Joe Victor, il risveglio dello Swamp-rock parte da Roma

Musica
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La band emergente capitolina esce in questi giorni con “Blue Call Pink Riot” e intanto fa sold out a Roma con un live incendiario

 

Non succede spesso che una nuova band riesca a catalizzare un livello d’attenzione paragonabile a quello che c’è oggi intorno ai Joe Victor. Ancora più raro se quella band canta in Inglese e si allontana sideralmente dai canoni sonori di ciò che va per la maggiore.
Nell’epoca della retromania, dove il saccheggio di un passato che si dispiega interamente davanti a noi è una prassi consolidata, viene premiato chi riesce a elaborare le influenze meno consuete e di questa attitudine i Joe Victor fanno un punto di forza. Nessuna rilettura del cantautorato italiano, niente elettronica, nessun tentativo di emulare i grandi classici dell’indie contemporaneo: la band romana pesca da un repertorio più lontano e per questo meno abusato.
Un territorio dove si mescolano il rhythm and blues e il country, il folk e il soul, in una commistione che dà vita alla cosiddetta forma canzone swamp; genere che affonda le proprie radici negli anni 50 e arriva a lambire l’attitudine southern rock dei Creedence Clearwater Revival: non a caso nel repertorio dei Joe Victor c’è spazio per una rielaborazione del classico della band americana Have You Ever Seen the Rain. Per completare il quadro, qui e lì affiorano anche influenze dal pop anni 80, accenti reggae, Crosby, Stills, Nash e Young, Paul Simon e Art Garfunkel (la cui capigliatura rivive sulla testa del tastierista dei Joe Victor).

Il concerto di presentazione a Roma del loro primo album Blue Call Pink Riot, uscito per la giovane etichetta Bravo Dischi, ha registrato il tutto esaurito e molti sono rimasti fuori dal teatro Quirinetta, sprovvisti di biglietto. Anche questo è un fatto del tutto straordinario per l’attitudine storicamente un po’ indolente dell’audience capitolina; ma i Joe Victor sono riusciti a coltivare una propria nutrita schiera di fan con due mosse fondamentali: un’incessante attività live, che li ha visti suonare con frequenza impressionante in qualsiasi contesto (ristoranti, bar, locali poco attrezzati per i concerti) e la capacità di scrivere brani facilmente riconoscibili e dal ritmo contagioso. Punto di forza live della band è una grande capacità comunicativa, veicolata da una vocalità molto convincente, che li porta spesso ad armonizzare le melodie, e da una spiccata abilità nell’interpretare il proprio ruolo sul palco; a differenza di una consuetudine generalizzata, diffusa nei musicisti cosiddetti indie, di stare sul palco con un’attitudine contigua al modo d’essere di tutti i giorni, spesso annoiato ed esangue, i Joe Victor mettono in scena uno spettacolo in cui il concetto di performance è predominante. In un continuo interscambio con il pubblico, il danzare, il dimenarsi e i continui vocalizzi atti a coinvolgere gli spettatori nei brani sono parti integranti dello spettacolo, e rendono il live dei Joe Victor un’esperienza intensa e totalizzante.

C’è però da dire che, paradossalmente, uno dei punti di forza della band, la capacità di costruire canzoni a presa rapida, rappresenta allo stesso tempo un limite. Spesso infatti i pezzi dei Joe Victor sono facilmente memorizzabili perché ricordano molto da vicino brani più famosi: a volte sembrano il prodotto del sapiente assemblaggio di melodie e spunti che riecheggiano da anni nella tradizione della canzone rock, e se da una parte questo favorisce una fruizione semplificata, alla lunga priva di un certo spessore le composizioni.
Se quindi il live è un’esperienza trascinante anche quando suonano delle cover, Blue Call Pink Riot invece è un album standard. Diviso tra feel-good-songs (Cold, Love me) e momenti più introspettivi (Days, Slip Away) ci troviamo di fronte a delle buone canzoni a cui manca probabilmente quel piccolo scarto a livello di produzione, arrangiamento e scrittura, per colmare il gap che c’è con un live incendiario.

Ma si tratta di un aspetto che può essere affrontato serenamente: i Joe Victor infatti hanno le carte in regola per compiere questo ulteriore passo e rendere concreta una delle più luminose promesse del panorama musicale indipendente italiano, quella dei novelli campioni dello swamp rock.

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