La Chiesa italiana al bivio, fra family day e confronto sui diritti

Diritti
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Sembrano emergere alcuni limiti nelle analisi di questi giorni, troppo legate a schemi tradizionali. C’è un vasto mondo di credenti, sostanzialmente a favore del ddl Cirinnà, che indubbiamente oggi è privo di rappresentanza

Sì, l’Italia discute di famiglia, di figli, di diritti, di coppie e di affettività. Lo ha fatto ieri con una mobilitazione inattesa e straordinaria per numero di adesioni e soprattutto per partecipazione, lo farà di nuovo il 30 gennaio con il Family day, l’evento sostenuto da tanti pezzi di Chiesa e mondo cattolico, da associazioni e singole diocesi. In mezzo il disegno di legge sul riconoscimento delle unioni civili omosessuali, oggetto di contesa e battaglia politica, di tentativi di mediazione, dissensi, di appoggi trasversali in Parlamento e nelle piazze. Il Family day, promosso dal “Comitato difendiamo i nostri figli”, il cui portavoce è Massimo Gandolfini, è sostenuto da un ampio ventaglio di organizzazioni fra le quali i neocatecumenali, e poi in ordine sparso ciellini, militanti di varie associazioni come “Non si tocca la famiglia”, “Identità cristiana”, “Papa Giovanni XXIII” e molte altre con una prevalenza di movimenti integralisti per quanto non in maniera esclusiva. Più tiepide o problematiche – pur all’interno di uno schema fatto di molti ‘no’ – si sono mostrate altre organizzazioni come l’Azione cattolica; quest’ultima da una parte ha chiesto importanti modifiche al disegno di legge Cirinnà, allo stesso tempo ha riconosciuto la necessità di legiferare in materia di unioni omosessuali. Diverse altre associazioni, infine, hanno scelto di defilarsi dalla manifestazione del 30 senza troppi clamori.

Bagnasco, Ruini e il Papa
In questa vicenda, come è noto, si è poi inserita la Cei, con il suo presidente, il cardinale Angelo Bagnasco, che ha deciso di rompere gli indugi di altri vescovi appoggiando in maniera più esplicita il Family day. In un primo tempo, infatti, alcuni suoi confratelli, (il Segretario della Cei Nunzio Galantino, il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia) si erano espressi a favore del riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali pur restando nettamente contrari all’adozione (sia pure l’adozione del figlio che già è del partner, come previsto dal ddl). Alle parole di Bagnasco sono seguite quelle a mezzo stampa dell’anziano cardinale Camillo Ruini: una chiamata alle armi che ha ricalcato di fatto la stagione dei valori non negoziabili lasciando poco spazio a mediazioni o momenti di confronto. Alla fine è intervenuto il papa suscitando, come inevitabilmente avviene in Italia, scalpore, per quanto prudenti siano state le sue parole.

Innanzitutto Francesco ha parato davanti a un organismo vaticano, il Tribunale della Rota romana, non si è dunque rivolto a un gruppo di parlamentari o politici, come pure è accaduto troppo spesso in passato, e nemmeno di fronte a una associazione laicale. In questo senso le sue parole hanno avuto certamente il senso classico di riaffermare le dottrina della Chiesa. Chiedendo poi di non fare confusione fra matrimonio e altri tipi di unione, Papa Francesco ha di fatto preso atto pubblicamente che una varietà di istituiti esiste o è possibile, ha però insistito sulla necessità di non confonderli – cioè di mantenerli distinti anche sul piano legislativo. Non c’era nel discorso del Papa alcun riferimento alla legge naturale né ai valori non negoziabili; una presa di posizione che, anche secondo il Corriere della Sera, corrispondeva alla volontà di evitare il muro contro muro pur ribadendo con chiarezza l’insegnamento della Chiesa.

Magistero sì ideologia no
Francesco ha giocato certamente di rimessa, per usare un gergo calcistico, in una situazione non facile, ma sembra averci visto giusto; l’operazione Family day puntava sì al ddl Cirinnà ma anche a dimostrare, con una piazza piena, come il ‘popolo’ non seguisse le aperture del papa su certi temi (del resto che il pontefice abbia dei nemici o avversari interni non è un mistero). Bergoglio sa bene di godere di un consenso ampio e vasto fra credenti in Italia e nel mondo, eppure ha intravisto il rischio che stava correndo. Così ha risposto riaffermando il magistero sulla famiglia senza incardinarlo ideologicamente o appiattendolo su un ‘no’ senza se e senza ma; posizione, quest’ultima, ben presente invece fra i promotori della mobilitazione pro-family.

D’altro canto in questa vicenda il primo dato importante da sottolineare è che diverse sensibilità sono emerse dopo decenni di uniformità all’interno non solo del mondo cattolico, ma anche dell’episcopato. Bagnasco parlerà domani aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente della Cei, l’organo di autogoverno dei vescovi, e però difficilmente terrà conto di questa complessità; la sua permanenza al vertice della Chiesa, è infatti dovuta al sostegno dell’ala più intransigente o tradizionalista di cui egli stesso è garante ed espressione pur senza avere la sensibilità politica di un Ruini o di un Angelo Scola, attuale arcivescovo di Milano.

Integralismo e diritti civili
In ogni caso il clamoroso ritorno in piazza dell’Italia dei diritti civili, mostra la lungimiranza del papa che avrebbe volentieri sottratto la Chiesa a uno scontro frontale di questo tipo, ideologico più che politico, capace di indebolire la mediazione parlamentare anziché rafforzarla, e mette ora in difficoltà quanti pretendono di rappresentare tutto il popolo italiano (“il nostro popolo” nelle categorie di Bagnasco) smentiti dai fatti in decine di città italiane. L’integralismo cattolico, la cui deriva catto-leghista identitaria e anti-immigrati è stata pure evocata da Massimo Franco sul Corsera, per quanto robusta possa essere la partecipazione all’appuntamento al Circo Massimo, rischia di rinchiudere il cattolicesimo in una ridotta reazionaria. Di certo però è ormai latente una separazione interna al mondo cattolico in particolare fra l’ala per così dire intransigente e quella Chiesa “ospedale da campo”, aperta ai lontani, sensibile su rifugiati, povertà, solidarietà promossa da papa Francesco (il quale certo è uno dei più forti sostenitori della famiglia ma anche uno dei più fieri avversari del fondamentalismo religioso).

Infine sembrano emergere alcuni limiti nelle analisi di questi giorni, troppo legate a schemi tradizionali. C’è un vasto mondo di credenti, sostanzialmente a favore del ddl Cirinnà, che indubbiamente oggi è privo di rappresentanza, ma è sprovvisto di una voce pubblica in grado di rappresentarlo; dopo gli anni del ruinismo, infatti, il dissenso è stato espulso dal modo d’essere del laicato impegnato, e oggi fa fatica a riprendere liberamente voce. D’altro canto la Chiesa dovrà sbrigarsi ad aggiornare i proprio parametri e compiere delle scelte: l’Italia è sempre più una società plurale – sotto il profilo culturale, antropologico, religioso, sociale – che partecipa dei mutamenti in corso in Europa e a livello globale. La scelta, anche sul piano ecclesiale, è fra i ‘crociati’ e papa Francesco, fra fratellanza e esclusione, fra fondamentalismo e cittadinanza. Il cristianesimo nel suo complesso, con le sue diverse chiese e anime, quale componente essenziale della storia e del patrimonio dei popoli europei, si trova ora in questo passaggio, delicato e cruciale, della sua storia.

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