Isis, terrorismo, rifugiati: scontro totale tra i candidati Usa 2016

Usa2016
epa05011563 Protesters opposed to the appearance of Republican presidential candidate Donald Trump as guest host on this weekend's late-night television shows 'Saturday Night Live' (SNL), are seen shouting anti-Trump slogans as they demonstrate across the street from NBC Studios where the show is taped and broadcasted in New York, New York, USA, 04 November 2015.  EPA/JASON SZENES

I candidati repubblicani puntano il dito contro Obama. Tra i dem è scontro tra Hillary Clinton e Bernie Sanders

Il tema della lotta al terrorismo irrompe prepotentemente nella campagna elettorale americana e domina il dibattito dei candidati democratici andato in onda a poco più di 24 ore dalla strage nella capitale francese. E la corsa alla Casa Bianca rischia di essere stravolta da un tema che divide e infiamma. Hillary Clinton ‘corregge’ Barack Obama: “L’Isis non può essere contenuto, va sconfitto“.

Nel mirino sono fine le affermazioni del presidente americano, che poche ore prima gli attacchi nella capitale francese aveva spiegato in un’intervista come l’avanzata dello stato islamico è stata ormai contenuta. Parole che hanno scatenato innanzitutto i candidati repubblicani, che accusano la Casa Bianca di una strategia troppo molle in Siria e in Iraq e, da Jeb Bush a Marco Rubio, chiedono una svolta immediata di fronte a quello che definiscono “uno sforzo organizzato per distruggere la civiltà occidentale”.

Dalla lotta al terrorismo al fronte immigrazione. Donald Trump e Ben Carson, in testa nei sondaggi repubblicani, chiedono di bloccare la prevista accoglienza negli Stati Uniti di 10mila rifugiati siriani il prossimo anno. Ipotesi che i tre candidati democratici in corsa per la presidenza rigettano con forza, con l’ex governatore del Maryland, Martin O’Malley, che chiede anzi di portare il numero ad almeno 65 mila.

Sul palco della Duke University di Des Moines, in Iowa (lo stato da dove partiranno le primarie), sono scintille in diretta tv tra Hillary Clinton e Bernie Sanders, come mai prima. Stavolta il ‘socialista’ Bernie attacca l’ex first lady che da senatrice votò per l’intervento in Iraq, che lui considera l’origine di tutti i mali, dalla nascita di al Qaida a quella dell’Isis. A Hillary rinfaccia anche di esserci ricaduta col suo assenso all’intervento contro il regime Gheddafi in Libia.

Lei si difende cercando di far prevalere la sua esperienza da ex segretario di stato e una visione più complessiva del quadro internazionale. E mentre Sanders ribadisce il suo netto no all’interventismo, Hillary non esclude l’uso della forza militare, ma solo come ultima risorsa, dando la priorità alla diplomazia. “Ma non può essere solo una battaglia dell’America”, ammonisce. Non parla mai di “terrorismo islamico” Hillary, come Obama, attirandosi le ire di Trump e di tanti repubblicani che commentano in diretta su Twitter. “Non siamo in guerra con l’Islam, con i musulmani“, replica l’ex first lady.

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