Islam sciita in rivolta. Khamenei: “Vendetta divina contro sauditi”

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epa05086424 Iranian protestor burn pictures of a member of the Saudi royal family in front of the Saudi Arabia embassy in Tehran, Iran, 02 January 2016. Protesters have stormed the Saudi embassy building in the Iranian capital of Tehran early Sunday amid backlash over the execution of a prominent Shiite cleric. Flammable substance was seen thrown at the building as protests gained steam over the execution of Sheikh Nimr al-Nimr. Reports states, protesters taking down a Saudi flag and burned the building.  EPA/MOHAMMAD REZA NADIMI

Tensione alle stelle tra Arabia e Iran dopo l’esecuzione dello sceicco Al-Nimr. A Teheran assalto all’ambasciata saudita, proteste anche in Iraq, Libano e Yemen

“Senza dubbio l’illegittimo spargimento di sangue di questo martire innocente avrà un effetto rapido e la vendetta divina si abbatterà sui politici sauditi“. Le parole sono della Guida suprema della repubblica islamica iraniana Ali Khamenei e il martire di cui parla è l’imam sciita Nimr Baqr al-Nimr, la cui esecuzione da parte di Riad, sta provocando una crisi all’interno dell’islam pericolosa e senza precedenti.

Sciiti contro sunniti, Iran contro Arabia Saudita. Due giganti del mondo islamico si scontrano dopo l’esecuzione di 47 persone, tra cui Al-Nimr. A Teheran esploda subito la violenza con l’ambasciata saudita presa d’assalto da decine di manifestanti, che hanno lanciato bombe incendiare contro la rappresentanza diplomatica e l’hanno saccheggiata, prima di essere dispersi dalla polizia (Guarda il video)

Ma le proteste non si fermano al solo Iran, attraversando tutto il mondo sciita, dall’Iraq al Libano allo Yemen. Prima dell’assalto all’ambasciata si era avuto notizia di un primo attacco al consolato saudita a Mashaad, nel nord dell’ Iran: su twitter sono rimbalzati foto e filmati in cui si vedono alcuni dimostranti scalare la recinzione che protegge il consolato ed impossessarsi della bandiera saudita. Nelle immagini si vedono anche divampare delle fiamme.

Teheran e Riad hanno convocato i rispettivi ambasciatori per protestare. Da Beirut il movimento sciita libanese Hezbollah, alleato di Teheran, ha affermato di ritenere “gli Usa e i suoi alleati responsabili” per le esecuzioni, perché “coprono i crimini del Regno”. Decine di sciiti hanno dato vita a una marcia di protesta nelle strade di Qatif, nell’Est dell’Arabia Saudita, dove viveva Al Nimr. La televisione panaraba Al Jazira, che ha diffuso le immagini, non ha fatto cenno ad incidenti.

Lo Sheikh Al Nimr, che nel 2009 aveva fatto appello alla secessione delle province orientali, ricche di petrolio e dove vive la maggioranza dei due milioni di sciiti del Regno, era stato condannato lo scorso anno da una Corte speciale a Riad per “sedizione” e per avere posseduto armi. Il leader sciita aveva respinto quest’ultima accusa e aveva detto di non aver mai incitato alla violenza.

Suo fratello, Mohammad al Nimr, ha riferito che la famiglia è rimasta “scioccata” dalla notizia delle esecuzioni, ma ha fatto appello alla popolazione sciita perché ogni protesta “sia pacifica”. Mohammad al Nimr è il padre di Ali, il giovane anch’egli condannato a morte per il quale la comunità internazionale si è mobilitata negli ultimi mesi, ma che non compare nella lista dei giustiziati ieri.

Quella di ieri è stata la più grande esecuzione di massa in Arabia Saudita dal 1980, quando vennero messi a morte 63 militanti fondamentalisti per un assalto alla Grande Moschea della Mecca l’anno precedente. Nel 2015 invece, secondo varie organizzazioni per i diritti umani, le esecuzioni nel Regno sono state almeno 157, il numero piu’ alto negli ultimi 20 anni.

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