Jeremy Corbyn minaccia di fare causa al suo stesso Partito laburista

Gran Bretagna
epa05244637 British Labour Party leader Jeremy Corbyn speaks during the official launch of the Labour party's national campaign for the 2016 local elections in Harlow, Britain, 05 April 2016. Britain's local elections are scheduled to take place on 05 May 2016.  EPA/HANNAH MCKAY

Il leader laburista è nel mirino di una rivolta nel suo gruppo parlamentare

Si fa sempre più rovente lo scontro interno al Partito laburista dopo la sconfitta nel referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: la corsa alla leadership sta subendo un’accelerazione con l’annuncio che la deputata Angela Eagle domani lancerà la sua sfida al contestatissimo leader Jeremy Corbyn.

Secondo quanto riferisce la stampa britannica, in un clima interno da resa dei conti, persino i termini della corsa alla leadership sono argomento di scontro: il fatto è che mentre per la scelta del leader votano tutti gli iscritti al partito, tra i quali sono in maggioranza i militanti sindacali e quelli di estrema sinistra, le candidature devono raccogliere l’appoggio di una quota minima di deputati laburisti alla Camera dei Comuni o al Parlamento europeo. Ebbene la Eagle ha il sostegno di oltre i 51 voti richiesti, così come il dimissionario ministro-ombra al Welfare Owen Smith, che dovrebbe annunciare la sua candidatura nei prossimi giorni; Corbyn invece è inviso ai suoi stessi parlamentari.

La data-chiave sarà martedì 12 luglio, quando si riunirà il Comitato esecutivo nazionale (Nec) del partito per risolvere la contesa tra quanti sostengono che anche Corbyn debba sottostare alla regola e quelli secondo cui invece il leader in carica non ne ha bisogno.

A rendere ancora più drammatica la riunione di martedì sono arrivate le aperte minacce rivolte da Corbyn: secondo quanto riferisce oggi domenica 10 luglio il quotidiano conservatore The Telegraph, Corbyn farà causa al partito se i 33 membri del Nec non autorizzeranno in ogni caso la presenza del suo nome sulla scheda che sarà sottoposta agli iscritti nelle elezioni interne in programma a settembre; pretende cioè una candidatura automatica, senza le regolamentari firme di parlamentari a sostegno così, in quanto “leader in carica” (nonostante il fatto che oltre l’80 per cento dei parlamentari laburisti la scorsa settimana abbia votato una mozione di sfiducia contro di lui).

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