Juncker: “Da soli i singoli Stati non ce la fanno”. Sull’emergenza profughi vertice Merkel-Hollande

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epa04844825 European Commission President Jean-Claude Juncker giving a final press conference at the end of Eurozone leader summit on the Greek crisis, at the European Council headquarters in Brussels, Belgium, 13 July 2015. Eurozone leaders have unanimously agreed to a new bailout programme for Greece, EU President Donald Tusk says.  EPA/OLIVIER HOSLET

Il presidente della

L’Europa del “fornaio di Kos” e dei “pensionati di Calais”, l’Europa che accoglie e non respinge, l’Europa della democrazia e non dei populismi. Jean Claude Juncker entra nel vivo dell’emergenza-profughi – non casualmente a poche ore dal vertice Merkel-Hollande che ha proprio il compito di far partire una nuova iniziativa europea sul tema – e con una lettera pubblicata da Repubblica mostra di voler rompere gli indugi: “L’Europa fallisce se la paura prende il sopravvento. L’Europa fallisce quando gli egoismi hanno più voce della solidarietà presente in ampie porzioni della nostra società”.

“Considero l’Europa – scrive Juncker – una comunità di valori di cui possiamo andar fieri, ma raramente lo siamo. In Europa vantiamo i massimi standard mondiali di accoglienza dei profughi, mai rifiuteremmo asilo a chi necessita della nostra tutela, lo stabiliscono le nostre leggi e gli accordi stipulati. Mi preoccupa però il fatto che l’accoglienza sia sempre meno radicata nei nostri animi. Quando parliamo di migrazioni parliamo di esseri umani, come noi, solo che queste persone non possono vivere come noi perché non hanno avuto la fortuna di essere nati in una delle regioni più ricche e più stabili del mondo. Parliamo di persone costrette a fuggire dalla guerra in Siria, dal terrore dell’Is in Libia, o dalla dittatura in Eritrea”.

 Il presidente della Commissione si dice preoccupato nel vedere che “una parte della popolazione” respinge queste persone disperate. “Campi profughi dati alle fiamme, barconi rimandati indietro, violenze contro i richiedenti asilo o semplicemente l’indifferenza di fronte alla miseria e al bisogno. Non è questa l’Europa“, afferma Juncker. Che aggiunge: “Mi preoccupa quando i politici di estrema destra e di estrema sinistra alimentano un populismo che produce astio soltanto e nessuna soluzione. Discorsi pieni di odio e esternazioni avventate che mettono a rischio una delle nostre maggiori conquiste – la libertà di circolazione nell’area Schengen e il superamento delle frontiere al suo interno. Non è questa l’Europa“.

Però c’è anche un’altra Europa, quella “dei pensionati di Calais che mettono a disposizione i generatori così che i profughi possano ascoltare un po’ di musica e ricaricare i cellulari. L’Europa degli studenti di Sigen che hanno aperto il campus della loro università ai richiedenti asilo. L’Europa del fornaio di Kos che ha distribuito pane alla gente affamata e spossata. Questa è l’Europa in cui voglio vivere. Naturalmente non esiste una risposta unica e tantomeno semplice al problema dei flussi migratori. Come sarebbe poco realistico pensare di aprire semplicemente i confini dell’Europa a tutti i vicini, è altrettanto fuori dalla realtà credere di poter chiudere le frontiere di fronte al bisogno, alla paura e alla miseria”.

Per Juncker si tratta di mettere in campo una politica europea, perché da soli i singoli stati non ce la possono fare e dunque ripropone la sua Agenda per una politica comune nei confronti dei profughi e dei richiedenti  asilo: “L’Europa ha successo quando superiamo in maniera pragmatica e non burocratica le sfide del nostro tempo. Spero che assieme – gli stati membri, le istituzioni e le agenzie Ue, le organizzazioni internazionali e i nostri vicini – riusciamo a dimostrare che siamo all’altezza delle sfide. Sono convinto che possiamo farcela”.

 

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