Intercettazioni, nessun bavaglio. Verini: “Garantiremo diritto di cronaca e privacy”

Giustizia
Un operatore al lavoro in una centrale telefonica.  ALESSANDRO DI MEO -  ANSA-CD

Oltre alle intercettazioni, nella riforma del processo penale approdata in Aula a Montecitorio c’è la velocizzazione dei processi (con la cosiddetta giustizia riparatoria), l’aumento delle pene minime in alcuni tipi di reato come il voto di scambio e la certezza dei tempi per le indagini.

Approda in Aula alla Camera il disegno di legge di riforma del processo penale. E tra le materie oggetto della delega al governo c’è il tema intercettazioni, l’articolo 29 del ddl, ossia l’argomento più contestato dalle opposizioni parlamentari. Quanto all’approvazione, considerando i tempi contingentati, si configura l’ipotesi di chiudere entro giovedì con le numerose votazioni, per arrivare al voto finale martedì prossimo.

“Non c’è nessun bavaglio, quella del Movimento 5 stelle è una polemica del tutto strumentale” spiega il capogruppo Pd in commissione Giustizia, Walter Verini, a Unità.tv. “Nessuno ha in mente di limitare l’uso delle intercettazioni nelle indagini, – chiarisce il deputato dem – restano uno strumento fondamentale per scoprire reati, ma allo stesso tempo vanno conciliati due diritti sacrosanti e costituzionali quando si parla della loro pubblicazione, il diritto alla cronaca e il diritto alla privacy”.

Uno dei punti fermi della legge delega all’esame di Montecitorio, infatti, va proprio in questa direzione: “Perché pubblicare un’intercettazione se riguarda persone non coinvolte nelle indagini o se non c’è rilevanza penale?”. Proprio per rispondere a questa esigenza, nella riforma verrà rafforzato lo strumento dell’udienza filtro.

In sostanza, quando c’è di mezzo un’intercettazione, una delle due parti coinvolte (accusa o difesa) potrà proporre a un magistrato di pubblicarla per motivazioni processuali; a quel punto l’intercettazione sarà ‘filtrata’ dal giudice e resa pubblica e pubblicabile soltanto se ritenuta efficace ai fini processuali.

“In caso contrario, – sottolinea Verini – l’udienza filtro la esclude, mettendola in una ‘cassaforte’ sotto la responsabilità del giudice, senza arrivare comunque alla cancellazione. L’obiettivo è la tutela della privacy”.

Un altro tema centrale, incriminato dalle opposizioni di limitare il giornalismo d’inchiesta stile Iene, riguarda la punibilità in caso di registrazione fraudolenta. Il capogruppo Pd anche in questo caso rassicura: “Nessun allarme, è stato approvato un emendamento in Commissione firmato da me ed Ermini (responsabile Giustizia della segreteria Pd, ndr) proprio per escludere la punibilità per diritto di cronaca e di difesa”.

Una norma salva-cronisti che mette di fatto al riparo le Iene, Striscia e il giornalismo d’inchiesta. Diverso però è il caso di registrazione fraudolenta, estorta al fine di screditare l’intercettato: in questo caso, infatti, la delega al governo prevede la possibilità di sanzionare.

Le intercettazioni comunque, sono soltanto uno dei temi affrontati dalla delega. Nella riforma del processo penale c’è anche la velocizzazione dei processi (con l’introduzione della cosiddetta giustizia riparatoria), l’aumento delle pene minime in alcuni tipi di reato come il voto di scambio. E ancora, la certezza dei tempi per le indagini: dopo tre mesi, sei per particolari reati come  associazione mafiosa o terrorismo, un magistrato dovrà decidere se rinviare a giudizio o archiviare un indagine. “Il cittadino deve avere tempi certi” assicura il deputato Pd.

Il ddl si pone all’interno di una riforma organica delle giustizia che va dal processo civile alla responsabilità civile passando per un insieme di provvedimenti su lotta alla corruzione, auto riciclaggio e falso in bilancio.

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