Italicum, possibile mossa “unitaria” di Renzi alla Direzione del Pd del 10

Legge elettorale
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Il premier-segretario vuole capire se può avere tutto il Pd nelle prossime battaglie

Questa mattina Matteo Renzi ha chiarito (correggendo un po’ quello che aveva detto ieri) che il Pd non presenterà alcuna proposta di modifica della legge elettorale. Almeno inizialmente.

La proposta del Pd infatti “è” l’Italicum, da esso proposto e dal Parlamento approvato. Sta a chi ne chiede modifiche o addirittura il superamento presentare una o più proposte. Il Pd le valuterà, medierà, infine potrà fare una sua proposta. Ma la prima mossa spetterebbe agli altri. Per inciso, questi “altri” hanno posizioni diverse fra di loro per cui allo stato non si vede quale proposta potrebbe costituire da sola una base per la discussione.

Con il M5S arroccato su un sistema proporzionale sostanzialmente puro e la destra ancora poco leggibile, è evidente che il problema sia tutto dentro il Pd.

Per questo Renzi ha convocato la Direzione del Pd per il 10: un’occasione per guardarsi ancora una volta negli occhi e stabilire cosa si vuole fare tutti insieme – giacché i toni del segretario, per esempio nella risposta a Gianni Cuperlo sull’Unità, appaiono improntati alla volontà di trovare una quadra unitaria: “Vogliamo introdurre il tema della legge elettorale per tornare a discutere? Non condivido, ma ci sto”, aveva scritto.

“In Direzione si cercherà di mettere sul tavolo un po’ tutte le proposte, l’intento è di fare un po’ di chiarezza nel merito”, spiega Gennaro Migliore. Non è assodato infatti fino a che punto la minoranza sia disposta a mediare sul merito della proposta. E’ esattamente questo che Renzi vuole capire, provando a vedere se nella sinistra esistono spazi per un’intesa: con tutta la componente o solo una sua parte.

Nella riunione dunque il leader del Pd potrebbe già avanzare alcune ipotesi di lavoro in grado di avvicinare le posizioni con la minoranza (che com’è noto lega il suo voto al referendum del 4 dicembre alla revisione dell’Italicum). In questo senso potrebbe mettere sul tavolo il tema dell’apparentamento fra il primo e il secondo turno: si vedrà in che termini verrà formulato. Nel match con Zagrebelsky su La7 Renzi accennò anche alla possibile rimessa in discussione dei capilista bloccati: ed è da vedere se la cosa avrà uno sviluppo già nella riunione della Direzione.

Comunque l’operazione di questi ultimi giorni del premier-segretario pare quella che si fa nel gioco della dama: togliere pedine all’avversario. Siccome il fronte del No insiste moltissimo sul famoso “combinato disposto” Italicum-ddl Boschi come veicolo dell’involuzione autoritaria del sistema, il premier cerca di togliere dal tavolo la “pedina” della legge elettorale. Dicendo che si può cambiare, Renzi implicitamente comunica che questo “combinato disposto” è una forzatura, dato che egli per primo è disponibile a separare i due temi .“Sminando” il campo (prima dalla personalizzazione – per la seconda volta in pochi giorni Renzi ha riconosciuto i rilievi di Giorgio Napolitano  – e ora dalla legge elettorale) il premier tante così di spogliare il referendum di suoi orpelli impropri e di lasciare il quesito, per così dire, “nudo” davanti agli elettori.

Dell’Italicum comuqnue Renzi vuole salvare l’essenza: far sì che le elezioni determinino un vincitore, un governo e la sua maggioranza. Il sistema migliore per ottenere lo scopo per lui resta il doppio turno. Può non essere il solo, ma finora non si è capito come elezioni a turno unico possano sicuramente indicare un vincitore se non con un premio di maggioranza in teoria ancora più grande di quello previsto dall’Italicum (un premio abbastanza piccolo a chi prende il 40% al primo turno o il 50% al secondo).

E’ ancora presto per sapere se il clima interno sia effettivamente sul punto di evolvere. Gli “ambasciatori” sono al lavoro per giungere ad una Direzione vera ma costruttiva. Anche da come andrà questa riunione si capirà se si entrerà in una fase nuova di questa lunghissima campagna elettorale.

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