Juncker e il paragrafo saltato che interessa l’Italia

Europa
epa05538795 President of the European Commission Jean-Claude Juncker (C, front) delivers the annual State of The European Union speech in the European Parliament in Strasbourg, France, 14 September 2016.  EPA/PATRICK SEEGER

Piccolo giallo durante l’intervento del presidente della Commissione Ue che non legge il paragrafo sul non applicare il Patto di stabilità come un dogma

juncker_2Un paragrafo saltato – probabilmente per errore – che però riguardava molto da vicino l’Italia. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker ha letto un lungo intervento sulla crisi dell’Ue, una vera e propria crisi esistenziale.

Una crisi che deve essere risolta nel giro di dodici mesi per ricreare una fiducia nei cittadini che si è persa, sostituita in molti casi dai populismi e dall’antipolitica. Tra i motivi c’è anche la questione del Patto di stabilità, che va applicato senza ostacolare la crescita. Il presidente Juncker è intervenuto su questo tema, ma a guardare il testo scritto dello Stato dell’Unione c’è un intero paragrafo in cui si approfondisce il tema e che sembra descrivere la situazione italiana e sostenere in modo molto più deciso la politica della flessibilità soprattutto nei casi di investimenti importanti per la crescita e le riforme del Paese. Nel testo, si insiste sulla necessità di non applicare il Patto di stabilità in maniera dogmatica e di supportare e non punire gli sforzi per le riforme. A notare la svista, l’inviato di Sky Tg24, Roberto Tallei che, riportando quanto dichiarato poi dai portavoce di Juncker, il paragrafo non sarebbe stato letto, ma di certo non si è trattato – assicurano – di un’omissione per motivi politici.

Ecco la parte del testo saltata

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“La creazione del Patto di stabilità è stato influenzato dalla teoria. La sua applicazione è stata influenzata dalla teoria. La sua applicazione è diventata una dottrina per molti. E oggi il Patto per alcuni è un dogma. In teoria, ogni punto decimale oltre il 60% di debito dovrebbe essere punito. In realtà, bisogna guardare le ragioni del debito. Dovremmo supportare e non punire gli sforzi per le riforme. Per questo servono dei politici responsabili. E continueremo ad applicare il Patto di stabilità in maniera non dogmatica, ma con buon senso e con la flessibilità che abbiamo costruito all’interno delle regole”.

Non è dato a sapersi se si tratta di una svista o di una scelta politica ben precisa, maturata magari da forti pressioni di qualche “falco” membro del partito popolare europeo. Una decisione che, nel secondo caso, alimenterebbe la diatriba politica (ormai eterna) che si consuma tra socialisti favorevoli a misure espansive e popolari pro austerity. Nonostante le difficoltà del Vecchio continente nel ritrovare la via della crescita, infatti, continuano gli attacchi da parte di chi vorrebbe limitare l’azione alle politiche cosiddette espansive.

Non a caso, qualche giorno fa quando era in corso ad Atene il vertice convocato da Tsipras per mettere in evidenza quanto la sinistra europea sia contro l’austerity, da Berlino sono arrivati duri attacchi. Weber, colui che guida i popolari al Parlamento europeo, ha parlato di “soliti giochetti di Tsipras che manipola Italia e Francia”. Mentre Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco, per confutare le idee del vertice è arrivato addirittura a dire che “quando i leader socialisti s’incontrano non vien fuori niente di intelligente”. Non è escluso dunque che nell’omissione di oggi nel discorso di Juncker possano esserci ingerenze di qualche “fervente sostenitore” di politiche economiche più rigide.

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