L’attacco dell’Isis al cuore della Siria

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A Ginevra sono in stallo i negoziati di pace fra i ribelli siriani. L’inviato Onu De Mistura si è comunque detto “ottimista”.

Lo Stato islamico ha rivendicato ufficialmente il triplice attentato contro il santuario sciita di Sayyida Zeinab, a sud della capitale siriana Damasco, costato la vita ad almeno 60 persone, ma il numero, purtroppo, potrebbe aumentare. Si stima che ci siano anche circa 100 feriti. In un comunicato diffuso su internet, il gruppo afferma che “due soldati del Califfo si sono fatti esplodere vicino Sayyida Zeinab uccidendo 50 ‘rafida’ (termine dispregiativo usato per definire gli sciiti) e ferendone 120″. In precedenza anche l’agenzia di stampa “al Amaq”, considerata vicina al gruppo terroristico, aveva riferito che l’attacco era opera del “califfato”.

Secondo la ricostruzione dei media ufficiali siriani, i terroristi hanno prima fatto esplodere un’autobomba, poi sono entrati in azione due kamikaze che si sono fatti saltare in aria in mezzo ai primi soccorritori. Il premier Wael Halqi ha dichiarato che l’obiettivo dei “vili crimini terroristici e’ quello di aumentare il morale delle organizzazioni terroristiche dopo le ultime sconfitte subite”.

Il santuario colpito custodisce le spoglie di una delle nipoti di Maometto ed e’ frequentato da numerosi pellegrini sciiti nonostante la guerra. Lo scorso 26 gennaio due attacchi terroristici contro il quartiere al Zahraam di Homs (165 a nord di Damasco) avevano provocato 19 morti.

L’attentato arriva in una giornata particolare. A Ginevra infatti sono in corso i colloqui di pace tra regime e ribelli siriani, sotto il controllo dell’Onu. L’obiettivo è quello di ottenere un cessate il fuoco per poi avviare una transizione politica. Ma in questo momento l’accordo è lontano e i colloqui sono bloccati in una situazione di stallo. La delegazione governativa di Damasco ha reso noto che non intende accettare le pre-condizioni poste di ribelli per iniziare i colloqui, tra cui la liberazione immediata di 170 prigionieri su 3.000 e la fine degli assedi nei villaggi controllati dai ribelli. L’opposizione, da parte sua, afferma che non intende negoziare con il regime se non saranno prima accolte le sue richieste umanitarie.

L’inviato delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, si è comunque detto “ottimista” oggi dopo aver incontrato i rappresentanti dell’opposizione in un colloquio informale. “Sono ottimista e determinato perché è un’occasione storica che non può essere mancata”, ha detto il diplomatico italiano delle Nazioni Unite ai giornalisti.

 

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