Juncker: “Quote obbligatorie e permanenti, Europa sia audace e concreta”

Immigrazione

Parla il presidente della commissione Ue: “Davanti a guerra e disperazione non esistono differenze di credo o etnia. Abbiamo il dovere di fare di più”

“La commissione europea propone un meccanismo di redistribuzione obbligatorio e permanente dei rifugiati. Spero che i governi europei si prendano carico di questa emergenza, Italia, Grecia e Ungheria non possono più essere lasciate sole”. E’ un Jean Claude Juncker inedito quello che parla all’Europarlamento in merito alla questione profughi. Il presidente della commissione è stato chiaro come forse mai finora lo era stato.

“Il piano di redistribuzione sulla base di quote permanenti ci permetterà di affrontare situazioni di crisi in modo più agevole anche in futuro. Chiedo che questo meccanismo (che riguarderà 160mila persone, ndr) venga adottato: gli europei devono prendersi carico di queste persone, abbracciarli e accoglierli, non respingerli. Davanti alla guerra e alla disperazione, non esistono differenze di credo, di religione o di etnia“.

Lunedì 14 settembre sarà il giorno della verità, quando i ministri degli Interni dei paesi membri saranno chiamati a votare il piano Ue: “Mi auguro veramente che lunedì i ministri degli Interni dei paesi Ue decidano senza esitazioni la ripartizione di 160mila persone, ognuno deve fare la sua parte. Non parliamo di numeri, ma di esseri umani che vengono da Siria e Libia e quello che stanno passando potrebbe accadere a chi oggi vive in Ucraina”.

Juncker ha richiamato il popolo europeo all’umanità e alla solidarietà: “Basta con le parole, è l’ora dei fatti. L’Europa è un continente di prosperità e quindi è chiamata a fare di più. La mia Europa è quella del panettiere di Kos che offre il pane ai migranti, dei cittadini di Monaco che accolgono i rifugiati con gli applausi. E’ il tempo dell’azione, audace e concreta, il tempo della dignità per tutti noi europei”. Poi, la presa d’atto che una svolta è necessaria: “Manca l’Unione, manca l’Europa, si deve cambiare”.

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