Italicum, senza ballottaggio ci sono solo le larghe intese

Legge elettorale
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Con l’Orfinum il Pd avrebbe 264 seggi, M5S 146, nessuno la maggioranza assoluta. Con il Mattarellum 2.0 nessun vincitore, con la proposta Lupi i dem diventano ostaggio di Ap

Matteo Renzi sta alla finestra, in attesa di capire se, quando e come si concretizzeranno le ipotesi di correzione dell’Italicum. Intanto però i tecnici del Pd, come quelli degli altri partiti, sono al lavoro per capire le ricadute dei nuovi sistemi messi in campo. In particolare, attraverso simulazioni che consentano di calcolare i seggi conquistabili nella prossima tornata elettorale prevista nel 2018 rispetto ai risultati delle elezioni 2013 (con il Porcellum) e ai 340 scranni previsti come premio di maggioranza alla lista vincitrice dall’Italicum nella versione attuale.

Alla luce delle varie proposte in campo: 4 quelle già depositate, almeno due in fase finale di elaborazione. Simulazioni filtrate dalle più recenti intenzioni di voto, pur nella consapevolezza che in cinque anni l’umore elettorale può cambiare in modo siderale e che le intenzioni di voto presentano significativi scostamenti anche dopo una settimana.

I Giovani Turchi di Matteo Orfini e Andrea Orlando hanno depositato il «similgreco» o Orfinum, che rompe il tabù del ballottaggio con l’intento di allargare il campo da Alfano a Sinistra Italiana a Berlusconi: turno unico, soglia di sbarramento al 3%, 528 seggi su 618 distribuiti proporzionalmente, mentre i restanti 90 seggi attribuiti come premio al primo partito che abbia superato il tetto del 20%. Secondo gli ultimi sondaggi, i partiti sopra la soglia del 3% sono 7: Pd 31%, M5S 26%, Lega 14%, Fi 13%, Ap 3,5%, SI 3,5%, Fdi 3,5%. Con questi dati, l’Orfinum attribuisce al Pd 264 seggi, ai pentastellati 146 seggi, ai leghisti 78, agli azzurri 73, ad Ap 19, a SI 19. In questo caso, secondo i calcoli che girano al Nazareno, la maggioranza assoluta (che su 618 è 310) non risulterebbe raggiungibile né dal solo Pd, né da un’alleanza di centrosinistra Pd-Ap, né da un’alleanza Pd-Sel, né da una coalizione Pd-Ap-Sel. L’unica maggioranza di governo realistica, insomma, finirebbe per essere le larghe intese Pd-Fi-Ap. Di conseguenza, in quella proposta, un partito arriverebbe alla maggioranza assoluta dei seggi soltanto prendendo da solo almeno il 39% dei voti.

Proprio in queste ore l’alfaniano Maurizio Lupi sta limando il suo testo che dovrebbe prevedere anch’esso il turno unico con soglia sbarramento al 3% e premio di coalizione di 90 seggi netti (non 90 lordi come nella proposta Orfini). La distribuzione dei seggi avverrebbe in due fasi. Prima una distribuzione proporzionale di tutti i 618 seggi tra tutti i partiti sopra il 3% in base alla percentuale di voto ottenuta; poi si aggiungerebbero 90 seggi alla prima coalizione scomputandone proporzionalmente altrettanti ai partiti che non fanno parte della medesima coalizione. In questo scenario, applicando il premio alla coalizione Pd-Ap, quest’ultima otterrebbe 316 seggi. Così ripartiti: 284 al Pd e 32 ad Ap. In sostanza: la coalizione avrebbe una ridottissima maggioranza assoluta che la lascerebbe in balia di eventuali veti di un partitino del 3%. Poiché al momento Ap e Sel hanno le stesse intenzioni di voto, analoghe conclusioni possono essere tratte se il premio andasse ad una speculare alleanza formata dai Democratici e dai vendoliani.

La minoranza Dem ha depositato il Mattarellum 2.0 o Bersanellum, che prevede 475 deputati eletti in collegi uninominali, 90 seggi alla lista o coalizione vincitrice, 30 alla seconda arrivata, e un diritto di tribuna di 23 seggi a chi supera la soglia del 2% (più i 12 seggi esteri). Il sito YouTrend a luglio ha simulato i risultati di un’ipotetica elezione usando come base i collegi del Mattarellum originario filtrati dalla media dei sondaggi Emg, Ixé, Ipr, Piepoli e Ipsos (Pd al 31%, M5S poco distante al 29,4%, centrodestra al 28,3% e molto più staccati SI al 3,3% e Ap al 3,1%). Ebbene, il Pd prenderebbe 173 seggi aggiudicandosi il premio ma restando lontano dalla maggioranza di 316; M5S grazie a una distribuzione territoriale del voto ne prenderebbe 197; terzo il centrodestra con una forchetta di 90-110. In sostanza, un sistema uninominale, per quanto con correzione con premio di maggioranza, difficilmente produrrebbe un vincitore in uno scenario tripolare, aprendo facilmente la strada alle larghe intese.

Nel sistema proporzionale alla tedesca proposto da SI, con soglia sbarramento al 5%, il Pd prenderebbe 227 seggi, M5S 192, Lega 103, Forza Italia 96. L’unico governo plausibile apparirebbe un’alleanza Dem-azzurri con 323 seggi e dunque il ritorno alla grande coalizione.

In quanto proporzionale, anche il Democratellum proposto dai Cinquestelle produrrebbe più o meno la stessa distribuzione di seggi. Anche la proposta Lupi (premio di maggioranza alla coalizione più votata) porterebbe a governi di coalizione (Pd-Sel o Pd-Ap) con ridottissima maggioranza assoluta e di conseguenza precari.

Allo stesso modo – secondo i calcoli degli sherpa renziani – anche l’Orfinum sboccherebbe nelle larghe intese o nella migliore delle ipotesi in governi di coalizione a tre formati da un partito grande (il Pd) che ha ai suoi lati due partiti (Ap e Si) in disaccordo tra loro. Unica evoluzione dell’Italicum che non porterebbe all’ingovernabilità resterebbero allora gli apparentamenti al secondo turno, con premio alla coalizione. Ma l’Orfinum ha evidenziato un altro punto dolente: per avere i 90 seggi (14% del totale della Camera) basta che il primo partito abbia il 20%. Ma un premio potenzialmente superiore alla metà del risultato ottenuto potrebbe contrastare con il dettato della Corte Costituzionale, aprendo un nuovo fronte (nell’Italicum, infatti, il premio massimo è di 15 punti a chi prende il 40, vale a dire poco più di un terzo del risultato).

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