“La chiusura dei Tories in contrasto con la storia della Gran Bretagna”. Parla Andrea Romano

Immigrazione
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Suscita preoccupazione l’intervista del ministro dell’interno Theresa May che vuole chiudere le frontiere inglesi agli immigrati anche ai cittadini dell’Ue

Proprio il paese che da secoli ha fatto dell’apertura alle persone, alle merci, ai capitali la sua forza oggi vorrebbe alzare il ponte levatoio verso tutti gli immigrati, anche cittadini dell’Ue. Suscita preoccupazione l’intervista al Sunday Times di Theresa May, un vero e proprio attacco alla libera circolazione nell’Unione Europea, specie alla vigilia del vertice europeo d’emergenza del 14 settembre. Una posizione, quella della May, che cade con fragore nel dibattito inglese sulla permanenza del paese nell’Ue (il referendum voluto da David Cameron si terrà probabilmente l’anno prossimo). Di tutto questo abbiamo parlato con Andrea Romano, deputato pd, gran conoscitore della politica inglese.

La chiusura, diremmo da noi, “leghista” della May è una novità, Romano?

“No, non è sorprendente, lei da diversi anni sostiene queste cose. Però bisogna avere chiaro che se la Gran Bretagna dovesse dar corso a questa ipotesi dovrebbe rivedere la sua presenza nell’Ue, perché qui non si sta parlando di Schengen, a cui Londra non aderisce, ma del trattato di Maastricht laddove prevede la libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione”.

Infatti si sta discutendo di questo, l’anno prossimo c’è il referendum.

“Questa uscita di Theresa May è certamente legata al dibattito in corso nel partito conservatore sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Ue. Teniamo conto che in quel partito la componente euroscettica è cresciuta e che lei può puntare a diventarne il riferimento anche nella chiave della successione a Cameron che ha detto che lascerà nel 2020. Aggiungo anche che forse la May ha sottovalutato l’impatto delle sue parole sul dibattito europeo sull’immigrazione, un dibattito che probabilmente è entrato in una fase nuova”.

Ecco, non c’è il timore che questa intervista possa giocare un ruolo negativo alla vigilia del vertice straordinario del 14?

“Credo di no perché il vertice sarà gestito dall’Europa continentale, gli inglesi si sono di fatto già chiamati fuori dal problema del governo delle quote. Sarà bene che il vertice invece vada avanti sulle quote, sulla fine dei trattati di Dublino, sulla gestione del diritto d’asilo”.

E i laburisti hanno reagito?

“Ma il problema del rapporto con l’Europa è apertissimo anche in casa laburista, dove esiste anche lì una cultura antieuropeista. Corbyn, fra le altre cose per me negative, è anche portatore di una linea molto scettica verso l’Europa secondo una impostazione tradizionale della sinistra per cui l’Europa è quella dei banchieri e dei capitalisti… Lui non dice di votare Sì al referendum come invece aveva detto Ed Miliband”.

Dunque c’è da essere preoccupati per questa involuzione di un paese importante come la Gran Bretagna…

“Certo, anche perché la sua politica non è mai stata ‘buonista’ ma ispirata da secoli alla apertura. Il tradizionale istinto isolazionista non ha impedito di aprirsi alle persone, alla cultura, ai capitali… Colpisce la coincidenza che questa chiusura del governo inglese avvenga nell’ottocentesimo anniversario della Magna Charta – 1215! – che prevedeva il diritto di uscire e ritornare sul suolo britannico. Oggi assistiamo invece ad un brusco ripiegamento alla chiusura”.

 

 

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