Jet russo, Obama chiama Erdogan e blinda il diritto della Turchia a difendersi

Terrorismo
epa05026990 Turkey's President Recep Tayyip Erdogan (L), US President Barack Obama and German Chancellor Angela Merkel attend a family photo at the G20 Summit in Antalya, Turkey, 15 November 2015. In addition to discussions on the global economy, the G20 grouping of leading nations is set to focus on Syria during its summit this weekend, including the refugee crisis and the threat of terrorism.  EPA/BERK OZKAN/POOL

La Turchia abbatte un jet militare russo. Putin ha avvertito che l’incidente avrà “serie ripercussioni” sui rapporti tra Mosca e Ankara

E’ alta tensione quella che si è consumata nei cieli tra Russia e Turchia dopo che un caccia Sukhoi24 dell’aviazione russa è stato abbattuto da due F-16 di Ankara lungo la frontiera con la Siria. Il nervosismo però arriva anche a terra e avvelena il difficile equilibrio di rapporti internazionali che vengono fortemente messi alla prova dall’emergenza terrorismo.

La Nato ha confermato la versione della Turchia che ha accusato il velivolo di essere entrato nel suo spazio aereo e di aver ignorato i ripetuti avvertimenti con cui gli è stato chiesto di allontanarsi. Mosca, però, ha negato lo sconfinamento e il presidente russo, Vladimir Putin, ha parlato di “un crimine”, “una pugnalata alla schiena sferrata da complici dei terroristi” e ha avvertito che l’incidente avrà “serie ripercussioni” sui rapporti tra Mosca e Ankara.

I due piloti del bombardiere russo a bassa quota sono riusciti ad gettarsi in territorio siriano prima dello schianto del velivolo. Subito dopo l’incidente, i ribelli avevano diffuso un video in cui si vede uno dei due piloti a terra esangue. Il secondo invece finora era stato dato per disperso. Mosca ha confermato la morte di un solo pilota, e quello di un soldato di un elicottero mandato in soccorso.

L’Ue ha chiesto calma ed invitato a evitare un’escalation di tensione. Anche la Nato, confermando la versione di Ankara, ha chiesto una de-escalation e offerto il sostegno ad Ankara ed alla sua integrità territoriale.

Stessa posizione espressa dal presidente americano Barack Obama che al presidente delle Turchia Tayyip Erdogan ha confermato “il supporto degli Usa e della Nato rispetto al diritto turco di difendere la sua sovranità”, secondo quanto riferisce la Casa Bianca che ha diffuso il contenuto della colloquio telefonico tra i due leader. Obama ed Erdogan “condividono l’importanza di ridurre la tensione – rimarca il comunicato della Casa Bianca – e di cercare soluzioni per assicurare che simili incidenti non si verifichino di nuovo”.

Ieri il presidente americano ha incontrato quello francese. Entrambi i leader hanno concordato che “Russia e Turchia devono continuare a parlare” visto che non deve avvenire “una escalation” in una condizione già molto difficile, ha detto Obama, che ha aggiunto tuttavia che la Turchia ha il diritto di difendere i propri confini.

Nonostante le divergenze che permangono, il presidente americano ha ricordato che ci può essere una convergenza di interessi con la Russia, ma che il Cremlino, ha detto, deve cambiare atteggiamento. “I russi hanno avuto migliaia di persone uccise dall’Isis e il flusso di foreign fighters è una grossa minaccia per la Russia. C’è una potenziale convergenza di interessi con i russi e altri. Sinceramente, sono cinque anni che ne parlo con Putin. Serve un cambio di strategia da parte loro”, ha detto Obama. Ma in questo quadro il presidente Usa ha ricordato come la Russia e l’Iran – alleati di Bashar al Assad – sono in due, mentre esiste una coalizione globale formata da 65 Paesi

 

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