Tremano le Borse europee per il doppio colpo cinese

Economia
epa04880928 Chinese 100 Yuan or Renminbi (RMB) are arranged for photograph in Beijing, China, 12 August 2015. The yuan has sunk to the lowest trading price in a decade after China's central bank devalued the currency on 11 August to aid a struggling economy. The People's Bank of China unexpectedly adjusted its daily reference exchange rate by a further 1.6 per cent, setting it at 6.3306 to the US dollar.  EPA/WU HONG

La Cina per due giorni consecutivi svaluta la propria moneta e spaventa i mercati. Piazza Affari perde il 3 per cento

Male le Borse europee anche oggi: la paura domina dinanzi al doppio colpo di Pechino.

Dopo la svalutazione di ieri dello yuan (2%), la Banca centrale cinese riduce di un altro 1,6% il cambio della propria moneta rispetto al dollaro americano.

La notizia riecheggia, rumorosa, in tutte le sale operative e provoca il crollo dei principali mercati finanziari. Una pioggia di vendite. Da Milano a Londra, passando per Parigi e Berlino, tutte le piazze del Vecchio continente soffrono, e parecchio. Complici le prese di beneficio che seguono i recenti rialzi, il principale indice di Piazza affari, dopo una apertura debole, aumenta le perdite e registra una chiusura di oltre tre punti percentuali.

Chi soffre in maggior misura, in questi casi, sono i settori che esportano in Oriente e legati all’economia cinese, ovvero il lusso, l’auto e il made in Italy: tra i titoli principali Fiat cede il 6,5%, Yoox più del 4%, Luxottica il 5% e Moncler il 4%. Giù anche il prezzo delle materie prime: il petrolio tocca il minimo storico da 6 anni a questa parte.

La nuova manovra monetaria della Cina solleva preoccupazioni sullo stato di salute della seconda più grande economia al mondo; timori confermati, oggi, dai dati sulla produzione industriale, al di sotto delle attese. E la frenata, secondo gli esperti, potrebbe impattare di molto sulla crescita globale.

Tuttavia, come conferma la stessa Banca centrale, la Cina ha un tasso di crescita che rimane alto, mantiene un surplus nelle partite correnti, dispone di ampie riserve di valuta straniera e di un sistema finanziario stabile.
Proprio per questo la mossa del Dragone dovrebbe essere letta più come un ri-allineamento alle politiche espansive già intraprese dalle altre banche centrali (Stati Uniti, Giappone ed Europa) piuttosto che come una manovra allarmante e pericolosa.
‘Alla luce della situazione dell’economia domestica e internazionale – rassicura infatti la stessa People’s Bank of China – non ci sono ragioni economiche per una ulteriore svalutazione dello yuan’.

In effetti, la manovra potrebbe avere semplicemente l’obiettivo di rendere più flessibile il cambio dello yuan sulle altre monete migliorando il funzionamento del mercato, come richiesto più volte dal Fondo monetario internazionale. Secondo una nota dell’agenzia di rating Standard & Poor’s “è più una riforma strutturale che una svalutazione competitiva” e probabilmente è più legata ad una “correzione tecnica”.

Ora la prossima mossa, in quella che da molti viene definita una ‘guerra di valute’, potrebbe spettare alla Federal Reserve americana. La banca centrale a stelle e strisce, in virtù della manovra cinese, potrebbe rimandare l’ormai imminente rialzo dei tassi d’interesse. Un rialzo doveroso e fisiologico vista la stabilizzazione dell’economia USA, ma che allo stesso tempo (dopo il quantitative easing di Draghi), potrebbe rendere ancora più forte il dollaro americano, provocando la frenata dell’export della prima economia al mondo.

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