Italia-Germania, perché Renzi vuole l’accordo

Europa
Italian Prime Minister Matteo Renzi welcomes German Chancellor Angela Merkel during her visit at the Milan Expo 2015, in Milan, Italy, 17 August 2015. Angela Merkel is on a brief visit to the world exhibition before starting her trip to Brasil. 
ANSA/DANIELE MASCOLO

Il premier vuole ristabilire insieme a Merkel la priorità europea rispetto agli egoismi nazionali, a partire da Schengen. Ma non molla sulla flessibilità

L’atteggiamento non è bellicoso, né nei confronti della Germania né, a maggior ragione, verso l’Europa. Matteo Renzi vola a Berlino per incontrare oggi Angela Merkel. Un vertice fissato per ‘riportare la pace’ tra i due, dopo le scintille delle settimane scorse, a partire dal Consiglio europeo del 18 dicembre scorso. E da entrambe le parti sembra esserci la volontà di raggiungere questo obiettivo. Tra i due, infatti, esiste un rapporto consolidato che però è nato in un contesto molto differente da quello attuale: allora, l’Ue era un punto di riferimento imprescindibile per tutti i Paesi membri, mentre oggi quello schema sembra essere saltato e non certo per responsabilità tedesche o italiane.

La base su cui costruire la piattaforma comune sarà con ogni probabilità la difesa di Schengen. Una battaglia condivisa che, se venisse persa, per l’Italia non comporterebbe solo un danno sul piano economico (così come per tutti i Paesi europei), ma soprattutto trasformerebbe il nostro Paese nell’approdo definitivo per decine di migliaia di profughi, che sarebbero impossibilitati a spostarsi altrove, com’è accaduto invece finora nella maggior parte dei casi. Renzi non vuole ritrovarsi a dover gestire un’emergenza destinata a prolungarsi per diversi mesi e spinge per una comune assunzione di responsabilità dell’Europa.

Dal canto suo, l’Italia potrebbe versare la propria quota di 300 milioni prevista nel pacchetto di aiuti alla Turchia, il cui blocco ha infastidito non poco la Cancelliera, ma in cambio chiede che la Germania si impegni a cercare un’alternativa valida al piano di ricollocazione dei profughi in tutta Europa – ormai palesemente fallito – e spinga per rafforzare la difesa dei confini esterni (a cominciare proprio dal Mediterraneo, oltre che dalle frontiere orientali) e per sostenere l’impegno necessario a rimpatriare gli immigrati irregolari, che non hanno diritto a presentare richiesta d’asilo.

Trovare un’intesa su questi temi non dovrebbe essere particolarmente difficile. Anche Angela Merkel, infatti, è in difficoltà all’interno del suo stesso partito proprio per le scelte effettuate in tema di immigrazione. Per questo, vuole dimostrare innanzi tutto ai propri elettori di essere in grado di riportare tra le proprie mani un ruolo di leadership dell’Europa che – di fronte alle spinte nazionalistiche che provengono da più parti – ormai sembra esserle sfuggito. La delegazione italiana proverà a fare leva su questo per alzare la posta e ottenere da Bruxelles – sotto gli auspici di Berlino – un maggior coordinamento per mettere a freno gli egoismi nazionali. Ma anche per convincere Berlino ad abbandonare l’asse privilegiato con Parigi – che appare oggi sempre più debole – e cedere a una guida multipolare dell’Ue, che comprenda nel suo nucleo principale anche l’Italia.

 

 

Ma per l’Italia la partita vera si gioca soprattutto sul fronte economico. Palazzo Chigi non può e non vuole rinunciare a tutte le quattro clausole di flessibilità utilizzate nella legge di stabilità varata a dicembre. Nei giorni scorsi, anche se solo in via ufficiosa, l’asse Bruxelles-Berlino ha fatto intendere a Roma che avrebbe dato il via libera solo a due di esse (lo 0,5% per le riforme e lo 0,3% per gli investimenti), bocciando invece le spese aggiuntive per sicurezza e immigrazione. Renzi utilizzerà tutte le frecce al proprio arco per ottenere invece il massimo risultato, ribadendo non solo l’impegno dell’Italia nella riduzione del debito pubblico – mentre altri, a partire dalla Francia, vanno in direzione opposta – ma anche le ‘intemperanze’ tedesche del passato nei confronti dei parametri imposti dall’Ue.

Alla fine, sarà su questo che si misurerà il successo o meno del vertice da parte italiana. Certo, non arriverà sabato una risposta definitiva sui nostri conti pubblici, anche perché la partita si dovrà giocare a Bruxelles più che a Berlino (e il ministro Padoan ha già iniziato a lavorare in tal senso, dopo aver incassato ieri il sì all’operazione di ricollocazione dei crediti deteriorati, indispensabile a rilanciare il nostro sistema bancario). Ma incassare un atteggiamento positivo della Merkel sul riconoscimento di una maggiore flessibilità da parte della Commissione Ue sarebbe già un passo avanti importante.

Se veramente la Cancelliera si pone come obiettivo quello di far prevalere lo spirito europeo (seppur in declinazione teutonica) su quello nazionalistico, troverà al suo fianco un premier italiano pronto a lavorare insieme per questo scopo comune. Renzi lo ribadirà recandosi il giorno successivo a Ventotene, “simbolica capitale dell’ideale europeo”, come lui stesso l’ha definita. Italia e Germania potranno poi anche prendere strade diverse, purché l’approdo sia condiviso. E Renzi, rivolgendosi la scorsa settimana agli europarlamentari del Pd, ha già spiegato che tutti i dem – dal governo a Strasburgo, passando per il Nazareno e per i gruppi parlamentari – dovranno lavorare maggiormente d’intesa per far sì che il nostro Paese faccia sentire più forte la propria voce nei confronti degli alleati e delle istituzioni europee.

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