Il giallo delle cene. Marino: pago di tasca mia

Roma
Il Sindaco di Roma Ignazio Marino durante l'intervista concessa al programma televisivo 'Piazzapulita' su La7, Roma, 1° ottobre 2015. 
ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Ore decisive per la giunta di Roma. E ogni soluzione a questo punto diventa possibile

Sono giornate, anzi: ore, cruciali per Ignazio Marino. In serata il sindaco di Roma ha diffuso una nota con cui risponde alla bufera scatenata sulle cene rimborsate forse – dicono le opposizioni alla Giunta capitolina – illecitamente. “In questi due anni ho speso con la carta di credito messa a mia disposizione dal Comune meno di 20.000 euro per rappresentanza, e li ho spesi nell’interesse della città – spiega il primo cittadino – È di questo che mi si accusa? Bene, ho deciso di regalarli tutti di tasca mia a Roma e di non avere più una carta di credito del Comune”.

Marino prova così a spegnere le polemiche di questi giorni, ma i segnali di nervosismo continuano a viaggiare sottotraccia e si avvertono con chiarezza. La magistratura ha aperto un’inchiesta. Circola la voce di imminenti altre denunce del sindaco per abuso d’ufficio o reati anche più gravi. E’ un pasticcio, alimentato anche dalla smentita di presunti invitati alle cene, prima fra tutte la Comunità di Sant’Egidio. Insomma, può essere la classica buccia di banana.

Persino gli uomini più vicini a Marino sono molto preoccupati. Un articolo del Foglio stamane dava conto di “un piano” del Pd che prevederebbe il voto contrario sul bilancio, a novembre, cosa che determinerebbe automaticamente il commissariamento del Comune di Roma. Molto probabilmente non è questa l’intenzione del Pd, perché le dimissioni del sindaco qualche giorno prima dell’apertura della Porta Santa è altamente sconsigliabile, eppure l’ipotesi rivela tutta l’insofferenza che regna al Pd.

Oggi è stata una giornata di riunioni, incontri, contatti. Al Nazareno e fra il Nazareno e il Campidoglio.

Nessuna ipotesi è da escludere, a questo punto, perché sembra evidente che un chiarimento sia indispensabile.

Lui, Marino, che fino a pochi giorni fa aveva assunto un atteggiamento minimizzante, adesso è veramente su tutte le furie. Il che non agevola la situazione. La polemica sulle cene lo vede sulle barricate, ovviamente impegnato a negare ogni illecito.

La novità, se così si può dire, è che il fastidio dem ormai ha contagiato anche i consiglieri comunali, quelli che materialmente hanno nelle loro mani il futuro del sindaco, perché sono coloro che, a novembre o in primavera, potrebbero votare una mozione di sfiducia. Molti dem parlano di Marino come del “sindaco onorario”, un modo elegante per dire un sindaco a termine.

Non siamo ancora al momento delle decisioni irrevocabili. Il Pd aspetta ancora. Ma fino a quando?

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