L I M, il pop elettronico che guarda all’estero: “La nostra necessità? Essere universali”

Musica
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Abbiamo incontrato Sofia Gallotti e Riva, titolari del progetto, usciti da poco con il disco Comet: pop elettronico dal respiro internazionale

Schermata 04-2457490 alle 13.36.02L I M è il progetto di Sofia Gallotti, musicista conosciuta per aver militato nel duo degli Iori’s Eyes che quattro anni fa avevano raccolto consensi con il loro disco d’esordio, Double Soul.

La incontriamo nel cortile del Monk, locale romano che ha ospitato il festival di musica elettronica Manifesto; insieme a lei c’è il produttore Riva, con il quale ha collaborato per finalizzare i quattro brani del suo primo lavoro solista: il Comet EP.

Le canzoni di L I M sono in equilibrio tra un’elettronica fredda e il calore di un approccio nudo e intimista alla voce; quest’ultima è concepita come uno strumento al pari degli altri ingredienti sonori, contribuendo all’impressione generale di una musica fluida, che mescola umano e digitale senza soluzione di continuità.

Non a caso è l’acqua l’elemento capace di rappresentarne visivamente l’essenza. “Nella nostra musica c’è l’estetica delle deformazioni: è tutto molto liquido, molto conturbante – dice Sofia – Il video del brano Comet infatti è stato girato in un parco acquatico vicino Milano. La lavorazione è cominciata 2 anni fa e ha avuto una gestazione molto lunga. Ma è valsa la pena aspettare a lungo: per me questo video è la perfetta espressione visiva del brano. L’unica possibile: non ce n’è un’altra”.

L’ep Comet ha avuto una gestazione abbastanza laboriosa “È frutto di un mio periodo buio – spiega Sofia – Ho scritto i brani nel momento in cui sono stata lasciata dalla mia ragazza: elaborazione del lutto direi. Ero molto sola: un momento di estrema confusione e disequilibrio. Me ne sono andata a Edimburgo e lì l’atmosfera gotica mi ha come instradato verso un percorso, molto personale, attraverso la scoperta di un suono basato sui sintetizzatori: ascoltavo moltissimo Klaus Schulze (musicista elettronico tedesco molto influente per il kraut rock, ndr). Poi sono tornata a Milano e ho avuto un incontro fondamentale”.

È a questo punto che nasce la collaborazione di Sofia con Riva, produttore appena 23enne ma già attivo nel campo delle musiche per le pubblicità e sonorizzazioni “adesso sto scrivendo una musica per i negozi di Valentino. Dovrò pure cantarci sopra, cosa che mi diverte abbastanza”. Nonostante la giovane età, Riva ha le idee chiare già da parecchio tempo: “Quando avevo quindici anni mi sono detto che dovevo trovare un campo, artistico, in cui applicarmi per fare un po’ di soldi. Avrei potuto dipingere, per esempio, o dedicarmi alla moda; però ho scelto di suonare: forse la decisione meno fruttuosa”.

La collaborazione tra la musicista e il produttore si rivela subito feconda: “Abbiamo iniziato a confrontarci – continua Riva – siamo partiti con sonorità stile ambient di Detroit, alla Carl Craig, poi abbiamo esplorato la musica più sexy degli anni 70: una certa lounge da film porno, e poi la musica da club. Questi riferimenti li peschiamo da internet: cioè, si tratta di suoni e culture che rispecchiano il nostro modo di essere e ciò che ci succede e che poi approfondiamo su internet”.

Sotto questa ottica acquista perfettamente senso la presenza, nell’ep, di una cover del brano Sugar Me del 1972 della cantante britannica Lynsey De Paul.

Il suono di L I M si allontana dalle derive cantautoriali e dal pop cantato in italiano: la scelta della lingua inglese risponde a una precisa esigenza “volevo che anche gli amici all’estero capissero i testi – dice Sofia – c’è una necessità di essere universali che non potevo ignorare e poi l’inglese è una lingua musicale: mi sembra più naturale per un certo tipo di musica. Inoltre sarebbe bello suonare all’estero. Il nostro set è comodo e relativamente scarno, quindi possiamo girare facilmente: io sul palco sono da sola con un synth e un basso e poi ci sono i visual che sono fondamentali. In Italia c’è poca abitudine a uno spettacolo che contempli, oltre a una parte suonata, un importante aspetto visivo: e credo si debba superare questa mentalità. Sono convinta che le due componenti possano integrarsi e coesistere, anzi: si arricchiscono a vicenda”.

Sofia confessa che uno degli aspetti più travagliati nella gestazione di questo ep è stato trovare la strada per cantarlo in modo convincente: “Io sono molto timida. Dover cantare senza bere è un problema. E per cantare non bisogna bere. Io che ho una vocina flebile se bevo troppo è un casino. Ci ho messo un po’ per prendere consapevolezza dei miei mezzi, non mi ritengo una cantante. Ma piano piano sto scoprendo che il canto è come uno sport; sto prendendo lezioni: sostenere un live non è come cantare chiusi in una stanza da soli. Una delle cose più buffe di questa esperienza – continua Sofia – è che ho scoperto delle influenze, totalmente inconsce, che emergono nel mio modo di cantare. Una su tutte: Elisa. Ovviamente la mia musica non ha nulla a che fare con la sua ma il vibrato messo a fine frase in un certo modo o lo yodel (saltare di un ottava a un’altra) sono caratteristiche molto pop, che, inconsciamente, mi rimandano al suo modo di cantare”.

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