Italia-Germania: storia di una sfida infinita

Euro 2016
Le formazioni di Italia e Germania schierate in campo prima dell'inizio della finale dei Mondiali di Spagna '82, a Madrid l'11 luglio 1982. La partita si chiuse con il risultato di 3-1 in favore degli azzurri. ANSA

Quella tra gli azzurri e i tedeschi non è una semplice partita, ma è la partita che più di tutte rappresenta la sfida tra l’elite del calcio mondiale

Italia-Germania non è solo una partita tra due grandissime squadre. E’ la Partita, la p maiuscola. Da mezzo secolo la rivalità tra le due nazionali riempie gli occhi e i cuori di milioni di tifosi, regalando sempre emozioni indimenticabili. Sabato sera alle 21 quando l’arbitro ungherese Kassai darà il via all’incontro questa fantastica storia vivrà un nuovo capitolo. Per la nona volta le due squadre si incontreranno in una competizione ufficiale, il bilancio e di 4 vittorie azzurre (due ai supplementari) e 4 pareggi. In totale sono invece 33 le sfide con i tedeschi (37 se aggiungiamo le 4 contro la Germania dell’Est) ed il bilancio è di 15 vittorie per l’Italia, 8 per la Germania e 10 pareggi.

L’aridità dei numeri, però, non fa comprendere l’unicità di questa sfida, un vero e proprio must del calcio mondiale. Sulle sfide mondiali ed europee tra le due nazionali si sono scritti libri e girati documentari, orma fanno parte della storia. A Bordeaux sabato sarà girato il nono atto, ed il copione almeno in partenza è lo stesso di sempre: favoriti sono i tedeschi.

Ripercorriamo ora le pagine più belle di questa sfida:

Italia-Germania 4-3 dopo i tempi supplementari, Messico 1970

Il primo atto di questa storia si celebrò a Santiago del Cile il 31 maggio del 1962 (0-0) nei gironi dei Mondiali cileni, ma il romanzo iniziò allo Stadio Atzeca di Città del Messico il 17 giugno 1970 davanti a più di 100mila spettatori. Era la semifinale mondiale e la vincente avrebbe sfidato il Brasile del grande Pelé. Entrambe le formazioni avevano in campo nomi che hanno fatto la storia del calcio, da una parte Maier, Muller, Beckenbauer, Schnellinger, dall’altra Riva, Rivera, Facchetti e Mazzola, solo per citarne alcuni.

La partita in sé per sé non fu entusiasmante, i tedeschi favoriti alla vigilia si trovarono sotto dopo solo otto minuti, grazie ad un gol di Roberto Boninsegna, e per tutto il match non riuscirono a trovare il pareggio. Però al novantaduesimo quando l’Italia credeva di aver raggiunto l’obiettivo fu raggiunta da un gol di Karl-Heinz Schnellinger, completamente dimenticato dalla difesa azzurra. L’ultimo assalto aveva prolungato la partita, ma nessuno allora pensava che quel gol avrebbe reso quell’incontro epico.

Sì perché quella che fino al novantesimo è stata una partita normale, grazie ai supplementari diventerà la partita del secolo. In molti in Italia ricordano quasi a memoria quei 30 minuti supplementari che portarono gli azzurri in finale. Le emozioni in campo, sugli spalti e a casa furono tantissime in quei supplementari, con la voce di Nando Martellini che accompagnava milioni di tifosi nella notte italiana incollati agli schermi in religioso silenzio aspettando una giocata risolutiva che potesse portare alla vittoria della partita.

I supplementari non iniziarono alla grande per gli azzurri, e sfruttando la sua abilità di uomo da aria di rigore Muller segnò il 2 a 1 pochi minuti dopo il fischi d’inizio del primo tempo supplementare. La delusione era molta, sembrava il colpo del Ko, ma quell’Italia aveva 7 vite e 4 minuti più tardi Burgnich sugli sviluppi di un calcio di punizione riportò la partita in pareggio. Ma poco prima dello scadere del primo supplementare fu Gigi Riva, il bomber azzurro, a ribaltare ancora una volta il risultato e a portare l’Italia sul 3 a 2.

Sarebbero bastati quei 15 minuti a rendere la partita meravigliosa, ma non era ancora finita e prima il pareggio di Muller e un minuto dopo il gol vittoria di Rivera fissarono il risultato sul 4 a 3 e la resero immortale, tanto da essere rinominata la partita del secolo.

Italia-Germania 3-1, Spagna 1982

Dopo la partita del secolo Italia e Germania s’incontrarono nuovamente ai Mondiali del 1978 nel secondo gruppo, quello che qualificava per la finale. La partita finì 0 a 0 e l’Italia si qualificò per la finale per il terzo posto contro il Brasile, mentre la Germania fu eliminata.

Ma dopo 4 anni, le due squadre si ritrovarono in finale ai mondiali di Spagna del 1982. In novantamila l’11 luglio 1982 al Santiago Bernabeu di Madrid assistettero a quella che doveva essere la vendetta dell’Atzeca. Nuovamente i favori del pronostico erano dalla parte dei tedeschi, che potevano contare su giocatori eccezionali come Rummenigge e Breitner, mentre l’Italia sembrava essere arrivata in finale quasi per caso dopo un girone e una grande recupero contro il Brasile.

La partita non fu emozionante come la sfida dell’Azteca, l’Italia in quella fase aveva una forma psico-fisica impressionante e dominò la partita per quasi tutti i 90 minuti di gioco. Le accelerazioni di Bruno Conti, l’istinto del gol di Paolo Rossi, gli inserimenti di Marco Tardelli annichilirono i tedeschi che non riuscirono mai ad entrare realmente in partita.

