Italicum o Senatellum? Il dilemma del Pd da sciogliere in pochi giorni

Legge elettorale
Gianni Cuperlo e Matteo Renzi
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Ora si attende la scelta di Matteo Renzi

La commissione del Pd che deve trovare una quadra sulla legge elettorale ieri ha fatti un piccolo passo avanti, e il tempo delle decisioni è ravvicinatissimo: “Entro mercoledì, giovedì”, dice Gianni Cuperlo, l’esponente della minoranza più disponibile al dialogo (Bersani e Speranza sono su una posizione molto più scettica), l’uomo che – “mai lo avrei creduto” – oggi si trova nella delicata posizione del mediatore in una partita forse storica: in gioco è addirittura l’unità del Pd.

Si dovrebbe dunque arrivare ad un documento che entri di più nel merito pur senza chiudere tutti i giochi, anche perché sulla legge elettorale fino al 4 dicembre non si muoverà nulla, tanto meno in Parlamento: alleati del Pd e soprattutto l’opposizione lo hanno detto a chiare lettere.

In teoria è anche possibile che alla fine renziani e Cuperlo trovino una mediazione che lasci scontenti Bersani e i suoi, a quel punto fortemente tentati di uscire dal Pd. Ma è troppo presto per questo tipo di ragionamenti.

“Noi siamo disponibili a discutere di tutto – si limita a dire Lorenzo Guerini, il vicesegretario che coordina la commissione – poi ognuno ha le sue ricette. Bisogna vedere quale sarà il punto di caduta”.

A quanto si riesce a intravedere oltre la cortina dello stretto riserbo cui la Commissione si sta attenendo, sembra di poter riassumere così lo stato dell’arte.

La maggioranza renziana è disposta a mettere mano all’Italicum. Quello che non ancora non si capisce è fino a che punto sia disposta a mediare. E’ disposto, Renzi, a mollare il ballottaggio, finora dipinto come la migliore soluzione per garantire un governo “la sera stessa del voto” ma respinta dalla minoranza Pd, dagli alleati centristi, da personalità come Giorgio Napolitano?

Cuperlo infatti chiede un sistema elettorale simile a quello che dal ’48 e per molti anni è stato il sistema per eleggere i senatori: un meccanismo proporzionale in collegi uninominali. Con la differenza (suggerita dai Giovani Turchi) che verrebbe comunque previsto un premio di maggioranza. E se nemmeno col premio il primo partito raggiungesse la maggioranza assoluta, allora quel partito  andrebbe a cercarsi gli alleati in Parlamento.

E’ chiaro che si tratta di un modello molto molto diverso dall’Italicum. Il “Senatellum” rimetterebbe in pista il gioco delle alleanze da giocare in Parlamento dopo il voto. Con tanti saluti al sogno di conoscere il vincitore delle elezioni “la sera stessa del voto”.

Se restasse in pedi il ballottaggio si potrebbe invece introdurre l’apparentamento: un modo per accogliere le istanze della minoranza. Ma sarebbe sufficiente?

Parlando con Cuperlo – che non ha ancora ufficialmente sciolto il dilemma sulla sua partecipazione alla manifestazione di domani a piazza del Popolo (che verrà disertata dai bersaniani) – si comprende che egli è al tempo stesso molto preoccupato per le conseguenze negative che avrebbe una rottura sulla legge elettorale ma anche fiducioso sulla possibilità di chiudere positivamente la pratica entro la settimana prossima. Svelenendo il confronto interno sul referendum.

In altre parole, una volta accontentata sulla legge elettorale, la minoranza – lo ha detto più volte lo stesso Bersani, pur in un quadro di scetticismo di fondo – voterebbe Sì al referendum. Contando che questa partita sembra giocarsi su pochi punti percentuali la sinistra pensa di avere fra le mani uno strumento “pesante”.

Cambiando modello elettorale, la questione tanto discussa dei capilista bloccati (o meno) verrebbe a cadere, giacché il sistema sarebbe fondato sui collegi.

In questa situazione di incertezza è chiaro che si attende la scelta di Matteo Renzi. Sta soprattutto al premier-segretario decidere se difendere l’impianto sostanziale di quell’Italicum per il quale tanto si è speso o se, per il bene dell’unità interna – con uno, anzi, due occhi al 4 dicembre – convenga cambiare impianto, aderendo ad un proporzionale a turno unico che rinvia quasi sicuramente il problema della formazione di una maggioranza di governo alla ricerca di accordi parlamentari successivi al voto.

 

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