Italrugby, scatta l’era O’Shea: “Costruiremo la Nazionale più forte di sempre”

Rugby
Il nuovo ct della Nazionale italiana di rugby, l'irlandese Conor O'Shea, 25 marzo 2016. ANSA/ UFFICIO STAMPA FIR   +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Il 46enne irlandese succede a cinque anni fallimentari di gestione Brunel. Molte le sfide da affrontare dentro il movimento, ma le aspettative sono alte: “Vincere il Sei Nazioni? Perché no”

“Spero di costruire la Nazionale migliore di sempre. L’obiettivo? Vincere il Sei Nazioni, altrimenti non sarei qui”. Parole e musica di Conor O’Shea, 46 anni, irlandese, ex allenatore degli Harlequins di Londra, da oggi ufficialmente il nuovo commissario tecnico dell’Italrugby. In lui vengono riposte tutte le speranze per il rilancio di una squadra che negli ultimi anni è stata frustrata da risultati (e prestazioni) pessime e in alcuni casi persino imbarazzanti. Succede a cinque anni fallimentari di gestione del francese Jacques Brunel, nonostante i presupposti di inizio corso fossero tutt’altro che negativi (vedi stagione 2013).

L’era O’Shea è cominciata oggi a Milano, con la presentazione ufficiale. “Sono molto fiero e onorato che mi sia stata data l’opportunità di allenare la Nazionale per i prossimi 4 anni. Non vedo l’ora di lavorare con lo staff. E’ molto importante lavorare insieme e spero di fare la differenza per il movimento del rugby italiano“. Già, perché negli ultimi tre anni, il crollo della Nazionale è stato solo la punta di un iceberg ben più ingombrante. E’ tutto il movimento-rugby ad essere in una fase negativa, a livello sportivo e a livello gestionale. A fronte di un numero sempre maggiore di praticanti e appassionati, che, nonostante la carenza di risultati, continua a seguire questo sport con amore e passione.

Alfredo Gavazzi, presidente della Fir finito spesso sul banco degli imputati, sprizza ottimismo: “Si spera che la creatività italiana con la rigorosità e la metodologia anglosassone possa dare i migliori risultati. Quando noi abbiamo pensato al nuovo ciclo abbiamo voluto uno staff giovane, ma esperto nella formazione, ma anche che avessero avuto successo ai massimi livelli. Credo che con questo staff il mix sia riuscito. Sappiamo che nessuno fa miracoli ma che si possa crescere con il lavoro quotidiano. Abbiamo impostato un lavoro molto più coordinato con le due franchigie più importanti, Benetton e Zebre (la gestione delle due franchigie ‘celtiche’ è uno dei capitoli più spinosi delle ultime stagioni, ndr) e speriamo che questo dia la giusta spinta alla crescita del movimento”.

Proprio per questo motivo sono stati aggregati allo staff della Nazionale un allenatore della Benetton e uno delle Zebre. “Uno dei miei primi obiettivi – ha aggiunto O’Shea – è quello di valutare la profondità della squadra. Per questo lavoreremo insieme alle Zebre e Treviso. Penso che ci siano molte abilità nella squadra, ma c’è bisogno anche di fortuna. Spero che questo gruppo che ha talento, con la giusta mentalità, possa diventare la miglior nazionale italiana della storia“.

Ora la testa andrà subito al rugby giocato. In programma ci sono le tre partite del tour estivo (contro Argentina, Stati Uniti e Canada) che serviranno all’ex estremo dei London Irish a testare alcuni giocatori e a misurare il livello di attitudine fisica e morale della squadra. “Sarà un’occasione per visionare tanti giovani interessanti”, ha spiegato il nuovo allenatore. “C’è la voglia di rendere l’Italia una squadra di successo. C’è tanto talento da allenare”. A proposito di futuro, non potevano mancare due parole sui due ‘mostri sacri’ del rugby nostrano: Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni. Sul Capitano sono solo parole al miele: “E’ un giocatore speciale. E’ un grande leader. Non accetta la sconfitta e come i migliori reagisce alle avversità. Non vedo l’ora di lavorare con lui”. A proposito invece della decisione di Castro di abbandonare la Nazionale, O’Shea ha chiarito: “Ho parlato con Martin tre mesi fa, discuteremo insieme cosa vorrà fare in futuro”.

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