Investimenti preferiti degli italiani: tra presente e passato

Finanza
businessman hand touch virtual graph,chart, diagram

Oggi il settore degli investimenti è profondamente diverso dal passato: lontani i tempi in cui gli italiani si affidavano esclusivamente a strade tradizionali

Il mondo nel quale viviamo è un continuo divenire spinto in questa sua deriva dalle conquiste tecnologiche, che ormai crescono di giorno in giorno. Non ci sarebbe neanche bisogno di citare internet e la rete come uno dei fattori principali di cambiamento; una vera e propria rivoluzione che ha mutato radicalmente le abitudini degli utenti nel giro di una sola generazione.

Ebbene questo cambiamento indotto dall’esterno è andato a contemplare tutti i settori del vivere quotidiano: compreso il mondo degli investimenti.

Lontani i tempi in cui gli italiani si affidavano esclusivamente a strade tradizionali. Il mattone su tutti, seguito a ruota dai titoli di Stato; dall’oro; e magari dal lasciare i soldi depositati in banca che tanto a fine anno si ottenevano interessi di tutto rispetto.
Il cambiamento del quadro economico mondiale ha azzerato tutto questo. Oggi il settore degli investimenti è profondamente diverso anche in virtù del crollo dei rendimenti delle voci sopra elencate.

Prendiamo il mercato immobiliare ad esempio: un tempo investire nel mattone era una garanzia. Un modo sicuro di vedere crescere il capitale. Compro oggi a 5 ed ho la certezza che tra 20 anni varrà 8.

Ecco, oggi tutto questo è stato cancellato. Dall’avvento della crisi, e quindi dal 2008, i prezzi delle abitazioni sono calati di oltre il 15% mediamente. Il che significa che chi aveva investito nel mattone 8 anni fa, si ritrova oggi un bene che ha perso di valore.
Un recente studio condotto da Bankitalia ha evidenziato come ci vorranno ancora anni prima che il settore immobiliare si riprenda; e che probabilmente i prezzi non torneranno mai più quelli prima della crisi.

Un discorso simile si potrebbe fare per i rendimenti dei titoli di Stato, noti strumenti emessi dal Governo per finanziare il proprio debito, quali ad esempio Bot e Btp.

Si tratta ancora di una forma di investimento piuttosto sicura, questo è bene dirlo (salva crolli inaspettati e non auspicabili dell’intero sistema economico italiano). Tuttavia i rendimenti sono letteralmente crollati nel corso degli ultimi anni; si parla di cifre che iniziano con lo zero.

Per capire la differenza con la precedente generazione, quella che con i titoli di Stato si è anche arricchita, ad inizio anni ’80 i Bot a 12 mesi garantivano un rendimento pari al 20%. Altri tempi.

Stesso discorso si potrebbe fare per i soldi lasciati in banca, nei conti correnti o parcheggiati nei conti deposito. La crisi di liquidità del sistema bancario è ormai nota e gli interessi che derivano dai soldi fermi in banca sono veramente molto bassi. Per la serie, il gioco non vale la candela.

Se a questo aggiungiamo anche la miccia che potrebbe innescarsi con il bail in, meccanismo di salvataggio voluto dall’Unione Europea e che andrebbe a riguardare anche i correntisti per cifre superiori ai 100mila euro depositati, si comprende ancora meglio perché ad oggi, quello di lasciare i soldi in banca non sia un investimento consigliato.

Proseguendo nella trafila dei prodotti tradizionali, a resistere, almeno parzialmente, è il mercato dell’oro. Tra ribassi e risalite, investire nell’oro può essere ancora utile almeno per mantenere l’intero capitale, senza rischi di perdite.
Il 2016 non è stato un anno fortunato per questo metallo prezioso; a maggio il suo prezzo risultava in calo del 6% circa dopo un inizio da record con un’impennata del 16%. Tuttavia gli ultimi trend parlano di una nuova risalita; e comunque, azzardando una previsione, è piuttosto improbabile prevedere per l’oro uno scenario catastrofico simile a quello del petrolio, con crollo del valore di oltre il 70%. Tra l’altro le riserve auree italiane sono tra le più sostanziose al mondo: il metallo ha la funzione di rafforzare la stabilità del sistema monetario italiano e nei forzieri nostrani è presente una quantità non da poco. La Banca d’Italia è ad oggi il quarto detentore di riserve auree al mondo.

