Intercettazioni, emendamento Pd: no a carcere per giornalisti

Giustizia

Il Pd presenta l’emendamento per chiarire la non punibilità dei giornalisti nell’esercizio del diritto di cronaca

E’ arrivato nell’Aula della Camera l’emendamento Pd che rimodula il testo di riforma del processo penale approvato dalla commissione Giustizia di Montecitorio nella parte che riguarda gli ‘ascolti’. Il testo fa esplicitamente riferimento al diritto di cronaca, escludendolo, e stabilisce che è reato la diffusione della registrazione al “solo” fine di diffamare.

A firma Walter Verini e David Ermini, l’emendamento sostituisce la norma contenuta nella legge delega con questa formulazione: “Prevedere che costituisca delitto, punibile con la reclusione non superiore a quattro anni, la diffusione al solo fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in sua presenza ed effettuate fraudolentemente. La punibilità è esclusa quando le registrazioni o le riprese sono utilizzabili nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca”.

Un’altra proposta emendativa, spiega lo stesso Ermini, chiarisce le norme sul rinvio a giudizio: “Il PM ha tempo 3 mesi, dopo l’avviso di conclusione delle indagini, per decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale. In questo modo, stabilendo una certezza dei tempi, intendiamo anche limitare la prescrizione dei procedimenti. Questa norma, infine, sarà valida solo per i procedimenti avviati dopo l’entrata in vigore della legge”.

“La norma è molto chiara – chiarisce il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato – avremo modo di dimostrarlo in Aula. Non c’è alcuna volontà di mettere bavagli, tanto meno ai giornalisti che devono continuare a fare il loro prezioso lavoro. Il nostro intento è solo quello di impedire che le intercettazioni irrilevanti dal punto di vista penale siano usate o strumentalizzate”.

La correzione in corsa del Pd non convince però i parlamentari del Movimento 5 stelle che hanno depositato più di 600 emendamenti, di cui cento di merito: “Siamo pronti a ritirare gran parte di questi se il Governo accoglierà alcune nostre richieste che riteniamo fondamentali. Su alcuni punti non arretreremo di un centimetro”. L’auspicio del ministro della Giustizia Andrea Orlando di chiudere con il voto finale entro la pausa estiva dipenderà anche da quanto le richieste dell’opposizione saranno soddisfatte.

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