L’autunno riformista di Palazzo Chigi

Riforme
Italian Prime Minister Matteo Renzi waits for German Chancellor Angela Merkel prior her during a visit at the Milan Expo 2015, in Milan, Italy, 17 August 2015. Angela Merkel is on a brief visit to the world exhibition before starting her trip to Brasil. 
ANSA/DANIELE MASCOLO

Stamani la prima volta (da premier) al Meeting Cl, in serata a L’Aquila, e a Pesaro (sulle musiche di Rossini) l’annuncio di una nuova ripartenza

Oggi tutti gli occhi saranno puntati sul discorso del premier al meeting di Cl a Rimini ma, forse, è su Pesaro, candidata a «città della musica» che dovrebbero essere accesi i riflettori. Lì, probabilmente, Matteo Renzi, in visita ufficiale nel pomeriggio, annuncerà la ripartenza autunnale. Un’occasione, in vista dei lavori parlamentari, per fare il punto della situazione e per dare nuovo slancio alle riforme ancora da completare e al programma dell’esecutivo. Tra le priorità la flessibilità europea, la ripresa economica e dunque l’aumento del Pil senza intaccarne il rapporto con il debito e la legge sulle unioni civili. E non è escluso che annunci ulteriori misure anticasta.

Occhi puntati, dunque, al meeting di Cl a Rimini, dove parlerà alle 13, intanto perché è il suo esordio davanti alla platea che un tempo vide gli Andreotti, i De Mita, i Berlusconi e la destra ospiti a proprio agio e oggi, invece, più interessata al mondo economico-finanziario e poi perché Cl guarda con interesse al nuovo corso politico che il premier sembra aver impresso al Paese. Ma questo mondo il premier lo conosce bene, da cattolico, sa che è l’interlocutore a cui guardare nell’ottica di quel partito a vocazione maggioritaria che il Pd vuole essere, e sarà interessante vedere come l’ex boy scout sarà accolto. Ma sarà a Pesaro, dove si siglerà un protocollo d’intesa per rilanciare la candidatura per la città della musica, che il premier indicherà l’agenda per la ripresa d’autunno. Le riforme fatte, quelle in itinere e quelle a cui bisogna mettere mano, in vista della coda finale della legislatura, da qui al 2018, perchè, di questo è convinto, la ripresa economica del Paese passa sì attraverso le misure ad hoc, come il jobs act, gli sgravi per le imprese, gli ottanta euro, i bonus bebé, il taglio degli sprechi e la razionalizzazione delle risorse, ma anche e soprattutto attraverso una modernizzazione che investa a 360° lo Stato.

La cultura, spunto da cui nasce la visita a Pesaro, sarà l’incipit per una esortazione a non perdere tempo, a far tornare il mondo a parlare dell’Italia per le sue risorse, la sua bellezza e non per Mafia Capitale e i funerali della vergogna. L’obiettivo sarà quello di «dare un senso di urgenza e di ripartenza», raccontano ambienti di Palazzo Chigi, perché se tra le priorità c’è quella di chiedere, e puntare a ottenere, all’Europa maggiore flessibilità occorre dimostrare che il Paese non si ferma, che va avanti con le riforme, che il nuovo Senato non si arenerà sotto il peso di migliaia e migliaia di emendamenti né davanti al muro contro muro con la minoranza interna. Che i decreti attuativi della riforma della Pa saranno puntuali dando alla macchina pubblica quello sprint che finora è rimasto arenato sotto lentezza burocratica, farraginosità, e risorse mal distribuite.

Un’Italia credibile, sarà il senso del discorso, è un paese dove gli investitori stranieri vogliono puntare le loro carte, e dunque, dove la giustizia civile funziona e dà risposte certe in tempi certi. Ma anche un luogo dove chi nasce ha diritto a vedere riconosciuta la cittadinanza, lo ius soli (da legare ad alcune condizioni, come la frequenza scolastica) finalmente approdato in Commissione Affari costituzionali alla Camera; un Paese dove chi è omosessuale e convive può finalmente essere riconosciuto e avere in quanto tale diritti e doveri. Tema caldo, quest’ultimo, che ha diviso le sponde del Tevere con accese polemiche, ma Renzi, – che oggi andrà anche a visitare per la prima volta L’Aquila – è intenzionato ad andare fino in fondo, come ha ribadito ieri il ministro Graziano Delrio: «Sulla regolamentazione delle unioni civili il governo è d’accordo che si vada avanti». Il Pd si è dato una mission e su quella le diplomazie stanno lavorando in vista della ripresa dei lavori parlamentari per trovare l’intesa non soltanto tra la maggioranza di governo. Il perimetro entro cui muoversi è delineato: non si tocca il principio contenuto nell’articolo 29 della Costituzione, che riconosce la famiglia tradizionale, ma ci si muove nell’ambito dell’articolo 2, che riconosce i diritti della persona nella «formazione sociale» e «è lì che si annovera l’unione omosessuale – spiega Giorgio Tonini, senatore Pd della commissione Giustizia dove il 2 settembre riprenderà al discussione – intesa come stabile convivenza tra persone dello stesso sesso, a cui riconoscere diritti e doveri». Un perimetro delineato dalla sentenza della Corte Costituzionale n.138 del 2010 e dalla condanna a luglio della Corte di Strasburgo che ha sentenziato la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani.

Anche il cardinal Bagnasco è tornato sul punto, per sottolineare che le unioni civili non possono essere omologate alla famiglia, «perché sono realtà diverse, bisogna riconoscere la diversità delle realtà e trattare le singole realtà secondo la concreta situazione». Ed è qui lo snodo su cui le posizioni sono inconciliabili perché, come spiega Tonini, «noi come legislatori non possiamo ignorare la sentenza della Corte costituzionale. Vanno riconosciuti i diritti degli omosessuali in quanto coppia di conviventi». Sarà dunque un autunno caldo, su più fronti, interno al Pd, in Parlamento, nella stessa maggioranza di governo che su questioni come lo ius soli e le unioni civili dovrà trovare un punto di mediazione. Ma, spiegano da Palazzo Chigi, per l’esecutivo sarà la stagione delle riforme che dovranno cambiare il volto del Paese restituendogli la funzione di motore del vecchio Continente, riassumendo il ruolo di primo piano che gli spetta per Cultura, arte, innovazione, con particolare attenzione al Sud per il quale saranno siglati patti per lo sviluppo e la ripartenza. Ribadirà l’impegno a tagliare la tasse da qui al 2018 e non mancherà qualche stoccata «ai gufi», quegli stessi che avevano predetto un esito fallimentare per l’Expo 2015. E non è escluso che oggi, mentre scorreranno le slide sulle note del Guglilemo Tell di Rossini, Renzi annunci nuove misure anticasta.

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