Da tutto questo excursus si comprende come, ad oggi, gli italiani investono più che altro in ottica conservativa: ovvero, prima di tutto non perdere il capitale presente. Cercare quantomeno di preservarlo.

Meglio investimenti sicuri, con un rischio basso, pur se con rendimenti tutt’altro che elevati. Tornano di moda prodotti come i buoni fruttiferi postali; i titoli di Stato o l’oro, che come detto non offrono rendimenti da sogno ma danno garanzie sul rischio di finire a gambe all’aria.

Vi è poi il discorso della Borsa, che merita un capitolo a parte: storicamente gli italiani non hanno mai nutrito un grande amore per gli investimenti a rischio. E le azioni possono rientrare in questa categoria.

Ovviamente chi si rivolge alla Borsa oggi lo fa cercando di coprirsi il più possibile le spalle; anche qui meglio rendimenti minori, quasi pari a zero, ma su prodotti sicuri. Aziende solide quindi che dovrebbero offrire garanzie.

Uno degli aspetti più interessanti che va parzialmente contro a quanto fin qui detto è quello legato alla crescita di tipologie di investimento che di sicuro hanno ben poco. Questo perché in tempo di crisi e con i soldi che scarseggiano vi è anche chi fa il ragionamento opposto e tenta la sorte per cercare di sbancare.

Tra questi prodotti vi è ad esempio il trading online: ovvero tutti quegli strumenti che implicano la presenza di internet per poter essere trattati. E che sono comunque a rischio elevato.

I numeri parlano di un boom clamoroso del trading online negli ultimi anni, con riferimento particolare a strumenti specifici del TOL (acronimo di Trading On Line) quali il forex (visita questo sito per maggiori informazioni sul forex trading), ovvero il mercato nel quale avviene lo scambio di valute estere; o le opzioni binarie, quello strumento tanto discusso in quanto più simile ad una scommessa che non ad una vera e propria forma di investimento.

Il perché molti italiani si siano buttati su questi prodotti, tutto fuorché sicuri, non è chiaro: diciamo che una serie di fattori possono aver contribuito alla scelta. Tra tutti, la semplicità di accesso allo strumento.

Il vero punto di forza del trading online è dato proprio dal fatto di aver reso popolare, nel senso di fruibile a tutti, il mondo degli investimenti. Oggi basta avere un pc, uno smartphone o un tablet connesso alla rete: registrarsi presso una piattaforma di intermediazione (i broker online) e iniziare a investire.

Ecco quindi che se un tempo il mondo degli investimenti era appannaggio quasi esclusivo di persone preparate in materia, oggi si assiste alla dinamica opposta. Anche chi non ne sa nulla può collegarsi alla rete e iniziare a investire.  

Il che se da un lato è positivo, data la maggiore facilità di fruizione, d’altra parte nasconde seri fattori di rischio perché lo strumento può finire tra le mani di chi non sa assolutamente come gestirlo.

L’altro aspetto curioso è quello cui si faceva riferimento sopra: ovvero che più la crisi è forte è più gli italiani tentano di affidarsi a strumenti miracolosi caratterizzati da promesse di facili guadagni.

Non a caso il gioco d’azzardo, tanto per fare un esempio, è praticato di più nelle aree a forte disagio sociale del paese. E non a caso lo stesso accade per strumenti di investimento presentati come macchine da soldi. Ma che poi, nei fatti, finiscono per essere tutt’altro.

Vedi anche

Altri articoli