Knup Trio: “La musica sperimentale non è essere strani a tutti i costi”

Musica
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Abbiamo intervistato il trio romano, che nel suo disco d’esordio “Knup!’ fonde jazz, rock e imporvvisazione

Il Knup Trio è frutto della sinergia fra tre musicisti attivi da tempo sul palcoscenico nostrano. Emanuele Tomasi, batterista che in vent’anni di attività ha spaziato con naturalezza dal punk-hardcore all’indie-rock passando per il jazz; Francesco De Palma, contrabbassista di formazione jazz impegnato in passato con tantissimi esponenti della scena italiana; Fabrizio Boffi, pianista e compositore dalla formazione classica, anche lui alle prese con un’ ampia paletta di influenze musicali, dal rock al jazz.
I tre hanno lavorato insieme per un anno nel tentativo di addomesticare e conciliare le loro influenze: il risultato è un disco che già dal titolo, Knup!, rivela la volontà di stravolgere i canoni di genere (il loro nome e il titolo dell’album letti al contrario danno “Punk”)

“Più o meno un paio di anni fa” ci dice Fabrizio “avendo accumulato un bel po’ di brani, proposi a Francesco, con cui già suonavo da anni in diverse formazioni, di mettere su un trio. Dato il tipo di composizioni, avevamo bisogno di un batterista che avesse un approccio rock, ma che al contempo conoscesse e praticasse l’improvvisazione, anche libera. Quella di Emanuele, che  conoscevo come batterista dei Nohaybandatrio, si è rivelata immediatamente la scelta azzeccata: ci siamo chiusi in studio per circa un anno e abbiamo lavorato parecchio sugli arrangiamenti e, in particolare, sul suono che avrebbe dovuto avere il trio. ”

L’alchimia che si crea tra i musicisti apre subito degli scenari di contaminazione e sperimentazione: in questo senso le rispettive esperienze sono un propulsore potentissimo: “Quando si decide di formare un gruppo non si pensa troppo al perché” continua Fabrizio “sentivo che i pezzi che avevo scritto potevano funzionare, e avevo bisogno di qualcosa di diverso rispetto ai gruppi con i quali avevo suonato fino a quel momento. Confrontandomi con Francesco e poi con Lele mi sono reso conto che non era solo una mia necessità. Veniamo tutti e tre da esperienza molto diverse: io ho suonato rock e punk per anni prima di avvicinarmi al jazz, ma oltre a questo ho suonato anche molta musica classica, mentre Francesco aveva sempre suonato principalmente jazz e funky, Lele invece ha una grande esperienza nella musica improvvisata ma anche in generi come hardcore, post-rock e prog. Ciò che ci accomuna è la vicinanza ad una concezione molto aperta di improvvisazione e interplay, che infatti è un aspetto decisivo nel nostro sound.”

Jazz, rock e sperimentazione; detta così è impossibile non richiamare alla mente esperienze già ampiamente battute nelle storia delle musiche contemporanee. Ma Gli Knup appaiono perfettamente consapevoli dei limiti e delle possibilità di questo approccio: “Non abbiamo la presunzione di ritenerci degli innovatori. Di sicuro abbiamo imparato tanto da gruppi contemporanei, dai quali abbiamo preso ispirazione e coraggio,  imparando e rielaborato ciò che c’era di buono. Una cosa che notiamo spesso nella musica jazz-rock sperimentale è una sorta di auto-compiacimento, che porta spesso ad essere “strani” per forza. Come se questo facesse parte della sperimentazione. È invece un enorme fraintendimento e per evitarlo abbiamo provato a scrivere una musica più fruibile. Il fine ultimo della musica è quello di piacere all’ascoltatore e noi uniamo un aspetto sperimentale, sia dal punto di vista del suono che da quello della struttura dei brani, a una spiccata attenzione melodica e armonica.”

In un momento storico in cui la musica indipendente italiana sembra riscuotere consenso e popolarità soprattutto per quel che riguarda le sue derive più cantautoriali e per il rap, è interessante capire come gli Knup si collochino all’interno del nostro panorama “In Italia ci sono diversi gruppi di musica strumentale che ci piacciono e che, sotto certi aspetti, sentiamo vicini. Sicuramente i Nohaybandatrio, per ovvi motivi, ma anche La Batteria, i Julie’s Haircut o gli ET//AL . Negli ultimi anni cominciano a farsi sentire gruppi che, in generale, non cercano di adattarsi al mercato ma tentano, non senza difficoltà, di crearne uno alternativo a quello mainstream. Non è facile, perché gli spazi per questo tipo di musica non sono molti, ma il solo fatto che ci sia un movimento di questo genere è molto positivo.”

Un aspetto fondamentale per gli Knup è quello del live, che spesso coinvolge lo spettare in un’esperienza più suggestiva e articolata della semplice fruizione sonora: “Essendo musica strumentale” conclude Fabrizio “questa si presta molto ad essere unita ad immagini, che permettono agli spettatori di crearsi un racconto personale, di cui le nostre canzoni sono la colonna sonora. Dove la situazione ce lo consente, quindi, suoniamo proiettando contemporaneamente dei filmati (della cui realizzazione si è occupato Arber P. Ndoj degli ET//AL), il che ci permette di presentare la nostra musica sotto un piano ancora diverso e permette contemporaneamente al pubblico di dare il senso che meglio crede ai brani.”

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