Juncker ora fa il buono, Renzi: “Basta austerity”

Europa
epa04477314 European Commission President Jean-Claude Juncker arrives for a press conference at the end of the first European Commission College meeting under his presidency at the EU Commission headquarters in Brussels, Belgium, 05 November 2014. The Commission College meeting takes place every Wednesday between the 28 commissioners.  EPA/OLIVIER HOSLET

Il presidente della Commissione Ue prova a ricucire: non ci sono problemi con Roma. Il premier: va imboccata la strada della crescita

«Non c’è un problema tra il governo italiano e la Commissione europea, c’è un dibattito» in cui sono state usate «espressioni maschie e virili» ed è «normale in democrazia» che ci siano «scambi accesi». Con queste parole concilianti il presidente dell’esecutivo comunitario, Jean-Claude Juncker, ieri ha cercato di abbassare i toni di una disputa tra Roma e Bruxelles che si era tramutata in vero e proprio scontro quando venerdì lo stesso Juncker aveva accusato Renzi di «vilipendere» la Commissione. Massima stima e «amore per l’Italia», ha giurato Juncker, a cui ha fatto eco il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. «Non credo che l’Italia sia un problema – ha detto – le controversie nella vita politica sono assolutamente normali, e stiamo lavorando per trovare una soluzione». Da Roma anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha evitato toni polemici, ma non ha mancato di ricordare qual è la sostanza delle divergenze con la Commissione. «L’Europa – ha detto – è la più grande occasione se smette finalmente di parlare di austerity e prova a imboccare la strada della crescita». Nonostante le dichiarazioni diplomatiche però il braccio di ferro europeo è andato avanti anche ieri e questa volta è entrata nella contesa direttamente la Germania. Da Berlino infatti è arrivato un richiamo a sbloccare rapidamente i tre miliardi di euro che l’Ue ha promesso ad Ankara per la gestione dei rifugiati. Un fondo bloccato la settimana scorsa dal governo italiano per chiedere di prendere i soldi dal bilancio di comunitario o almeno di assicurare che i contributi nazionali siano scomputati dal Patto di Stabilità. «Riteniamo necessario che si concluda velocemente l’accordo» sulla Turchia, ha dichiarato dalla capitale tedesca Steffen Seibert, portavoce della cancelliera Angela Merkel.

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