L’innovazione inizia dalla banda ultralarga

Innovazione
Cavo in fibra per banda larga. ANSA

Lo sviluppo della fibra è il grado zero di un ecosistema che permetterà alle start up di fiorire e dispiegare il loro potenziale

Chi si chiede oggi “Ma a cosa serve davvero la banda larga?” è l’equivalente di chi un tempo si chiedeva “ A cosa serve l’elettricità?” o “A cosa serve il motore a scoppio?”.

Come è facile intuire, la banda larga non è solo un’innovazione ma è un’innovazione che ne permette una miriade di altre. È un mezzo attraverso il quale viaggia non soltanto lo sviluppo economico, ma anche quello culturale del paese, è il tipo d’innovazione che funziona da struttura fondante per una serie di tecnologie di “secondo livello”.

La banda larga fornisce due tipi di vantaggi strategici a cui non possiamo permetterci di rinunciare, due vantaggi strettamente legati fra di loro: la possibilità per il pubblico di fruire a pieno delle potenzialità del digitale e la possibilità di creare nuove tecnologie che utilizzino a pieno queste nuovo mercato fatto dagli utenti del web.

Pensiamo al caso di Netflix, un’industria che è stata creata originariamente per il noleggio dei dvd per corrispondenza e che poi si è avvantaggiata dello sviluppo della rete per diventare un distributore e un produttore di contenuti video tramite internet. Un’evoluzione impensabile senza banda larga, uno sviluppo che è anche quello delle persone che di questa innovazione sono clienti: non più utenti passivi dell’offerta della televisione, bensì consumatori di un prodotto in grado di offrire una grandissima ampiezza di scelta.

Fornire i canali significa fornire opportunità a creatori, imprenditori e consumatori, di conseguenza più in generale alla società.

Un’altra riflessione: spesso pensiamo all’innovazione come la trovata di un genio con la testa fra le nuvole, di questi tempi poi anche un po’ nerd. E basta. Può darsi, ma non è neppure sempre detto, che l’idea geniale in effetti venga ad una persona di questo tipo, ma ogni idea innovativa nel mondo digitale non va lontana se a recepirla, ad accoglierla, non c’è un ecosistema adatto all’innovazione.

La banda larga è il grado zero di questo ecosistema, attorno al quale è importante sviluppare i valori che permettono alle start up di fiorire e dispiegare il loro potenziale: incentivare la capacità di costruire qualcosa, di applicare l’intelligenza al reale, di cambiare la vita delle persone, di mettere in condivisione le proprie idee in gruppo; tentare di saltare fuori dalla scatola vedere tutto da un angolazione a cui nessuno ancora aveva ancora pensato.

In Italia questo significa anche incominciare a ripensare il futuro, riappropriarci del nostro grande passato per portarlo nel presente e costruire una visione di quello che vogliamo diventare: una visione che prima di tutto dia spazio alla creatività. In termini concreti dobbiamo pensare sempre di più a provvedimenti che rafforzino la policy organica a sostegno alle nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico.

Semplificazione della burocrazia, nonché delle regole del lavoro per assumere personale altamente qualificato godendo di un credito d’imposta; un insieme di provvedimenti e progetti sul finanziamento delle giovani imprese, per competere con i grandi investimenti in innovazione che gli altri paesi stanno facendo a livelli vertiginosamente più alti dei nostri. Inoltre le startup innovative possono raccogliere capitali diffusi attraverso portali web autorizzati, disciplina nota come equity crowdfunding che ha ricevuto nel nostro Paese il primo regolamento dedicato al mondo: potenziarlo e semplificarlo è da più parti ritenuto fondamentale affinché possa veramente funzionare.

Gli investitori in startup innovative godono di detrazioni fiscali che vanno rafforzate, perché ora bisogna fare di più, bisogna evitare quello scippo di talento che avviene da anni nelle università italiane che formano a spese dello stato italiano giovani talenti, dottori di ricerca, menti brillanti, preparate che poi prendono un biglietto di sola andata per l’estero.

Non possiamo permettercelo in ambito universitario, non possiamo permettercelo in quello tecnologico nel quale i nostri neo imprenditori guardano con grande interesse l’opzione “Via dall’Italia” per trovare paesi più ospitali per fare impresa in ambito tecnologico e non solo.

Questo significa che dobbiamo assistere le start up che crescono fino a diventare scale-up, creare startup community dell’innovazione dove gli incontri fra gli imprenditori del domani e gli investitori siano più facili ed efficienti, potenziare i fondi dei fondi nel segmento del capitale di rischio, sviluppare incentivi per quel tipo di investimento a medio-lungo termine che è maggiormente in grado di creare occupazione di qualità.

Questo è il contorno di quell’edificio d’innovazione che porta ricchezza e cultura per il Paese e per il quale la banda larga rappresenta le fondamenta. Le mura portanti invece sono il piano Italia Login, un progetto rivoluzionario di web pubblico che riunisca in un’unica interfaccia, intuitiva, con un’unica password e fruibile sia dallo smartphone che dal computer, tutti i rapporti fra lo Stato e i cittadini e fra lo Stato e le aziende. Tutto a portata di clic.

La speranza è che nel tempo la parola “fila” suoni attuale come oggi suona “feudalesimo” o “maniscalco”.

Anche liberare tempo e risorse dalla burocrazia significa creare futuro. Non soltanto quindi dobbiamo portare ovunque la banda larga, ma dobbiamo farlo in fretta perché il nostro compito non si esaurisce certo lì, piuttosto da lì parte.

*Paolo Barberis, consigliere per l’Innovazione del Presidente del Consiglio

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