Kramer vs Kramer: tutta la storia del divorzio Pizzarotti-M5S

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Dalla presa della Stalingrando grillina (Parma) alla rottura definitiva

Parma come Stalingrado

Federico Pizzarotti è diventato sindaco di Parma il 21 maggio 2012 sbaragliando con oltre il 60% dei consensi il candidato del centrosinistra e conquistando per il M5S la sua prima città capoluogo di provincia. La sua elezione ha rappresentato un vero terremoto per la politica, anche nazionale. “Dopo Stalingrado (cioè Parma, chiamata così durante i comizi precedenti al ballottaggio – ndr ), ci prenderemo anche Berlino. Scriveva allora il leader Beppe Grillo festeggiando così la prima storica vittoria elettorale. Ma il rapporto di Pizzarotti con il Movimento ben presto iniziò a essere segnato da tensioni.

La promessa (non mantenuta) dell’inceneritore e i primi scontri

Pizzarotti quando fu eletto, a nemmeno 39 anni, sindaco più giovane della storia di Parma, aveva promesso che avrebbe sempre agito “con la massima trasparenza” e c’è da dire che ad essere decisiva nella sua vittoria fu la sua battaglia contro l’inceneritore in città. Dopo aver passato l’intera campagna elettorale a promettere che l’inceneritore di Parma non sarebbe stato aperto, l’impianto di Ugozzolo tanto contestato da lui e dal Movimento Cinquestelle, non solo è andato in funzione ma lavora a pieno regime bruciando, insieme ai rifiuti solidi urbani di Parma, oltre 60.000 tonnellate di rifiuti speciali. Un impegno che se non mantenuto lo stesso sindaco aveva indicato come valido motivo per rimettere in discussione il suo mandato. Sicuramente fu questa la prima incrinatura tra movimento e sindaco che, archiviate le promesse elettorali, si è trovato alle prese con la realtà amministrativa e una serie di vincoli legali con relative penali. Si sa, un conto è la campagna elettorale e fare opposizione, un altro discorso è invece la gestione della cosa pubblica.

Pizzarotti diventa Capitan Pizza

Iniziarono così ad arrivare i primi durissimi affondi. La luna di miele era già finita. Persino il sempre defilato Gianroberto Casaleggio lo aveva attaccato frontalmente: “Se io prendo l’impegno di chiudere un inceneritore o lo chiudo o vado a casa”.  Pizzarotti inoltre aveva nientemeno espresso perplessità sul modo in cui venivano composte le liste per le Europee: e così l’anatema del sindaco di Parma venne scagliato il 7 aprile 2014 anche sul blog. Lo stesso Grillo decise di dargli il peggior disonore (quello di solito riservato ai nemici politici): affibbiargli un nomignolo. Così Pizzarotti diventò “Capitan Pizza”.

La difesa dello spirito critico

Da parte sua Capitan Pizza tentò di difendersi: “Amministrare è affrontare problemi reali e, a volte, vuol dire anche non vincere alcune battaglie. Ma questo non vuol dire tradire un ideale. Tutto questo significa amministrare in piena sintonia con i valori del Movimento”. Insomma essere grillino, ma esercitando autonomia decisionale e critica anche nei confronti dei vertici M5S. Per un lungo periodo Pizzarotti e Grillo si sono osservati a distanza. Pizzarotti per lo più ha evitato di mettere becco nelle vicende “romane” del Movimento, ritagliandosi il ruolo di spirito critico, con tutta la cautela del caso specie nella fase in cui veniva cacciato anche il dissidente più blando.

L’accusa: il Direttorio insufficiente, serve un meet up nazionale

Ma tutto è precipitato quando sono iniziati ad emergere i guai giudiziari per diversi sindaci pentastellati. Pizzarotti si fece avanti: “Solo un sindaco può capire un altro sindaco. Dilemmi, decisioni difficili, poche soddisfazioni che lasciano spazio ad altri problemi. Ma spesso, la politica nazionale è fatta da parlamentari che non hanno mai fatto gli amministratori locali e che non si sono mai confrontati da vicino con i reali problemi della gente”, disse parlando del primo cittadino di Quarto, Rosa Capuozzo. Un caso su cui lamentò la mancanza di una decisione corale nel M5S.

Quando Beppe Grillo a gennaio annunciò il suo passo ‘di lato’ al Movimento, Pizzarotti disse di sperare che questo avrebbe portato a “rivedere delle posizioni e a organizzare quel collegamento con i territori che, in vista delle prossime amministrative, è quanto mai necessario”. E aggiunse, parlando del 2017: “Non so ancora se mi ricandiderò e se lo farò con il Movimento: serve rinsaldare il rapporto, io vorrei farlo, ma bisogna essere in due”.

I guai giudiziari e il garantismo a singhiozzo del M5S

Da Filippo Nogarin (Livorno) a Fabio Fucci (Pomezia) fino ad Alvise Maniero (Mira), mentre i guai giudiziari dei sindaci pentastellati si moltiplicavano, venivano messe in campo soluzioni diverse: insomma il “tutti a casa” del Movimento Cinquestelle si è trasformato in uno strano garantismo, da applicare agli avversari politici (sempre) e ai propri amministratori (solo a seconda dei casi).

La sospensione per non aver comunicato l’avviso di garanzia

Quando a diffondersi fu la notizia che Federico Pizzarotti era indagato per abuso d’ufficio per le nomine del Teatro Regio, il 13 maggio scorso i vertici pentastellati hanno deciso di passare dalle parole ai fatti.

L’accusa più infamante era quella di aver nascosto l’avviso di garanzia e non aver informato i vertici 5 Stelle. L’accusa del blog di Grillo non è tardata ad arrivare: “Solo ieri si è avuto notizia a mezzo stampa dell’avviso di garanzia ricevuto, ma il sindaco ne era al corrente da mesi”. E poi: “Gli abbiamo chiesto i documenti e non ce li ha mai inviati: la trasparenza è il primo dovere”.

Il sindaco accusa: sono mesi che non rispondono

Lui ha replicato su Facebook pubblicando lo scambio di mail delle scorse ore con lo staff in cui si rifiutava di rispondere via posta elettronica (l’incipit che farà storia fu: “Gentilissimo anonimo staff”) e chiedeva di essere chiamato direttamente “dal responsabile enti locali Luigi Di Maio”. Le accuse a quel punto sono reciproche: “Mi aspetto scuse e chiarimenti dal direttorio. Non mi sembra il comportamento adeguato per una forza che aspira al governo. Sono stati irresponsabili”. E, a sostegno della tesi secondo cui avrebbe provato da autunno scorso ad avere contatti con i vertici, il sindaco ha pubblicato i messaggi a Di Maio e Roberto Fico  che non hanno mai avuto risposta.

La rottura: Pizzatotti lascia il M5S dopo 144 giorni di sospensione

Il 16 settembre il procedimento su Pizzarotti viene archiviato. Ma la sospensione permane. La rottura del sindaco più amato e odiato dei Cinquestelle è stata formalizzata dallo stesso: “Da uomo libero non posso che uscire da questo M5S che non è quello che era quando è nato. Ho dovuto fare l’ultimo passo. Sono qui a dire quello che né il direttorio né altri hanno avuto il coraggio di dire. E’ evidente che non si sia voluta ricomporre una situazione che poteva ricomporsi. Da quando il procedimento è stato archiviato, nessuno ha mai chiamato se non qualche sparuto parlamentare. E’ il 144esimo giorno da una sospensione illegittima che non è prevista dai regolamenti. Sono l’unico sospeso d’Italia”.

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