La battaglia di Aleppo: la guerra mondiale in una città

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epa05151276 Syrian refugees carry food and fruit near Oncupinar Border gate in Kilis, Turkey, 09 February 2016. The Turkish government has so far kept the border closed to the more than 30,000 people stranded in northern Aleppo province after government forces cut off routes to Aleppo city and central Syria. Turkey did changes its policies 09 February and began to allow injured refugees to enter via the Bab al-Salameh crossing, a spokesman for the aid organization IHH said. However, it remains closed to all others.  EPA/SEDAT SUNA

In attesa di una tregua, nella città siriana il mondo si fronteggia in una “mini guerra mondiale”

La Russia proseguirà i raid aerei “contro i terroristi” anche nella provincia di Aleppo nonostante l’accordo di cessare il fuoco in Siria. A destabilizzare la situazione è ancora una volta il Cremlino, che attraverso il vice ministro degli Esteri,  Gennadi Gatilov, ha spiegato: “noi combattiamo contro gruppi terroristici, Isis, al Nusra e altri, legati ad al Qaida. I bombardamenti su obiettivi dei gruppi terroristici continueranno in ogni caso, anche se si arriverà ad un accordo per il cessate il fuoco”.

L’uscita di oggi rende bene l’idea della situazione che si è venuta a creare nella città siriana situata nel nord del Paese. Il Washington Post la considera una “mini guerra mondiale” e la definizione appare più che mai appropriata. Soprattutto a causa delle innumerevoli fazioni che si stanno contendendo la città grazie anche al sostegno e all’appoggio delle potenze mondiali. E’ in questo quadro che si innestano le parole di Gatilov. La Russia continua a distinguere in maniera netta guerriglieri e terroristi, quando una distinzione simile non è possibile. Se non per assecondare gli scopi di ogni singola fazione in gioco. In campo ci sono milizie irachene e libanesi, assistite da consiglieri iraniani; Ci sono le truppe di Assad sostenute dai raid di Putin e poi c’è il guazzabuio di gruppi ribelli siriani sostenuti da Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Gli stessi gruppi contro i quali sembrano riversarsi i raid russi. Da Mosca le autorità ripetono che gli attacchi sono riservati ai terroristi, ma in realtà – secondo i critici – cercano di indebolire i gruppi di ribelli avversi al regime di Bashar al Assad.

La famosa telefonata tra Obama e Putin per “un fronte unitario” che possa portare al cessate-il-fuoco in Siria, in realtà, nasconde innumerevoli complicazioni. Stando ai fatti più recenti, la disponibilità di Putin all’iniziativa degli Stati Uniti sembra solo mostrare una rinnovata serenità nella propria strategia, visti i successi che le truppe del regime hanno ottenuto nella città al centro dei negoziati.

Nella gif animata qui sopra, viene ben sintetizzata la disposizione strategica del terreno nella zona intorno alla città siriana, a partire dall’inizio dell’anno fino ad ora. La città si trova nella metà inferiore della mappa. La porzione in beige mostra invece le milizie fedeli al presidente siriano. L’animazione mette in luce come le truppe siriani siano riuscite a circondare le postazioni dei ribelli assediati (l’area in verde) e tagliare loro ogni linea di riformento con la Turchia, canale minacciato anche dalle milizie curde (sulla mappa in giallo).

L’animazione fa riferimento alla situazione di circa 10 giorni fa. Ma il contesto attuale non è cambiato molto. Qui sotto la mappa aggiornata.

Alle dichiarazioni russe che confermano il proseguimento dei raid anche con la tregua, si aggiungono le notizie delle ultime ore che riguardano due attacchi che hanno colpito due diversi ospedali nei pressi della città. Il primo riguarda una stuttura gestita da Medici senza frontiere, nella provincia di Idlib, a sud di Aleppo in cui un raid russo ha causato la morte di 9 persone. Il secondo riguarda invece i  reparti di ginecologia e pediatria della clinica di Azaz, a nord di Aleppo, dove, secondo la tv al Jazeera, un raid del regime avrebbe fatto almeno 14 vittime.

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