It’s only rock’n’roll. E i Rolling Stones rotolano a Cuba

Musica
epa05212014 Mick Jagger of The Rolling Stones performs during their concert as part of the 'America Latina Ole Tour 2016', at the Foro Sol Arena, in Mexico City, Mexico, 14 March 2016.  EPA/Mario Guzman

Tutto pronto per lo show gratuito del 25. Gli Stones arriveranno sull’Isola tre giorni dopo Obama

Dopo il Papa e tre giorni dopo Obama, a Cuba non potevano mancare che loro, i Goodfellas del rock’n’roll, i satanassi, le pietre che rotolano ma restano stabilmente al loro posto, ovvero in cima all’Olimpo. Il concerto gratuito dei Rolling Stones alla Ciudad Deportiva dell’Avana è confermato per il 25 marzo, e per una volta non è solo il pubblico ad essere elettrizzato, ma la stessa band in queste settimane impegnata ad attraversare l’America Latina con il tour Olè che si chiuderà proprio nell’isola della rivoluzione.

Sulla loro pagina ufficiale Jagger e soci confermano l’emozione: «Abbiamo suonato in tanti posti speciali durante la nostra lunga carriera ma questo spettacolo a L’Avana è destinato a diventare una pietra miliare per noi e, speriamo, per tutti i cubani». E se non ci sarà posto per tutti, di sicuro sarà un brivido per i 25mila che riusciranno ad accaparrarsi uno strapuntino nell’impianto sportivo della capitale cubana.

Lo spettacolo, intitolato Concert for Amity (concerto per l’amicizia) sarà anche l’occasione per un beau geste degli Stones, che in accordo con i maggiori produttori mondiali di strumenti (Gibson, Vic Firth, Pearl, Zildjian, Gretsch, Boss e Roland) doneranno chitarre, batterie e bassi agli artisti locali, grazie anche al supporto della Latin Grammy Cultural Foundation, E insomma, dopo che il rock occidentale ha saccheggiato la musica latina e i ritrmi caraibici in ogni modo, ecco che finalmente paga pegno. Una delle conseguenze della fine dell’embargo, che si riverbera anche nella cultura e negli spettacoli.

Per esempio è di qualche giorno fa la notizia di alcuni grandi gruppi editoriali Usa che hanno sottoscritto una petizione per chiedere alla Casa Bianca e al Congresso di facilitare il commercio dei libri. Tra i firmatari ci sono l’Authors Guild che riunisce e tutela gli scrittori statunitensi, l’American Booksellers Association, il sindacato dei librai, e alcune tra le più grandi case editrici del Paese, come Simon&Schuster, il gruppo Hachette, e la gigantesca Penguin Random House, nata dalla fusione tra l’inglese Penguin e l’americana Random House. Cinquantacinque anni dopo la rivoluzione di Fidel, i segni della fine di el bloqueo risuonano anche grazie al rock. E Cuba e il lungomare “bello e maledetto” dell’Avana tornano a respirare.

Intanto da Santiago del Cile, passando per Buenos Aires, Montevideo, Rio de Janeiro, San Paolo, Porto Alegre, Lima, Perù e Bogota, gli Stones registrano dappertutto il “sold out” e in ogni data ne inventano una. A Città del Messico Jagger ha preso in giro l’attore Sean Penn per l’intervista segreta al boss della droga messicano, Joaquin ‘El Chapo’ Guzman. «Sean Penn è venuto a intervistarmi in hotel, ma sono scappato», ha detto ridendo il frontman della band inglese ai 60mila fan in estasi. E nella seconda data in Messico è stato ancora più diretto, attaccando direttamente Trump. «Il candidato repubblicano vuole costruire un muro al confine con il Messico? Vorrà dire che la prossima settimana durante il concerto di Roger Waters qui al El Foro Sol, Roger riproporrà i brani di The Wall con la partecipazione straordinaria di Donald Trump». E poi, suscitando l’ilarità dei presenti, ha aggiunto «ogni volta che vengo qui in Messico apprezzo soprattutto il poter respirare quest’aria fresca e incontaminata». Battuta riferita all’allarme del governo messicano per i livelli altissimi dell’inquinamento atmosferico.

E a Cuba la scaletta dovrebbe essere all’altezza delle aspettative: 18 brani a raffica tra i più noti della band: da Gimme Shelter a Jumpin’ Jack Flash, passando per Sympathy for the Devil, Brown Sugar e gran finale con You Can’t Always Get What You Want e (I Can’t Get No) Satisfaction. Ce n’è abbastanza per chiudere finalmente l’embargo con una linguaccia.

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