni. Ieri pomeriggio ho incrociato il commissario europeo all’ambiente, lo spagnolo Miguel Arias Canete. Secondo lui l’accordo non è in discussione, resta da definire quello che si chiama “livello di ambizione”.

I negoziati proseguono ininterrotti e ieri il presidente Laurent Fabius ha proposto di presentare un nuovo testo “ripulito” che sarà la nuova base dell’accordo, ma Fabius ha ammesso che la sua richiesta di raggiungere una condivisione entro stasera non è realistica e ha fissato una nuova deadline per domani sera. Un gruppo ad hoc sta lavorando alla stesura del preambolo, la premessa politica dell’accordo.

Ieri la sorpresa è stata l’uscita allo scoperto di Climate Coalition, un gruppo di nazioni formatosi in segreto sei mesi fa e composto da 79 paesi in via di sviluppo di Africa, Caraibi e Pacifico, Stati Uniti e i 28 membri dell’Unione europea. Climate Coalition è stata fondata lo scorso luglio ai margini di una conferenza sul clima a Parigi, sembra dietro l’impulso del ministro degli esteri di Marshall Islands Tony de Brum. Da allora un gruppo di 15 ministri, tra i quali il commissario europeo Miguel Arias Cañete, si è riunito in segreto almeno tre volte, l’ultima durante l’assemblea generale Onu a New York. Domenica sera si sono visti di nuovo a cena in un ristorante del centro di Parigi, alla presenza anche del capo delegazione Usa Todd Stern. Curioso come nel XXI secolo la diplomazia abbia ancora dei percorsi sottotraccia, da romanzo di spionaggio.

Questo gruppo ha chiesto di includere nell’accordo, che vogliono sia vincolante, la soglia di 1.5° C, la revisione periodica degli obiettivi nazionali ogni cinque anni e un meccanismo unico per la verifica dei risultati ottenuti dai singoli Stati. Nella Climate Coalition non ci sono i paesi del gruppo BASIC (Cina, India, Brasile e Sud Africa). Il ministro de Brum ha detto che i membri del gruppo si muoveranno “come uno sciame di moscerini”, inviando in missione i propri delegati a meeting bilaterali con gli altri paesi. De Brum stesso ha detto di avere chiesto di incontrare personalmente Polonia, Australia, Canada e India.

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