La Cgil di nuovo sul piede di guerra. È scontro con il governo

Pensioni
Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a un convegno sulla 'carta universale dei diritti dei lavoratori' che si svolge a poche centinaia di metri dal corteo di operai dell'Ilva che da stamani sta paralizzando il traffico a Genova, 26 gennaio 2016 a Genova. ANSA/ LUCA ZENNARO

Il sindacato guidato da Susanna Camusso reagisce con durezza alle nuove condizioni sull’anticipo pensionistico stabilite stamane dal governo

Tra governo e sindacati spunta il primo vero incaglio sulle pensioni dopo un lungo confronto, aperto, durato diversi mesi (il dialogo è cominciato a maggio). Nell’incontro di stamane tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini e i rappresentanti dei lavoratori, al quale non erano presenti i segretari generali – era un tavolo soprattutto tecnico – si sono definite le nuove caratteristiche della flessibilità in uscita, non certo dettagli.

Ma le parti sociali, soprattutto il sindacato guidato da Susanna Camusso, hanno reagito con durezza, criticando le condizioni sull’anticipo pensionistico stabilite dal governo, accusandolo di avere “cambiato le carte in tavola”.
Il nocciolo del disaccordo si trova in uno dei requisiti necessari ai lavoratori che potranno accedere all’Ape agevolata, ovvero quella particolare flessibilità in uscita in cui l’anticipo pensionistico sarà interamente a carico dello Stato.

In pratica, per il governo, si potrà andare in pensione anticipatamente senza penalizzazioni soltanto se in possesso di 35 anni di contributi (30 nel caso in cui si è disoccupati). Troppi secondo la Cgil, che proprio su questo limite si è trovato in disaccordo. “Una questione mai emersa in questi mesi di confronto”, ha fatto sapere tramite una nota il sindacato guidato da Susanna Camusso, ipotizzando che così facendo “si rischia di vanificare gli sforzi fatti finora”. Anche perché, secondo la Cgil, in questo modo l’Ape aumenterebbe le barriere di uscita (35 anni di contributi) rispetto alla pensione di vecchiaia già in vigore, per la quale è invece previsto un requisito di 20 anni di contributi.

Ma il vero punto è che la Cgil non ha mai pienamente digerito lo strumento dell’anticipo pensionistico: il suo obiettivo era e resta quello di cambiare la legge Fornero, eliminando per tutti la penalizzazione legata all’uscita anticipata, cosa che appare però in evidente contrasto con le scarse risorse a disposizione. Era evidente dunque che si arrivasse a un temporaneo (si spera) scontro sull’anticipo pensionistico.

D’altra parte l’Ape, nell’idea del governo, è stata pensata – a causa anche delle ovvie ristrettezze economiche – soltanto per le categorie in difficoltà come i disoccupati, e per gli esuberi dovuti a crisi aziendali. A questi, oggi sono stati inclusi alcuni lavori ritenuti “gravosi” come le maestre, gli operai edili e alcune categorie di infermieri. Di più (per ora) non è possibile fare, sostiene l’esecutivo.

Sugli altri punti del pacchetto pensione, e sulla manovra in generale, la Cgil sembrerebbe essere invece più vicina alle idee di Palazzo Chigi.

Da registrare la reazione più distensiva della Uil, per la quale ha parlato il segretario confederale Domenico Proietti al termine dell’incontro odierno. “È stato fatto un buon lavoro”, ha detto, nonostante “le criticità” su cui i sindacati continueranno “a fare pressing”. Quanto alla Cisl, il suo segretario generale, Anna Furlan, si è detta soddisfatta e ha definito il dialogo col governo sull’Ape “un lavoro importante”.

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