Come dimenticare l’urlo di Tardelli dopo il gol del 2 a 0, o l’esultanza scomposta del presidente Sandro Pertini in tribuna oppure il campioni del mondo ripetuto 3 volte da Nando Martellini dopo che l’arbitro Coelho portando il pallone al cielo ha fischiato la fine dell’incontro. Una partita senza storia che trasformò le strade italiane in fiumi di gente festante per la conquista del terzo alloro mondiale.

Italia-Germania 2 a 0 dopo tempi supplementari, Germania 2006

Dopo la finale di Madrid le due squadre si sono incontrate 2 volte, entrambe finite in pareggio nei gironi di Euro 1998 e Euro 1996. Ma a distanza di 24 anni da quella finale Italia e Germania si sfidano nuovamente in una partita da dentro o fuori nelle semifinali mondiali del 2006, organizzate proprio dalla Germania.

Anche questa volta la favorita d’obbligo e la Germania, padrone di casa che affronta questa partita a Dortmund, nel suo stadio portafortuna dove non aveva mai perso. E’ la nazionale di Ballack e Klose, che 4 anni prima aveva perso la finale mondiale contro il Brasile. Per gli azzurri è il primo vero test, agli ottavi e ai quarti ha affrontato Australia e Ucraina, non squadre di grande livello. Tutti danno gli azzurri per spacciati, con la Germania che finalmente può eliminare l’Italia e vendicare le delusioni del 1970 e del 1982.

Il 4 luglio 2006 al Westfalenstadion di Dortmund ci sono 66mila spettatori, la stragrande maggioranza tedeschi ad assistere alla partita. E’ una battaglia con le squadre che non si risparmiano, ma che si annullano a vicenda. Nei 90 minuti c’è una leggera prevalenza tedesca, ma la difesa azzurra tiene bene e riparte con pericolosità. Finisce 0 a 0 e quindi dopo 36 anni ancora una volta saranno i supplementari a decidere chi tra Italia e Germania accederà alla finale mondiale.

Per i tedeschi un vero e proprio incubo, un trauma da cui ancora non si sono ripresi e che cercano di esorcizzare. Ma i supplementari sono qualcosa che va oltre la comprensione, oltre il gioco. Serve la testa e il cuore, si deve raschiare in fondo al barile delle energie. L’Italia parte forte e prima con Gilardino, poi con Zambrotta colpisce i pali della porta difesa da Lemhan. La Germania riesce a salvarsi, e anche se sembra alle corde si rende pericolosa dalle parti di Buffon.

Quando tutto sembra portare ai calci di rigori a due minuti dalla fine del secondo supplementare gli azzurri guadagnano un angolo grazie ad un tiro di Pirlo parato dal portiere tedesco. Sugli sviluppi del tiro dalla bandierina la palla finisce sui piedi del centrocampista italiano al limite dell’area, che inventa un assist geniale per Fabio Grosso: sinistro a giro e palla in rete. L’Italia è in vantaggio e manca solo un minuto. La Germania si rovescia in avanti per cercare il pareggio, ma in difesa c’è Cannavaro che giganteggia in area di rigore e innesca il contropiede finalizzato da Alessandro Del Piero. L’Italia è di nuovo in finale e la Germania vive un nuovo incubo.

Italia-Germania 2-1, Polonia-Ucraina 2012

Ancora una volta Italia e Germania si affronteranno per accedere ad una finale, ancora una volta la Germania è favorita, l’unica differenza è che non si tratta di un mondiale ma dell’europeo di Polonia e Ucraina. Quella tedesca è una squadra forte, giovane e multiculturale, che due anni dopo conquisterà il tetto del mondo. L’Italia non sembra potergli tener testa, ma comunque si affida alle invenzioni del solito Andrea Pirlo, alle giocate di Mario Balotelli e alla fase difensiva tra le migliori al mondo.

La Germania inizia la partita di Varsavia a testa bassa, cercando di scrollarsi di dosso tutte le paure di una sfida maledetta. Attacca, ma non riesce ad essere pericolosa dalle parti di Buffon. Gli azzurri, invece, alla prima occasione passano: Cassano inventa e Mario Balotelli di testa insacca la rete dell’1 a 0. Per i tedeschi tornano i fantasmi, l’Italia invece gioca alla grande e al trentottesimo è ancora Mario Balotelli a iscriversi a referto con un gran tiro dal limite.

La partita vive su un copione scontato: la Germania attacca e l’Italia difende e riparte. Avrebbe tante occasioni per arrotondare il risultato, ma errori di misura inchiodano il risultato sul 2 a 0. In pieno recupero la Germania su rigore accorcia le distanze, ma è troppo tardi e gli azzurri conquistano un’altra finale a scapito dei bianchi di Germania.

Ma arriviamo ai giorni nostri, il destino ha messo di nuovo Italia e Germania sulla stessa strada, questa volta si giocheranno l’ingresso alle semifinali. Ancora una volta saranno i tedeschi i favoriti, e consci della loro forza lo hanno dimostrato con spavalderia. Sabato sera a Bordeaux si troveranno di nuovo una di fronte all’altra e chissà se nella testa dei giocatori peserà questo passato fatto di molte delusioni per i tedeschi e di straordinarie vittorie per gli azzurri. Sulla carta non ci dovrebbe essere partita, ma doveva essere così anche nel 1970, 1982, 2006 e 2012. Chissà che non si aggiunga un’altra data alle 4 che hanno segnato la storia del calcio italiano.

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