Draghi pronto ad aprire ancora i rubinetti della liquidità. E Piazza Affari festeggia

Finanza
Mario Draghi, President of the European Central Bank (ECB) addresses a press conference following the meeting of the Governing Council in Frankfurt am Main, western Germany, on January 21, 2016.
The ECB left its key interest rates unchanged at its first policy meeting of the year, despite current volatility on the world's financial markets owing to concerns about the slowing Chinese economy. / AFP / DANIEL ROLAND

Il Governatore promette: “A marzo rivedremo la politica monetaria”

Alla luce degli sviluppi di inizio anno la Bce rivedrà la propria politica monetaria a marzo, mentre i tassi di interesse rimarranno estremamente bassi “agli attuali livelli o più bassi” per “un esteso periodo di tempo”. Sono le parole del presidente della Bce, Mario Draghi, che diramano (con una rara velocità) le nubi sui listini del Vecchio Continente. Il numero uno dell’Eurotower rassicura gli investitori internazionali con la sua pacata e rassicurante modalità di comunicazione. Il copione è lo stesso, visto ormai più volte: parla di nuova liquidità, e i mercati volano. D’altra parte, una delle regole non scritte di tutti gli investitori globali è quello di non schierarsi mai, in nessun caso, contro una banca centrale. “Non ci sono limiti sugli strumenti a nostra disposizione, – avverte il governatore della Bce – e su questo punto non deve esserci nessun dubbio”.

Se è vero, secondo Draghi, che la medicina già stata somministrata (peraltro tramite una dose piuttosto rilevante) sta cominciando a dispiegare i suoi effetti positivi sull’economia dell’Eurozona, è altrettanto vero, afferma ancora il numero uno della Bce, che ci troviamo in una fase di “accresciuti rischi al ribasso” derivanti dai paesi emergenti, dalla “volatilità dei mercati finanziari” e da fattori geopolitici.

Insomma, il programma di Quantitative easing funziona, ma forse c’è bisogno di un aggiustamento a marzo. E secondo quanto già detto in altre occasioni, Draghi potrebbe puntare soprattutto sull’estensione degli acquisti mensili del QE almeno fino a 80 miliardi.

L’effetto Draghi si riflette anche sul mercato obbligazionario, sullo spread BTp/Bund che precipita sotto i 100 punti base, per poi risalire in chiusura a quota 109.

Un altro aspetto positivo per i mercati arriva anche dal fatto che la linea odierna è stata decisa all’unanimità dal consiglio, allontanando così le speculazioni su divisioni tra i banchieri centrali.

Quanto alle prospettive di inflazione dell’area euro, fa notare ancora Draghi, oggi sono “significativamente inferiori” a quelle che c’erano nelle previsioni economiche della Bce lo scorso dicembre. Il Consiglio direttivo si attende che il caro vita resti “molto basso o negativo nei mesi a venire”, per poi “risalire solo più in avanti nel 2016″. In questo quadro bisogna “monitorare attentamente i rischi di effetti secondari” della bassa inflazione, aggiunge, ossia le possibili ricadute sulle dinamiche di salari.

Per di più, il continuo crollo del petrolio potrebbe variare al ribasso le proiezioni, che sono basate su un prezzo medio a 52,2 dollari al barile (il Brent in questi giorni è scambiato intorno a 28 dollari).  Ecco perché, aggiunge il governatore della Bce, “stiamo adattando i nostri strumenti a condizioni che cambiano e stiamo facendo tutto ciò che è necessario per portare a termine il nostro mandato (portare l’inflazione sotto ma vicino al 2%, ndr)”. Tuttavia assicura: “Davanti a questi nuovi fattori non ci arrendiamo”.

Infine, sulla questione banche, Draghi scende in campo in prima persona per rassicurare sulla tenuta dell’intero comparto, sulle istituzioni europee in generale, e sul fatto che la vigilanza europea non ha pretese irragionevoli sulla gestione dello spinoso problema dei crediti deteriorati. “Sappiamo benissimo che richiederanno tempo”. Quanto agli istituti di credito italiani, sulla base della valutazione complessiva (comprehensive assessment) condotta lo scorso anno, ha precisato che oggi “non c’è nulla di nuovo, gli accantonamenti sono simili a quelli dell’area euro e hanno anche un alto livello di garanzie e collaterali”. Peraltro, le richieste di informazioni (qualitative) che la Bce ha avanzato a diverse banche, anche italiane, sui crediti deteriorati non porteranno a nuove richieste di accantonamenti, né di raccolta di nuovo capitale, rispetto a quelle già avanzate nella valutazione complessiva del settore effettuata nel 2015.

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