Iran e Arabia, cosa c’è dietro la rivalità tra i due giganti islamici

Medio Oriente
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Divisioni religiose, certo, ma non solo. Le controversie tra Teheran e Riad hanno radici profonde e il futuro è tutt’altro che roseo

Relazioni diplomatiche rotte, scambi di accuse rabbiose, manifestanti iraniani che prendono d’assalto l’ambasciata saudita a Teheran. In questi giorni abbiamo assistito ad un vero e proprio crollo nei rapporti già burrascosi tra Iran e Arabia Saudita, dopo l’esecuzione da parte di Riad dello sceicco sciita Nimr al-Nirm. Ma le controversie tra i due giganti mediorientali hanno profonde radici religiose, storiche e politiche.

Le divisioni religiose sono un fattore, ma non l’unico
Iran e Arabia Saudita si trovano ai lati opposti di una disputa vecchia più di 1000 anni nel cuore dell’Islam, quella fra sunniti e sciiti. Dopo la morte del Profeta Maometto, i suoi seguaci si sono divisi su chi fosse il suo legittimo erede. E’ importante però non esacerbare la frattura. Sunniti e sciiti condividono le credenze fondamentali dell’Islam e hanno convissuto per secoli. L’animosità tra l’Iran e l’Arabia Saudita si comprende meglio in termini di una lotta di potere in Medio Oriente e non solo.

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La rivoluzione iraniana ha laciato in eredità decenni di ostilità
La linea di frattura più recente tra Iran e Arabia Saudita si può far risalire alla rivoluzione iraniana del 1979, che ha visto un leader filo-occidentale rovesciato e le autorità religiose sciite prendere il potere. Da allora Riad, data la forte preoccupazione per la crescente influenza di Teheran, ha rafforzato i legami con gli altri governi sunniti, arrivando alla formazione del Consiglio di cooperazione del Golfo.

Nel 1980 le già alti tensioni tra i due Paesi hanno subito un’ulteriore escalation quando il governo saudita ha appoggiato la scalata al potere di Saddam Hussein, avverso al regime degli ayatollah, in Iraq,. Ancora peggio nel 1987, quando i duri scontri tra i manifestanti sciiti e le forze saudite hanno provocato 400 vittime (la maggior parte pellegrini iraniani ma anche decine di esponenti delle forze dell’ordine di Riad) in quello che passerà alla storia come il massacro dell’hajj alla Mecca.

Altro momento chiave è il 2003, quando la coalizione guidata dagli Usa ha provocato la caduta di Saddam Hussein e l’Arabia Saudita ha visto nascere ‘di fianco a casa’ un governo a guida sciita. Durante la stagione delle primavere arabe l’Iran, in Siria, ha supportato l’alleato Bashar al-Assad, mentre i sauditi hanno sostenuto le opposizioni durante le proteste popolari poi trasformatesi in guerra civile. In Bahrain le truppe saudite hanno soppresso con la violenza le proteste anti-governative alimentate dalla minoranza sciita.

Negli ultimi mesi, poi, un altro fattore ha acuito le tensioni nell’area. L’Arabia non ha per niente visto di buon occhio l’accordo sul nucleare iraniano, chiuso lo scorso anno, temendo che l’allentamento delle sanzioni avrebbe consentito a Teheran di sostenere con più vigore i gruppi sciiti in Medio Oriente. Se a tutto questo aggiungiamo un altro massacro, l’anno scorso, durante il pellegrinaggio alla hajj e il crescente protagonismo saudita in politica estera, capiamo che l’esecuzione di al-Nimr è solo l’ultimo capitolo di una lotta decennale.

Posizioni divergenti nei grandi conflitti regionali
Oggi come oggi, i due principali focolai che infiammano il Medio Oriente, escluso l’annoso conflitto israelo-palestinese, sono la Siria e lo Yemen.

yemen conflitto

In Yemen la contrapposizione tra Iran e Arabia è netta ed anche abbastanza esplicita. Qui si fronteggiano una maggioranza sunnita, appoggiata da Riad, e una minoranza sciita, sostenuta da Teheran. In campo ci sono i ribelli Houthi contro i sunniti, un ex presidente che vuole riprendere il potere, la corsa alle risorse. Una coalizione a guida saudita ha di fatto rotto un cessate il fuoco solo formale perché mai rispettato fino in fondo.

Le divisioni sulla Siria sono altrettanto nette. L’Iran vuole mantenere al potere il suo alleato Assad, l’Arabia Saudita spinge perché se ne vada. Entrambi i Paese sostengono le fazioni rivali sul terreno. Gli sforzi della comunità internazionale per avviare dei colloqui di pace, previsti per fine mese, rischiano di essere compromessi dal taglio dei rapporti diplomatici tra Teheran e Riad.

Che succede ora? Non è chiaro, ma la situazione è pericolosa
L’unica cosa certa è che i fatti di questi giorni rendono molto più difficile qualsiasi soluzione diplomatica, sia per la Siria che per lo Yemen. Le reazioni degli altri Paesi della regione erano prevedibili, come quella del Bahrain, paese alleato dei sauditi, che ha chiuso le relazioni con l’Iran.

Tra le potenze mondiali, gli Stati Uniti sono in una posizione delicata, essendo un alleato di lungo corso dell’Arabia Saudita ma venendo da un disgelo nei rapporti con l’Iran sulla scia dell’accordo nucleare. Alcuni analisti sostengono che nelle esecuzioni degli sciiti ci sia addirittura un messaggio dei sauditi per l’amministrazione americana. Difficilmente Washington, però, per ragioni prevalentemente economiche, potrà permettersi di rimanere neutrale ancora a lungo. Mosca, dal canto suo, in linea con il rinnovato protagonismo assunto da Putin in Siria, si è già offerta per il ruolo di mediatore.

Le previsioni più cupe dei commentatori vedono all’orizzonte un periodo nero per la regione, che potrebbe precipitare verso una versione moderna e molto più pericolosa della Guerra dei Trent’anni, che ha visto opporsi cattolici e protestanti per la supremazia nel diciassettesimo secolo. In molti, al tempo stesso, sperano che la rabbia per la morte dello sceicco al-Nimr possa essere mitigata dalle parole del fratello Mohammed, che ha chiesto che qualsiasi protesta rimanga pacifica.

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