Juncker: “Il Patto di stabilità non diventi di flessibilità”

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EPA/PATRICK SEEGER

Il presidente della Commissione Ue ha parlato dell’importanza di una “flessibilità intelligente per non bloccare la crescita”

L’Europa in piena crisi esistenziale. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, iniziando il suo discorso sullo Stato dell’Unione non usa mezzi termini per descrivere l’attuale situazione dell’Ue. “Un anno fa dissi che non c’è abbastanza Europa nell’Unione e che non c’è abbastanza Unione nell’Europa. Un anno dopo la situazione non è migliorata, l’Ue non è in gran forma e in parte possiamo parlare anche di una crisi esistenziale dell’Unione europea”, ha detto.

“L’integrazione europea – ha proseguito Juncker –  non può essere portata vanti a scapito delle nazioni. L’Europa non deve diventare un ‘magma di integrazione indistinta’. L’Europa vive delle sue molteplicità e l’Ue non vuole svuotare dei suoi contenuti gli Stati nazionali: non siamo distruttori ma costruttori. Vogliamo un’Europa migliore, non siamo sulla via della statalizzazione, non diventeremo un unico Stato”. Tutto questo, secondo il presidente della Commissione rischia, infatti, di portare ai “populismi che non risolvono i problemi ma anzi li creano e noi dobbiamo difenderci da questo”.

L’Europa, quindi, si trova di fronte un anno fondamentale per realizzare un programma e superare le divisioni che esistono attualmente tra est e ovest del Continente: “I prossimi 12 mesi – ha detto Juncker – sono cruciali per ottenere una nuova Europa che protegga il nostro modo di vivere”.

“Non è una coincidenza che il più lungo periodo di pace sia coinciso con l’inizio dell’Europa: 70 anni. Certo, abbiamo differenze di opinione ma lottiamo con le parole e risolviamo conflitti attorno ad un tavolo non in trincea. Il nostro modo di vivere è anche credere nella democrazia e nello Stato di diritto. Siamo contrari alla pena capitale, crediamo in un sistema di giustizia efficace e indipendente, che difende i diritti dell’uomo, ovunque nel mondo”.

Ma nonostante questi traguardi raggiunti, il presidente Ue ha ricordato che ci sono ancora diverse questioni da risolvere all’interno dell’Europa. A partire dalla disoccupazione “ancora troppo elevata” e “disuguaglianze e ingiustizia sociale. Per questo – ha aggiunto Juncker – dobbiamo lavorare con energia ed entusiasmo per cambiare un’Europa che non è abbastanza sociale“.

Uno dei punti dolenti resta il deficit, che è sceso nel corso degli anni, passando dal 6,3% in media all’1,9% ora, ma che resta ancora troppo elevato: “Il Patto di stabilità quindi ha prodotto il suo effetto – ha commentato Juncker -, non deve però diventare un ‘Patto di flessibilità’, ma va applicata una flessibilità intelligente in modo da non ostacolare o bloccare la crescita“.

E poi l’importanza degli investimenti per la crescita dell’Ue, attraverso il piano della Commissione europea che “verrà esteso fino al 2022″. “Vogliamo raddoppiare il piano per gli investimenti, per reperire almento 500 miliardi di euro entro il 2020, e 630 miliardi entro il 2022″, ha detto Juncker.

E sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, Juncker ha detto: “Dobbiamo guardare negli occhi anche coloro che ci osservano da lontano, i nostri partner ovunque nel mondo che deplorano la Brexit e che si chiedono con preoccupazione se la decisione britannica segni l’inizio di un processo di scioglimento dell’Ue. Io dico qui e ora – ha aggiunto Juncker – che noi rispettiamo e allo stesso tempo deploriamo la decisione britannica, tuttavia l’Ue non viene messa a repentaglio da questa decisione e non c’è pericolo per la sua esistenza”. Non è mancato, però, un ennesimo pressing alla Gran Bretagna da parte del presidente della Commissione, affinché il Paese faccia pervenire “il più rapidamente possibile” la sua richiesta di uscita dall’Ue per chiudere così “questo periodo caratterizzato dall’incertezza e in modo che il rapporto con la Gran Bretagna, che continuerà ad essere amichevole, possa essere ridefinito“.

Juncker “ha centrato priorità e soluzioni” secondo il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi. “I migranti, gli attacchi del terrorismo, l’economia stagnante, l’assenza di solidarietà, il populismo sono le priorità da affrontare”, secondo il sottosegretario che ha trovato “piena sintonia con quanto detto dal presidente della Commissione Ue” e quello che il governo italiano propone da tempo. “Flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio evitando che una eccessiva rigidità ostacoli la crescita; il raddoppio delle risorse stanziate per il Fondo europeo per gli investimenti con 630 miliardi di euro entro il 2022; un chiarimento rapido del futuro dei rapporti fra Gran Bretagna e Ue dopo la Brexit, chiarendo fin da subito che la libera circolazione delle persone è inscindibile dall’accesso al mercato unico europeo. E poi una ‘Europa della Difesa’ come proposto dai ministri Gentiloni e Pinotti, che si traduce in azioni di cooperazione nel settore della difesa e poi – ha aggiunto Juncker – la creazione di un quartiere generale unico nella Ue, con risorse militari comuni complementari a quelle della Nato. Bene anche la richiesta di Juncker su Federica Mogherini affinché diventi un vero ministro degli Esteri europeo. E benissimo sulle proposte di maggiori investimenti che favoriscano la lotta alla disoccupazione giovanile e sull’idea di iniziative concrete a difesa dello stato di diritto dovunque, in Europa. Questa è la strada, complessa e doverosa, da intraprendere per rilanciare con efficacia il progetto europeo evitandone la disintegrazione. Evitando di consegnare quanto costruito in tanti decenni agli estremisti e agli antieuropeisti. Lo faremo già a partire dall’imminente vertice di Bratislava e in vista di Roma 2017″.

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