Italia-Germania, perché Merkel vuole l’accordo

Europa
Italian Premier Matteo Renzi speaks to German Canchellor Angela Merkel during an European Union (EU) extraordinary summit "Growth and Employment" on October 8, 2014 in Milan. ANSA/BARCHIELLI ATTILI/UFFICIO STAMPA +++ HO - NO SALES - EDITORIAL USE ONLY - NO ARCHIVE +++

La Cancelliera si augura che Renzi abbassi un po’ i toni sulle questioni economiche, ma sui rifugiati vuole evitare che nel suo Paese prevalga la chiusura

Dopo settimane di scintille, con tanti punti a causare attrito, dal gasdotto Nord Stream II, alla flessibilità, è difficile pensare che venerdì si passerà alle parole dolci. Eppure Matteo Renzi e Angela Merkel, questa è l’impressione, non hanno intenzione di calzare i guantoni. Il loro incontro di venerdì non avverrà su un ring. Anche perché è stato anticipato dall’accordo sulle banche, uno degli oggetti del contendere di questi tempi burrascosi.

E poi, si direbbe, è comune interesse tenere la linea di Schengen. Se si sgretolasse sarebbero guai. Guai per l’Europa, guai per la Germania e guai anche per l’Italia. “Schengen e la questione dei rifugiati sono per Angela Merkel la massima priorità. L’Europa cade o si rafforza su questo. E l’Italia ha lo stesso obiettivo della Germania: evitare che il sistema Schengen vada in crisi”, spiega a Unita.tv Riccardo Perissich, ex funzionario comunitario, autore del volume L’Unione europea: una storia non ufficiale. “Se ci sono due persone che hanno interesse a difendere Schengen sono Renzi e Merkel, anche perché la tenuta dell’Europa, storicamente, passa dai buoni rapporti tra Berlino, Roma e Parigi, mettiamoci anche Madrid. Ma oggi la Francia è debole – anche se non va dimenticato che resta fondamentale agli occhi dei tedeschi – e la Spagna è in un momento di blocco”. E i britannici, volendo aggiungere un altro tassello, si nascondono nelle nebbie che incombono sulla Manica. Insomma, spetta al presidente del Consiglio e alla Cancelliera tenere su la baracca.

 

 

La faccenda, a dire il vero, è anche molto tedesca. E non solo perché la Germania è il paese che ha lanciato la politica delle porte aperte. Il punto è che il tema dei rifugiati è ormai politicamente ‘nucleare’. “In Germania si sta affermando l’idea che il resto dell’Europa, sui rifugiati, abbia offerto una prova insufficiente e poco solidale. Qualcuno, così, inizia a pensare che sia meglio fare da soli. Ovvero: chiudere i confini e congelare Schengen”, argomenta Perissich.

Gli fa eco Ubaldo Villani-Lubelli, ricercatore dell’Università del Salento, germanista e autore dell’ebook Enigma #Merkel. “Angela Merkel è una ‘conservatrice illuminata’. L’apertura sui rifugiati è stata coraggiosa, ma forse anche ingenua. Va detto però che non c’erano alternative e le porte aperte hanno salvato la faccia dell’Europa. Ma tant’è. Un pezzo di società e l’ala più dura del partito le si sono messe contro. Il rischio non sta nella caduta della Merkel, ma nel fatto che il Paese possa scivolare su posizioni più di chiusura, non solo quelle espresse da Alternativa per la Germania. Merkel finora è riuscita a tenere a freno la destra interna della Cdu e gli alleati cristiano-sociali della Baviera (Csu). È tenuto conto di questo scenario che mi sento di dire che Renzi, nel calibrare i tempi e i modi delle critiche alla Germania, non ha fatto benissimo i conti”.

Nel merito, tuttavia, Renzi ha fatto bene a puntare i piedi su flessibilità, Nord Stream II e altro, afferma il germanista. “Anche se ho il sospetto che l’attacco alla Germania sia stato anche un tentativo di sintonizzarsi con la pancia dell’elettorato e contenere il Movimento 5 Stelle, che trae la propria forza dalla critica dell’Europa, credo che riaffermare gli interessi nazionali sia stato giusto, visto che l’Europa è soprattutto una sommatoria di Paesi, dunque di interessi nazionali. Anche l’Italia deve farsi valere”.

Perissich imposta il ragionamento da un’altra prospettiva. “Renzi ha creato una sovrapposizione tra l’Europa e la Germania. Ma l’Europa non funziona secondo la volontà della Germania. Ci sono temi, come gli aiuti di Stato, che vengono gestiti dalla Commissione in autonomia. I suoi membri non rispondono del loro operato ai governi, ma alle istituzioni. Il giudizio su di loro è tecnico, non politico. Quindi credo che politicizzare certi temi non sia opportuno”.

Ciò non toglie che l’Italia, secondo l’ex funzionario europeo, non abbia le sue buone ragioni. “Ne ha, certamente. Ma l’errore è stato quello di accumulare i contenziosi e presentare il conto. In Europa, invece, bisogna avere la pazienza di negoziare e ottenere qualche punto, sapendo che non si può avere tutto. Per esempio, sulla flessibilità l’Italia fa bene a insistere. È giusto che lo faccia. Ma bisogna anche considerare che un po’ di flessibilità è arrivata. Non è il caso di fare drammi. E comunque, in Europa non solo si deve negoziare, ma è anche necessario aprire un faldone alla volta. In questo momento è Schengen quello da esaminare”. E da qui, venerdì, Merkel e Renzi potrebbero ripartire. “In questa partita, Renzi si attende più comprensione e un maggiore riconoscimento per il ruolo dell’Italia; Merkel si augura che Renzi abbassi un po’ i toni“, chiosa Villani-Lubelli.

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