Kurt Cobain, “Smells like Teen Spirit” e l’ultima grande hit del rock

Musica
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L’8 Aprile di 22 anni fa veniva ritrovato il corpo di Cobain nella sua casa di Seattle. Solo tre anni prima i Nirvana avevano conquistato il mondo con il loro brano più celebre

“L’ultima rockstar vivente”, “la voce di una generazione”, “il padre del grunge”: a Kurt Cobain non sono mai mancate le etichette. E spesso la rappresentazione mediatica ha messo in secondo piano la musica: quella dei Nirvana, che con un solo brano hanno ridefinito l’immaginario degli adolescenti anni novanta, rimodellandone l’estetica e i codici comunicativi; se è vero che, stando le parole di un funzionario di MTV dell’epoca, “Quella canzone ha cambiato totalmente il look di MTV, dandole una nuova generazione a cui vendere”.

L’impatto di Smells like Teen Spirit, il cui video era trasmesso con spasmodica frequenza da MTV, fu devastante; ancora oggi la portata storica del brano è sottolineata dai continui riconoscimenti della stampa specializzata: due anni fa, per esempio, il New Musical Express l’ha inserita al primo posto della classifica delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi.

Se da una parte è impossibile cogliere tutti i motivi di un successo così clamoroso, dall’altra abbiamo rintracciato alcuni aspetti che fanno luce sulla genesi, la produzione e il senso de “l’ultimo inno generazionale del rock”.

Il riff

Dal 13° secondo del video qui sotto, il leader dei Nirvana ci svela un particolare che, da solo, basta a sfatare tanti miti intorno alla nascita di Smells like Teen Spirit. “Dave è arrivato con questo riff di batteria” comincia Cobain; e subito viene interrotto da una voce, probabilmente quella dello stesso Grohl che sottolinea: “e anche il riff di chitarra”. Il cantante si gira e annuisce al batterista e poi continua in tono affermativo “e mi ha fatto vedere anche il riff di chitarra!”.

Rileggendo in questa chiave il semplice e inconfondibile giro di accordi che regge il brano, è facile mettere in prospettiva due elementi fondamentali: sia la forte impronta ritmata del riff, costituito da una fondamentale parte percussiva, ovvero una plettrata sulle corde della chitarra “bloccate”; sia il suo sapore vagamente classic rock – genere di cui successivamente Grohl non ha mai fatto mistero di essere ammiratore – nel riecheggiare il celebre riff centrale della canzone More Than a Feeling dei Boston. La paternità dell’idea di base chiarisce anche un altro aspetto: il perfetto incastrarsi del pattern di batteria alla ritmica di chitarra, testimonianza che le due parti vengono concepite insieme, all’inizio della stesura del brano, come ossatura della canzone ad opera dello stesso Dave Grohl.

 

 

La dinamica

Alternanza di vuoti e pieni. Molto sinteticamente, è questa interpretazione del concetto di dinamica musicale che informa il suono di molte band post punk, portate a coniugare una forte vena melodica alla smodata passione per le chitarre distorte. Alcune formazioni elevano a marchio di fabbrica questa attitudine a fare “esplodere” il proprio suono nei ritornelli delle canzoni; i Pixies, tra i gruppi che meglio hanno saputo gestire questo aspetto, sono una delle ispirazioni fondamentali di Cobain, che ha ammesso di volerli letteralmente “copiare” scrivendo Smells like teen Spirit.

Di sicuro il brano dei Nirvana è una efficacissima esemplificazione di quel tipo di approccio al pop rock: di fatto, il brano si apre sul ritornello con una fragorosa distorsione, riproponendo violentemente il riff di chitarra che caratterizza la canzone; mentre il cantato di Cobain diventa un urlato che ricorda da vicinissimo la vocalità di Frank Black. Ascoltare questo brano dei Pixies (di due anni precedente a quello dei Nirvana) per credere:

 

 

 

Lirica e produzione

Ci sono altri due elementi che chiariscono l’essenza di questa celebre canzone. Il primo riguarda il famoso aneddoto collegato al testo del brano. Pare che Kathleen Hanna, la cantante delle Bikini Kill, avesse scritto con la vernice spray la frase “smells like teen spirit” sulla parete della camera da letto del cantante: il riferimento era a una nota marca di deodoranti usata all’epoca, il Teen Spirit. Equivocando il significato di quel messaggio, pensando si riferisse alla loro conversazione su punk e anarchia avuta la sera prima, Cobain elaborò un testo istintivo: una specie di flusso di coscienza, che in seguito avrebbe definito come “una lirica sull’apatia della mia generazione”.

Fu invece idea di Butch Vig, il produttore di Nevermind, di “levigare” il cantato di Cobain, facendogli doppiare la voce e smussandone così le asperità. Risultato che si può facilmente apprezzare confrontando la versione in studio della canzone con qualsiasi esibizione live della stessa, dove la voce, molto più secca e sgraziata sul ritornello, si allontana decisamente da qualsiasi deriva “pop”. Pare che per convincere Cobain, riluttante a ulteriori contributi canori, Vig abbia suggerito al cantante che John Lennon fosse avvezzo a doppiare sempre le sue parti vocali.

In ultima analisi, il celebre brano dei Nirvana appare frutto di un fortunato lavoro di squadra, che ha consentito a ogni membro della band di manifestare i propri punti di forza, integrandoli in un tutto armonico. Dave Grohl è l’artefice dell’idea portante della canzone: la sua ossatura ritmica e il riff; Butch Vig ha confezionato un prodotto che non presentasse particolari difficoltà all’ascolto; e Cobain è stato lasciato esprimersi a briglia sciolta, perfettamente a suo agio in un ambiente sonoro che si prestava a una lirica e a una melodia completamente intuitive e, forse per questo, capaci di evocare senza mediazioni “lo spirito dei tempi”.

 

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